Gli studenti universitari studiano da ricercatori. Al via gli Amgen Scholars

Gli studenti universitari studiano da ricercatori. Al via gli Amgen Scholars

redazione

Trascorrere dal prossimo agosto due mesi presso i più prestigiosi istituti di ricerca europei, lavorando su progetti in campo biomedico e biotecnologico. 

È l’opportunità che gli Amgen Scholars danno agli studenti italiani delle facoltà medico-scientifiche. 

L’iniziativa è parte di un programma che la Fondazione Amgen sostiene, a livello globale, per promuovere l’educazione scientifica tra le nuove generazioni, e che comprende Amgen Teach e Amgen Biotech Experience (ABE), riservati rispettivamente a insegnanti e studenti delle scuole superiori; per questi tre programmi solo nell’ultimo triennio sono stati stanziati in Italia circa 500mila euro.

La richiesta di partecipazione può essere inoltrata fino al 1° febbraio 2019 (www.AmgenScholars.com). 

Dal 2009 sono oltre 30 i giovani talenti italiani che hanno potuto prendere parte ad Amgen Scholars nelle università europee, ai quali se ne aggiungono due che hanno partecipato al programma in Istituti giapponesi. I centri che li hanno accolti sono tra eccellenze europee della ricerca: l’Università di Cambridge, la ETH di Zurigo, l’Istituto Pasteur di Parigi, il Karolinska Institutet di Solna, la Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera.

«Sono orgoglioso dell’opportunità che, con Amgen Scholars, la nostra azienda è in grado di offrire ai giovani italiani», ha dichiarato André Dahinden, presidente e amministratore delegato di Amgen Italia. «Con questa iniziativa contribuiamo alla crescita culturale e alla formazione di una nuova generazione di ricercatori nell’ambito delle Scienze della Vita, consentendo a molti talenti universitari di frequentare alcuni tra i più prestigiosi Atenei europei e di confrontarsi, in un ambiente internazionale e multiculturale, con le più importanti tendenze della ricerca biotech. Ritengo che in questo modo Amgen svolga un ruolo significativo, non solo nel sostenere il futuro professionale dei giovani talenti italiani, ma anche nel favorire la maturazione in Italia di un ambiente culturale sempre più orientato all’innovazione nel campo biomedico».