Trapianto di staminali per restituire la vista a un trentenne. È la prima volta dopo il lockdown

Al San Raffaele

Trapianto di staminali per restituire la vista a un trentenne. È la prima volta dopo il lockdown

Il tessuto trapiantato è prodotto Holostem Terapie Avanzate, lo spin-off dell’Università di Modena e Reggio Emilia che con questo passo taglia un traguardo importante: inizia a lavorare in piena autonomia mantenendo un contatto diretto con clinici e pazienti

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Immagine: © Holostem Terapie Avanzate
di redazione

Questa mattina, all’Ospedale San Raffaele di Milano il team dell’Unità di Oculistica, Cornea e Superficie Oculare guidata da Paolo Rama ha eseguito un trapianto di epitelio con cellule staminali corneali autologhe (cioè del paziente stesso) per la ricostruzione della superficie oculare. Il primo dopo il lockdown. 

Il beneficiario del trapianto è un trentunenne che aveva subito una grave ustione da calce. 

Il tessuto trapiantato è prodotto dallo spin-off dell’Università di Modena e Reggio Emilia Holostem terapie avanzate. E sebbene sia in tutto e per tutto un frammento di “carne viva” è un farmaco a tutti gli effetti: il primo a base di cellule staminali approvato in Europa con il nome di Holoclar nel 2015 (leggi qui la storia di Holoclar).

Una nuova cornea da 1 millimetro di tessuto sano

Le cellule staminali corneali autologhe sono normalmente responsabili della costante rigenerazione della cornea in un occhio sano. Tuttavia, possono essere irrimediabilmente danneggiate da incidenti sul lavoro (causati per esempio da calce viva, da solventi o da acidi), incidenti domestici (ustioni oculari provocate da detersivi o agenti abrasivi in adulti e bambini) o anche aggressioni con agenti chimici. In questi casi la cornea non è più in grado di rigenerarsi spontaneamente e il paziente perde la capacità visiva. Holostem, dopo venti anni di ricerca, ha messo in piedi una procedura in grado di creare, da un piccolissimo frammento di 1-2 mm di occhio sano contenente staminali vitali, una superficie corneale contenente la giusta quantità di cellule sane da trapiantare nel paziente per ripristinare la cornea nel tempo di rigenerarsi.

Complessivamente, tra studi clinici che hanno portato all’approvazione della terapia e il successivo impiego nella vita reale, più di 400 pazienti hanno beneficiato del trattamento con le staminali corneali autologhe. In Italia, Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Olanda, Polonia, Spagna e Regno Unito. 

«Fino al lockdown della primavera 2020 che ha arrestato tutte le attività di chirurgia procrastinabili», spiega Graziella Pellegrini, direttrice R&D e cofondatrice di Holostem e coordinatrice della terapia cellulare al Centro di Medicina Rigenerativa dell’Università di Modena e Reggio Emilia. «La rete di collaborazioni europee per il trattamento di questi pazienti ha quindi deciso di collaborare alla creazione di procedure di lavoro che consentissero di ricominciare a trattare questi pazienti in sicurezza, con controlli sia sui pazienti che sulle loro cellule isolate. In autunno ricomincia la rigenerazione dei tessuti umani ed il loro trapianto, con controlli incrociati sulla assenza del virus e collaborazioni in sala operatoria da remoto. Il primo giovane paziente italiano è quello trattato proprio oggi dal professor Rama, al San Raffaele di Milano. E altri interventi sono in programma nelle prossime settimane in diverse cliniche europee».

Come funziona Holoclar

Video: © Holostem Terapie Avanzate

Con le proprie gambe

L’intervento di oggi, però, è anche un enorme traguardo per Holostem. 

L’azienda è nata nel 2008, da un pizzico di follia e tanta determinazione, ci racconta l’amministratore delegato Marco Dieci. 

In seno all’Università di Modena e Reggio Emilia esistevano competenze scientifiche uniche al mondo, rappresentate da due scienziati di razza come Michele De Luca e Graziella Pellegrini e dalle loro ricerche sulla medicina rigenerativa. Mancavano però le capacità industriali necessarie per trasformare una ricerca promettente in un prodotto terapeutico che arrivi sul mercato e ai malati. Quella competenza sono arrivate da Chiesi Farmaceutici. Nacque così Holostem Terapie Avanzate, spin-off universitario ma con una forte partecipazione di un gruppo industriale. 

L’azienda da allora è una delle poche realtà al mondo completamente specializzata nello sviluppo di terapie avanzate basate su colture di cellule staminali epiteliali per la terapia cellulare e genica. Dai suoi laboratori, per esempio, venivano i lembi di pelle geneticamente modificata che hanno letteralmente salvato la vita al piccolo Hassan, il bambino siriano affetto da epidermiolisi bollosa curato tre anni fa in Germania e la cui vicenda finì sulle pagine di Nature (qua la notizia). 

In questi dieci anni l’apporto delle competenze industriali di Chiesi è stato fondamentale per consentire allo spin-off di raggiungere questi risultati. Tuttavia lo scorso giugno la farmaceutica parmense ha trasferito a Holostem la titolarità dell’autorizzazione alla commercializzazione di Holoclar. 

Molto più che un semplice passaggio formale. 

Con questo atto Holostem in qualche modo diventa “grande”. «Per noi è un enorme passo», dice Dieci. «Vuol dire essere una società a tutti gli effetti e avere un contatto diretto con clinici e paziente».

E l’intervento di oggi è il primo banco di prova.

«L’azienda per la prima volta arriva a questo trapianto avendo gestito in autonomia tutte le fasi del ciclo del prodotto: dalla programmazione della biopsia alla distribuzione finale. Una parte di queste attività che prima erano gestite da Chiesi Farmaceutici e che oggi sono interamente controllate e gestite da Holostem e ci consentono di diventare un’azienda biotecnologica a tutto tondo, che oggi guarda non solo all’Europa ma anche agli Stati Uniti e ad altre aree extra-europee per Holoclar e per i nuovi prodotti in via di sviluppo», dice ancora Dieci. 

In cantiere, infatti, l’azienda ha molte altre novità. Per esempio ampliare le potenzialità terapeutiche del trapianto di epitelio ottenuto con cellule staminali corneali autologhe anche in quei pazienti che non possiedono una riserva di staminali proprie da cui far crescere il nuovo tessuto. Si sta lavorando alla mucosa orale come potenziale area da cui raccogliere le staminali: l’Aifa ha già autorizzato un piccolo trial per verificare l’efficacia di questa ipotesi in un paio di pazienti. 

Sempre la mucosa orale potrebbero essere la fonte di cellule staminali pr curare l’ipospadia, una malformazione che comporta un insufficiente sviluppo dell’uretra. Anche in questo caso è stato appena autorizzata una sperimentazione clinica. 

E poi resta tutto il filone della terapia genica, quella che vede lo sviluppo di possibili trattamenti per le diverse varianti dell’epidermiolosi bollosa. Da cui in futuro potrebbero germogliare sviluppi per altre patologie rare. 

«Ci abbiamo messo 12 anni per camminare sulle nostre gambe, ma adesso finalmente abbiamo la forza di farlo», conclude Dieci.