«Sterilizzato a 14 anni per prevenire la nascita di una “discendenza inferiore”»

L'inchiesta

«Sterilizzato a 14 anni per prevenire la nascita di una “discendenza inferiore”»

La Reuters rivela: in Giappone fino a 20 anni fa era consentita la sterilizzazione a fini eugenetici
redazione

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È stato tolto loro il diritto di procreare e ora pretendono le scuse delle istituzioni e il risarcimento economico. Sono gli uomini e le donne giapponesi finiti sotto il bisturi dal 1948 fino agli anni ‘60, ’70 e anche oltre

Saburo Kita non è il suo vero nome. È uno pseudonimo che un uomo giapponese di 75 anni utilizza per evitare domande a cui non ha voglia di rispondere. Ma della sua drammatica storia vuole parlare, eccome, e lo ha fatto con Elaine Lies, giornalista della Reuters. Ne è uscito fuori un inquietante racconto ambientato nella cosiddetta “era Showa”, nel regno dell’imperatore Hiroito, all’epoca delle sterilizzazioni forzate.

Myagi, Giappone 1957. Saburo Kita, racconta Lies, ha 14 anni, gode di buona salute, ma finisce sempre in qualche rissa con i compagni di scuola. Per questo viene mandato in un istituto per ragazzi problematici. Da qui un giorno viene prelevato e sottoposto, suo malgrado, a una visita medica. Kita viene spogliato, fatto stendere su un lettino e addormentato con un’anestesia. Al suo risveglio si ritrova con una cicatrice a forma di V nelle parti basse e nessuna spiegazione. Solo qualche mese più tardi, parlando con un amico viene a scoprire cosa era successo: «Sono stato lasciato con un corpo che non poteva procreare», ha detto Kita alla giornalista della Reuters. 

Lo stesso destino era toccato ad altri due compagni di istituto. 

Quei ragazzi degli anni Quaranta e Cinquanta erano vittime di un programma governativo per prevenire la nascita di una “discendenza inferiore” che ha impedito a decine di migliaia di persone di diventare padri e madri (le stime parlano di 25 mila persone). 

La legge del 1948 che permetteva la barbara procedura è stata revocata solamente nel 1996. L’unica difesa possibile per gli attuali membri del governo è affermare che le colpe dei padri non ricadono sui figli e che il Giappone non era l’unico Stato a perseguire progetti eugenetici in tempi di pace. Dopo il nazismo tedesco c’è stata la Svezia con un piano di sterilizzazione che ha coinvolto 63 mila persone, quasi tutte donne,  tra il 1935 e il 1975 e ci sono stati 32 Stati degli Usa che in qualche momento della loro storia hanno adottato politiche eugenetiche. In Svezia, nel North Carolina e in Virginia sono stati offerti risarcimenti alle vittime delle sterilizzazioni, ricostruisce la giornalista della Reuters.

Ma torniamo al Giappone: sotto il bisturi finivano i disabili fisici, le persone con malattie mentali o con semplici disturbi del comportamento, ma anche uomini e donne affetti  da malattie curabili come la lebbra. La giornalista della Reuters cita il caso di una donna di 70 anni, che si fa chiamare Junko Iizuka, che ha raccontato di essere stata sterilizzata per aver ottenuto un punteggio basso a un test di intelligenza solo perché non aveva mai avuto l’opportunità di andare a scuola. 

Gli sterotipi li dipingono come i campioni dello stoicismo,  pronti a sopportare in silenzio qualunque dolore, composti e pazienti fino allo stremo. Ma i giapponesi descritti nell’articolo della Reuters sono diversi: hanno voglia di giustizia e, a buon diritto, la pretendono alla maniera occidentale con tanto di risarcimento economico. Così una donna disabile di 60 anni ha intrapreso un’azione legale ottenendo le scuse ufficiali del governo accompagnate da 11 milioni di yen (più di 100 mila euro). È molto probabile che l’esempio verrà seguito da altre vittime della sterilizzazione forzata considerata dalle parti lese una palese violazione dei diritti umani. 

Kita, che spesso si ritrova a guardare i ragazzi che salgono e scendono dai treni pensando che i suoi figli avrebbero potuto avere la stessa età, prova ancora tanta rabbia. 

«Non posso sopportare il modo in cui lo Stato ha condotto le cose - si sfoga Kita con la giornalista della Reuters - Mi hanno sterilizzato e adesso dicono “oh, non ne sappiamo nulla” . Una scusa non è abbastanza. Quel che voglio dire è: ridatemi indietro la mia vita».