Salgono a 50mila i casi di vaiolo delle scimmie nel mondo. Il rischio è moderato ovunque ma alto in Europa

Il rapporto OMS

Salgono a 50mila i casi di vaiolo delle scimmie nel mondo. Il rischio è moderato ovunque ma alto in Europa

È appena uscito un rapporto dettagliato sull’andamento dell’epidemia di vaiolo delle scimmie nel mondo. La categoria più colpita resta quella degli MSM (men who have sex with men) e viene ricordato per proteggerla non certo per stigmatizzarla. In Europa e Stati Uniti il maggior numero di casi

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Immagine: NIAID, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Cinquantamila casi, per la precisione 47.751 confermati e 302 probabili, 15 morti in tutto, con segnalazioni provenienti da 101 Paesi in tutte le 6 regioni dell’Oms. È il bilancio più recente dell’epidemia di vaiolo delle scimmie nel mondo realizzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con un report dettagliato, il primo così esaustivo da quando il  virus monkeypox lo scorso gennaio si è presentato per la prima volta nei Paesi non endemici, ossia al di fuori dell’Africa occidentale e centrale. 

A poco più di un mese dalla decisione dell’Oms di dichiarare  l’anomala epidemia una emergenza sanitaria globale,  questo rapporto in 7 capitoli ricostruisce il percorso del virus nel mondo fino al 29 agosto 2022.  I casi segnalati dai singoli Paesi continuano a riguardare principalmente uomini che fanno sesso con uomini (MSM) e al momento non sono stati individuati altri canali di trasmissione preoccupanti. Il che non vuol dire che non sia possibile contagiarsi se non si appartiene a quella categoria perché la trasmissione per contatto con lesioni infette è possibile. Significa che i focolai che alimentano l’epidemia riguardano per lo più gli MSM. L’Oms giudica “moderato” il rischio globale a eccezione della regione europea dove il livello di rischio è valutato come “elevato”.

  

I dati aggiornati

Il numero dei casi settimanali nell’ultima settimana (dal 22 al 28 agosto) è aumentato del 9,3 per cento rispetto alla settimana precedente (15-21 agosto).  Il 66,5 per cento dei nuovi casi sono stati segnalati dalla regione delle Americhe e il 32,7 per cento dall’Europa. Queste sono le aree del mondo dove l’epidemia corre più velocemente. 

In particolare i 10 paesi più colpiti sono: Stati Uniti d'America (16.965 casi), Spagna ( 6.459), Brasile (4.216), Germania ( 3.422), Francia (3.421), Regno Unito (3.340), Perù (1.300), Canada (1.228), Paesi Bassi (1.136) e Portogallo (846). Insieme, questi paesi rappresentano l’88,7 per cento dei casi segnalati a livello globale.

La Spagna è il Paese in cui l’epidemia ha accelerato maggiormente nell’ultima settimana. In Italia sono stati segnalati in tutto totale dei casi 740 casi. 

Come avviene il contagio

Come già detto, il virus si sta diffondendo per lo più nella categoria epidemiologica degli MSM (uomini che fanno sesso con uomini), anche se non esclusivamente.  I sintomi della malattia sono generalmente lievi e il numero di ricoveri e di decessi è basso.  Il 98, 2 per cento dei contagiati è di sesso maschile e l’età media è di 36 anni. Nella maggior parte dei casi il contagio avviene in contesti privati (feste per lo più) e la forma di trasmissione più comune è il rapporto sessuale. I 277 casi segnalati tra gli operatori sanitari sembrano tutti scollegati dalla professione e associati ad ambienti extra-lavorativi. 

I pochi casi al di fuori della categoria più esposta al rischio di contagio, uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, sono per il 76,8 per cento uomini per lo più tra i 18 e i 44 anni, la via di trasmissione più frequente resta quella sessuale (78%) e le occasioni di contagio sono per lo più feste dove si hanno rapporti sessuali. 

I sintomi 

La maggior parte dei casi presenta sintomi lievi. Ma gli esperti dell’Oms avvertono di non sottovalutare i rischi dell’infezione per alcuni gruppi fragili, come bambini piccoli, donne in gravidanza, persone immunosoppresse.  Il sintomo più comune è la febbre, riportato nel 77 per cento dei casi, seguito dal rash cutaneo diffuso in tutto il corpo (38,9%) o concentrato nella zona genitale (22,6%) e ingrossamento dei linfonodi (15,2%). Dolori muscolari, stanchezza e mal di testa sono le altre manifestazioni più comuni.  

  

Come si comporta il virus in “casa propria”

Fino a qualche mese fa le uniche segnalazioni di casi di monkeypox al di fuori dei Paesi endemici dell’Africa centrale e occidentale erano associate a viaggi in quei Paesi. La presenza del vaiolo del scimmie al di fuori dell’Africa non collegata ai viaggi è una anomalia di questa nuova epidemia. E non è l’unica. 

Dal 1970 i casi umani di monkeypox sono stati individuati in 9 Stati africani: Camerun, Repubblica Centrafricana, Congo, Costa d'Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Gabon, Liberia, Nigeria e Sierra Leone. Per lo più sono dovuti al clade I (il gruppo virale diffuso nel bacino del Congo, nell’ Africa centrale). Il virus che per la prima volta sta circolando in altri Paesi del mondo appartiene invece al clade II (Africa occidentale) che provoca una malattia meno aggressiva.  

Altra differenza: nei Paesi endemici la trasmissione per via sessuale non è la più frequente, il virus colpisce sia i maschi (64,3%) che le femmine (35,7%) e l’età media è di 25 anni con il 38,7 per cento dei casi nella fascia di età 0-17 e il 12,5 per cento in quella 0-4 anni. 

Nel 2022, fino al 29 agosto, sono stati segnalati in Africa 382 casi e 6 morti, pari all’1 per cento dei casi globali e al 40 per cento dei decessi.