Un rene, 5mila dollari. Così i poveri yemeniti vendono i loro organi in Egitto

L’inchiesta

Un rene, 5mila dollari. Così i poveri yemeniti vendono i loro organi in Egitto

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Non appena si individua un organo compatibile il donatore viene trasferito in Egitto per l'espianto. Terminata la procedura, il donatore torna nello Yemen e spesso rimane nel "giro" arruolando altri potenziali donatori.
di redazione

5mila dollari per un rene. È la quotazione media al mercato degli organi messo in piedi tra Egitto e Yemen con la complicità di ospedali egiziani e ufficiali dell’ambasciata yemenita al Cairo.

I retroscena del traffico sono stati rivelati da un’inchiesta di Al Jazeera costruita principalmente sulle testimonianze dirette di chi ha preso parte al business. 

A far incontrare domanda e offerta ci pensa una squadra di abili broker che reclutano nello Yemen i potenziali donatori pronti a mettersi in volo per l’Egitto nel caso in cui il loro organo sia compatibile con il paziente in attesa di trapianto. Il “donatore”, una volta ceduto il rene al prezzo pattuito, torna indisturbato nel suo Paese come un viaggiatore qualunque e spesso resta nel giro d’affari con il compito di trovare nuovi candidati, assicurandosi così una commissione di mille dollari per ogni donatore.

Così ha fatto Ahmed (nome di fantasia), uno dei tre yemeniti che hanno raccontato ad Al Jazeera i dettagli di questa lucrosa compra-vendita di organi iniziata nel 2014, quando, nonostante il peggio dovesse ancora venire, lo Yemen era già il Paese più povero del Medio Oriente e i suoi abitanti erano disposti a tutto per assicurarsi qualche fonte di guadagno. 

Vendere organi nello Yemen non è reato, ma lo è in Egitto dove viene concluso l’affare. Eppure in cinque anni la Ong yemenita Organization for Combating Human Trafficking ha raccolto le prove di più di mille casi di trapianti combinati (900 di reni), ma si crede che il totale superi le decine di migliaia. 

Secondo la testimonianza di alcuni broker la compravendita avviene attraverso alcuni passaggi chiave: il paziente ricoverato in uno degli ospedali egiziani coinvolti nel traffico viene messo in contatto con le organizzazioni che gestiscono il bacino dei potenziali donatori nello Yemen. Tutto avviene molto in fretta: non appena si individua un organo compatibile, viene immediatamente disposto il trasferimento del donatore in Egitto ed effettuata l’operazione di espianto. Terminata la procedura, il donatore viene rispedito nello Yemen saltando il normale recupero post-operatorio. 

Gli ospedali egiziani sospettati di ospitare nelle loro sale operatorie procedure di trapianto poco trasparenti hanno negato il loro coinvolgimento dichiarando di non accettare donatori yemeniti per pazienti di diversa nazionalità, così come imposto dalle loro leggi. Inoltre, tutti i donatori che vengono operati in Egitto sono obbligati a firmare una dichiarazione in cui sostengono di donare l’organo per libera scelta e non per altre ragioni, meno che mai per denaro.

Uno dei broker intervistati da Al Jazeera ammette, invece, di aver procurato reni di tre persone yemenite destinati a pazienti sauditi o di altre nazionalità e racconta che tutti i donatori che erano stati pagati per privarsi del proprio rene hanno serenamente sottoscritto il documento in questione assicurando di non aver ricevuto alcun compenso per il loro gesto.

Oltre a dover essere entrambi yemeniti, il donatore e il ricevente che vengono operati in Egitto devono essere collegati tra loro da legami di amicizia o parentela. L’esistenza di questa relazione deve essere certificata dalle autorità yemenite e la certificazione deve essere a sua volta controllata dagli ufficiali dell’ambasciata dello Yemen al Cairo. L’autorizzazione al trapianto deve essere poi rilasciata dal Ministero della salute egiziano. Secondo le testimonianze raccolte da Al Jazeera tutte le figure coinvolte si sono dimostrate finora piuttosto “accomodanti” e avere i documenti in regola diventa facile sapendo distribuire i compensi giusti alla persona giusta.