Salute e migrazione: un corso destinato ai medici per curare e prendersi cura

Professioni

Salute e migrazione: un corso destinato ai medici per curare e prendersi cura

di redazione

Secondo l’Osservatorio nazionale per la salute (Ois), sono 250 milioni i migranti nel mondo; di questi, 65 milioni i rifugiati, persone che si trovano al di fuori del loro paese di origine a causa di persecuzioni, conflitti, violenze o altre circostanze che minacciano l’ordine pubblico e che, di conseguenza, hanno bisogno di “protezione internazionale”. In Italia, gli stranieri regolarmente residenti sono circa 5 milioni e mezzo, dei quali 2 milioni e mezzo occupati e 600 mila in attesa dello status di rifugiati o irregolari. Secondo l’International Organization for Migration (Oim), la maggiore organizzazione intergovernativa in materia, nei primi mesi del 2019, sino al 10 marzo scorso, sono sbarcati in Europa 9.826 migranti: quasi la metà ha subito sfruttamenti e abusi.

Cinque delle loro storie, di medici e pazienti, sono diventate altrettanti “casi di studio” che concludono il corso di formazione “Salute e migrazione: curare e prendersi cura”, realizzato dalla Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) in collaborazione con l’Ois, nell’ambito del progetto Sanità di frontiera, disponibile gratuitamente sulla piattaforma www.fadinmed.it per tutti i medici italiani e presentato giovedì 14 marzo a Roma.

Il medico si trova oggi a confrontarsi con il fenomeno delle migrazioni e, come spiega il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, «va dunque preparato ad affrontare situazioni che hanno una loro peculiarità: la presa in cura del migrante deve tener conto della sua provenienza, del suo vissuto, della situazione sociale, economica e culturale, dei traumi subiti, e anche di alcune possibili differenze nella predisposizione a malattie e nella risposta a determinati farmaci».

Il corso è «l'occasione per supportare la classe medica in questo impegno – aggiunge Francesco Aureli, presidente di Ois–Sanità di Frontiera - attraverso un percorso didattico mirato. Grazie al sostegno di Sanità in formazione, siamo riusciti ad attivare questa preziosa collaborazione con Fnomceo, per la formazione a distanza dei medici italiani che ci permetterà di raggiungere ancora più operatori di quelli che riusciamo a raggiungere attualmente con la nostra formazione frontale».

«La cultura dell’accoglienza non è un fatto ideologico – sostiene Anelli - ma una questione deontologica, oltreché di sanità pubblica. Il nostro Codice ci impone di curare tutti: all’articolo 3 enuncia, quali doveri del medico, la tutela della vita, della salute psico-fisica, il trattamento del dolore e il sollievo della sofferenza, nel rispetto della libertà e della dignità della persona, senza discriminazione alcuna, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera. Promuovere una cultura dell’accoglienza, attraverso la formazione, soprattutto nella difficile fase della presa in cura di chi arriva sulle nostre coste – conclude il presidente Fnomceo - ci permette di migliorare sensibilmente il nostro sistema salute, a beneficio di tutti, e di garantire a tutti quel diritto alla salute che, ricordiamolo, non è un diritto di cittadinanza ma diritto di umanità, che ci spetta in quanto persone».