Ridurre le diseguaglianze per guadagnare salute

Società

Ridurre le diseguaglianze per guadagnare salute

Una Rete nazionale per contrastare le condizioni di svantaggio sociale che creano malattie, ritardano la guarigione e anticipano anche la morte. Il 12 dicembre a Firenze il Network Sud europeo sulle disuguaglianze di salute. L’annuncio è stato dato a Roma in un convegno promosso dall’Inmp

di redazione

Se si riuscisse a minimizzare le diseguaglianze sociali, si potrebbe ridurre del 25% la mortalità tra gli uomini e del 10% tra le donne. Il dato è emerso nel corso del convegno “La salute di tutti, nessuno escluso”, organizzato dall’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inmp), che si è svolto nei giorni scorsi a Roma. Proprio nel corso dell'incontro è stato quindi dato l'annuncio della nascita in Italia una Rete nazionale per contrastare le disuguaglianze sanitarie attraverso il monitoraggio e il coordinamento degli interventi.

«Il contesto attuale – ha motivato l’iniziativa Concetta Mirisola, direttore generale dell’Inmp - è caratterizzato dall’emergenza di nuove e diffuse fragilità, che si accompagnano a un crescente senso di sfiducia e a un innalzamento del livello di conflittualità sociale».

Le prime iniziative della Rete nazionale, cui hanno aderito le Regioni, il ministero della Salute e altre Istituzioni direttamente interessate, spiega Mirisola, «riguarderanno la mappatura dei soggetti a rischio, attraverso la costituzione di una banca dati accessibile online, la formulazione di linee guida clinico-organizzative e il monitoraggio dell’attuazione della relativa normativa regionale e locale».

Nel corso dell’incontro è stato presentato il rapporto sulle disuguaglianze di salute in Italia dal tema L’equità nella salute in Italia, realizzato con il supporto scientifico della Fondazione SmithKline, che denuncia il fatto che non tutti i cittadini italiani hanno beneficiato del miglioramento della salute e dell’aumento dell’aspettativa di vita. «I cittadini – ha spiegato Giuseppe Costa dell’Università di Torino, coordinatore del rapporto – che hanno condizioni di svantaggio sociale si ammalano di più, guariscono meno, perdono auto-sufficienza e tendono a essere meno soddisfatti della propria salute e morire prima».

Questa evidenza non vale solo per i migranti ma anche per gli italiani. «Tra gli uomini in Italia – spiega ancora Costa - negli anni Duemila si osservano più di cinque anni di svantaggio nella speranza di vita tra chi è rimasto in una posizione di operaio non qualificato rispetto a chi è approdato a una posizione di dirigente, con aspettative di vita progressivamente crescenti salendo lungo la scala sociale».

Queste disuguaglianze di salute, è stato rilevato al convegno, sono in realtà evitabili. E se si potesse intervenire sui meccanismi che le generano (reddito, istruzione e censo) fino a minimizzarle, «si potrebbero ottenere ha spiegato ancora Costa – notevoli miglioramenti di salute: fino al 25% di riduzione della mortalità fra gli uomini e circa il 10% fra le donne».

Questa, comunque, come ha specificato Mirisola, non è solo una sfida nazionale, ma è europea. Infatti l’Inmp partecipa a diverse iniziative internazionali di contrasto alle disuguaglianze sanitarie tra cui il Network Sud europeo sulle disuguaglianze di salute, il cui secondo incontro avverrà il prossimo 12 dicembre a Firenze.