Risultati positivi per edoxaban in pazienti con fibrillazione atriale sottoposti a intervento coronarico percutaneo

ESC 2019

Risultati positivi per edoxaban in pazienti con fibrillazione atriale sottoposti a intervento coronarico percutaneo

di redazione

Daiichi Sankyo ha presentato al congresso della Società europea di cardiologia a Parigi i risultati di ENTRUST-AF PCI, il primo ampio studio randomizzato per valutare l’efficacia e la sicurezza di edoxaban in monosomministrazione giornaliera associato a un inibitore P2Y12 rispetto a un regime a base di antagonisti della vitamina K in associazione a un inibitore P2Y12 e ad acido acetilsalicilico in pazienti con fibrillazione atriale sottoposti con successo a un intervento coronarico percutaneo (PCI) con inserimento di stent.

Il trial ha dimostrato la non-inferiorità della duplice terapia con edoxaban rispetto al regime di triplice terapia con AVK, per l’endpoint composito di sanguinamenti maggiori o sanguinamenti non-maggiori clinicamente rilevanti in un periodo di 12 mesi. I risultati sono stati pubblicati su Lancet.

Si stima che tra il 20% e il 40% circa dei pazienti con fibrillazione atriale presenti anche malattia coronarica (CAD) e una parte considerevole di loro richieda rivascolarizzazione mediante PCI e impianto di stent.

Per i pazienti con fibrillazione atriale che abbiano subito un intervento coronarico percutaneo, una strategia di trattamento che prevenga sia il sanguinamento che i potenziali eventi coronarici «è fondamentale» assicura Andreas Goette, primario del Dipartimento di cardiologia e terapia intensiva del St. Vincenz-Hospital di Paderborn, in Germania, principale sperimentatore dello studio. I risultati di ENTRUST-AF PCI, precisa, «supportano l'uso di una doppia terapia antitrombotica con edoxaban più un inibitore P2Y12 come opzione alternativa e con un profilo di sicurezza equivalente alla tripla terapia basata su AVK, che include un inibitore P2Y12 e aspirina adattata al rischio, per una durata da uno a 12 mesi».

ENTRUST-AF PCI ha arruolato 1.506 pazienti con fibrillazione atriale sottoposti con successo a impianto di stent, randomizzati per ricevere edoxaban una volta al giorno più un inibitore P2Y12 per 12 mesi o un AVK in associazione a un inibitore P2Y12 più 100 mg di aspirina. Il sanguinamento maggiore o non-maggiore clinicamente rilevante si è verificato in 128 pazienti nel gruppo edoxaban e 152 pazienti nel gruppo AVK. Percentuali simili per il principale risultato di efficacia per il composito di morte cardiovascolare, ictus, eventi embolici sistemici, infarto miocardico spontaneo e trombosi stent-definita, sono state osservate tra il regime di doppia terapia a base di edoxaban e il regime di tripla terapia basato su AVK.

«Questi risultati rafforzano il valore di edoxaban nel trattamento della fibrillazione atriale nei pazienti post-PCI» osserva Hans Lanz, vicepresidente del Global Medical Affairs Specialty & Value Products di Daiichi Sankyo, aggiungendo che «siamo incoraggiati da questi risultati che rappresentano un grande progresso per una miglior gestione» di questi pazienti.