Rapporti industria-medici. Gimbe: «Bene la trasparenza, ma senza complottismo»

Rapporti industria-medici. Gimbe: «Bene la trasparenza, ma senza complottismo»

redazione

Puntare sulla trasparenza, ma non demonizzare i rapporti tra medici e aziende; vigilare anche su comportamenti opportunistici e non solo sulle ipotesi corruttive; ampliare le aree e i soggetti considerate a rischio oltre a quelle tradizionali dei farmaci e dispositivi. 

Sono questi i punti ribaditi dalla Fondazione GIMBE audita ieri, presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, in merito al cosiddetto Sunshine Act  (la proposta di legge n. 491 “Disposizioni in materia di trasparenza dei rapporti tra le imprese produttrici, i soggetti che operano nel settore della salute e le organizzazioni sanitarie”). 

«Il disegno di legge ha un impianto molto solido, ma  bisogna evitare di demonizzare i trasferimenti di denaro, che non necessariamente sono correlati a fenomeni corruttivi», ha affermato il presidente GIMBE  Nino Cartabellotta, che in audizione ha illustrato le 53 tipologie di frodi e abusi classificati nella “Tassonomia GIMBE di frodi e abusi in sanità”. 

«Dalle nostre analisi preliminari – ha puntualizzato – il Sunshine Act potrebbe contribuire a prevenire 28 delle 53 tipologie di frodi e abusi, grazie al fatto che prende in considerazione non solo i trasferimenti di valore ai professionisti sanitari, ma anche al personale amministrativo e alle organizzazioni che operano in sanità».

L’audizione

«Purtroppo – ha precisato Cartabellotta – sia i comportamenti opportunistici più gravi che i reati e gli illeciti amministrativi sono generati da flussi di denaro o altre utilità non tracciabili. Di conseguenza, se da un lato il Sunshine Act è indispensabile per una maggiore trasparenza sui trasferimenti di valore, dall’altro la sua efficacia nel prevenire i fenomeni corruttivi in sanità è molto incerta».

Per questo, ha presentato una serie di proposte di modifiche e integrazioni del testo di legge: dall’estensione della legge ai comportamenti opportunistici all’inclusione, tra gli obiettivi della legge, anche il sistema nazionale ECM; l’allargamento delle tipologie di “imprese produttrici” (includendovi quelle che commercializzano prodotti nutrizionali e l’industria alimentare, per esempio) e delle “organizzazioni” che possono percepire denaro (includendo i provider accreditati per l’ECM e le società di servizi). 

Gimbe ha inoltre proposto di allineare il “Registro pubblico telematico” agli standard degli Open Data, già utilizzati dal Ministero della Salute e di escludere dal testo di legge il monitoraggio delle “relazioni di interesse” che non prevedono transazione finanziarie, che finirebbero per sovraccaricare il “Registro pubblico telematico” con un’enorme mole di dati irrilevanti ai fini della prevenzione di comportamenti opportunistici e illeciti,  alimentando inutilmente la cultura del sospetto.