Sono 200 mila gli italiani con cirrosi ed encefalopatia epatica. Medici e infermieri a lezione per assisterli meglio

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Sono 200 mila gli italiani con cirrosi ed encefalopatia epatica. Medici e infermieri a lezione per assisterli meglio

di redazione

Nonostante i “super farmaci” anti-epatite, ancora oggi in Italia circa 200 mila persone convivono con la cirrosi epatica e di questi ogni anno circa l’8% ne muore.

È anche da queste cifre che venerdì 14 febbraio prende il via il progetto “Tiberino”, road show educazionale su cirrosi ed encefalopatia epatica di Fadoi, la Federazione che riunisce gli internisti ospedalieri. L'iniziativa prevede corsi in dieci città italiane che permettano agli internisti ospedalieri di migliorare la gestione clinica e un appropriato counseling quando il paziente cirrotico viene dimesso dall’ospedale.

È «fondamentale trattare tempestivamente questi pazienti, mettere in atto ogni strategia che possa migliorare l’aderenza alla terapia, potenziare la sinergia tra le famiglie e i medici che hanno in cura i pazienti, predisporre adeguati percorsi di trattamento» sottolinea Dario Manfellotto, presidente Fadoi e primario di Medicina interna all'ospedale dell'Isola Tiberina di Roma. A questo scopo è altresì «fondamentale – precisa - la realizzazione di programmi di presa in carico e l’organizzazione di Corsi di formazione non solo per medici e infermieri ma anche per i caregiver, familiari e badanti».

Come spiega Andrea Fontanella, presidente della Fondazione Fadoi, ciascuna giornata del progetto coinvolgerà cinquanta tra medici e infermieri, sarà articolata in sette ore di corso e sarà organizzata in lezioni frontali, sessione interattive, Role playing e gamefiction.

È prevista inoltre, aggiunge Giancarlo Parisi, uno dei coordinatori del progetto, la realizzazione di un Vademecum «facile da consultare e scritto con linguaggio semplice in modo da fornire al paziente e ai famigliari uno strumento con le indicazioni sullo stile di vita più corretto da adottare, con informazioni sul decorso della malattia e sugli aspetti da tenere monitorati e che stimoli la famiglia e il caregiver a seguire l’aderenza alla terapia prescritta».