La storia di Farzia: «I talebani mi hanno impedito di studiare, ma ora sono una dottoressa e combatto la polio»

Polio eradication initiative

La storia di Farzia: «I talebani mi hanno impedito di studiare, ma ora sono una dottoressa e combatto la polio»

Ecco cosa significa, in molte aree del mondo, la lotta quotidiana contro le malattie infettive
redazione

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Farzia Sadat. Immagine: ©Polio eradication initiative

Accudiscono i figli e i mariti. Raramente lavorano. Di istruzione, neanche a parlarne. Questa è la condizione generale delle donne in Afghanistan.

Ma in alcuni casi le cose possono cambiare, come dimostra la storia di Farzia Sadat, la cui storia è raccontata sul sito di  Polio eradication initiative proprio nei giorni in cui in Afghanistan è in corso una campagna di vaccinazione che coinvolgerà 10 milioni di bambini. 

Farzia lavora per la Polio initiative da due anni. Il suo compito è quello di formare il personale che affiancherà i medici. Quando la campagna entra nel vivo, ha la responsabilità di coordinare le attività di più di mille persone. 

Uno dei team impegnati nelle vaccinazioni coordinati da Farzia Sadat. Immagine: © WHO/T. Hongisto

Con quattro figli e un lavoro impegnativo Farzia non ha molto tempo libero, ma non vorrebbe nulla di diverso: «Diventare un medico era il mio sogno sin da bambina, i miei genitori mi hanno sostenuto. Ero una ragazzina brillante e i miei genitori hanno visto le mie potenzialità». 

Prima di iniziare a lavorare per il programma di eradicazione della polio, Farzia ha lavorato come medico in diverse strutture ospedaliere di Herat. «Volevo iniziare a lavorare nella salute pubblica per aiutare molte persone piuttosto che solamente un paziente alla volta». 

Per le donne afghane prendere una laurea e ottenere un lavoro sono conquiste faticose. Quasi impossibili.

«Ho iniziato i miei studi nel 1992 - ha spiegato Farzia - ma pochi anni più tardi  sono stata costretta a lasciare l’università a causa delle restrizioni imposte alle donne. Sono rimasta a casa per sei lunghi anni». Erano gli anni in cui in Afghanistan presero il potere i talebani la cui fama, pochi anni più tardi, sarebbe arrivata anche in Occidente.

Farzia non si è arresa, ha continuato a coltivare i suoi interessi offrendosi come volontaria in centri di cura dove la presenza femminile era necessaria perché gli uomini non erano autorizzati a visitare le donne. 

Nel 2001, quando le donne sono state riammesse all’università, Farzia ha ripreso i suoi studi e si è laureata in poco tempo con il massimo dei voti. 

«Tutte le mie compagne di università erano così contente di poter tornare a studiare».

Farzia spera adesso di poter favorire l’ingresso di un numero sempre maggiore di donne nelle campagne di vaccinazione. Le donne hanno un considerevole vantaggio rispetto agli uomini: possono entrare nelle case e vaccinare neonati e bambini piccoli che altrimenti sfuggirebbero alla campagna di vaccinazione.  Ad ogni campagna, dice Farzia, arriva puntuale la segnalazione di un episodio di molestia. «Abbiamo le forze di sicurezza sul posto per aiutare le donne, se qualcosa dovesse accadere». Non è comune vedere le donne lavorare e la mancanza di rispetto è una conseguenza di questa situazione. «Aiuterebbero molto i risultati dei programmi di vaccinazione, ma non è facile trovare più donne - spiega Farzia - In alcune aree del Paese nessuno ha mai visto una donna lavorare fuori casa».

Per il futuro, Farzia spera che la vita diventi più facile per le donne afghane. E per ora, continuerà a lavorare per questo obiettivo.