Tumore dell’esofago. Nivolumab allontana le recidive dopo l’intervento chirurgico

Farmaci

Tumore dell’esofago. Nivolumab allontana le recidive dopo l’intervento chirurgico

di redazione

Nei pazienti con tumore dell’esofago o della giunzione gastroesofagea che abbiano subito l’intervento chirurgico per l’asportazione della neoplasia e, prima, la a chemioradioterapia neoadiuvante, il trattamento adiuvante con nivolumab, produce un miglioramento statisticamente e clinicamente significativo della sopravvivenza libera da malattia.

È il risultato principale dello studio di Fase 3 CheckMate -577 presentati in un presidential symposium nel corso del Congresso virtuale 2020 della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO).

L’attuale standard di cura dei pazienti con tumore dell’esofago o della giunzione gastroesofagea, in seguito a chemioradioterapia neoadiuvante e resezione chirurgica, è la sorveglianza. Lo studio per la prima volta identifica un’opzione terapeutica adiuvante in grado di prolungare in modo significativa la sopravvivenza libera da malattia dei pazienti.

Lo studio ha coinvolto 794 pazienti con tumore dell’esofago o della giunzione gastroesofagea resecato, trattati con chemio-radioterapia (CRT) neoadiuvante randomizzati a ricevere placebo o nivolumab. La sopravvivenza mediana libera da malattia è risultata doppia nei pazienti trattati con nivolumab (22,4 mesi) rispetto a quelli trattati con placebo (11 mesi). La durata mediana del trattamento dei pazienti nel braccio con nivolumab era poco più di 10 mesi rispetto a nove mesi per i pazienti nel braccio con placebo.

«Mentre circa il 25-30% dei pazienti con tumore esofageo o della giunzione gastroesofagea raggiunge una risposta completa dopo chemio-radioterapia e chirurgia, il restante 70-75% non la ottiene, e non esiste al momento alcuna opzione di trattamento adiuvante disponibile per questi pazienti che abbia la potenzialità di migliorare i loro risultati», ha spiegato Ronan J. Kelly del Baylor University Medical Center, a Dallas. «Il trattamento adiuvante con nivolumab nello studio CheckMate -577 ha raddoppiato il tempo libero da recidiva di malattia, rappresentando quindi il primo progresso di un trattamento adiuvante per i pazienti con tumore esofageo o della giunzione gastroesofagea».

«Questi risultati rendono il tumore esofageo o della giunzione gastroesofagea il secondo tumore – dopo il melanoma – in cui nivolumab ha dimostrato un beneficio nel setting adiuvante, il che indica la potenzialità di nivolumab di diventare un nuovo standard di cura per questi pazienti», ha aggiunto Ian M. Waxman, development lead, Gastrointestinal Cancers, Bristol Myers Squibb. «Questo progresso dimostra il nostro impegno nel valutare le nostre terapie negli stadi iniziali di malattia dove possiamo avere un impatto maggiore nella prevenzione delle recidive e nel miglioramento dei risultati per i pazienti. Non vediamo l’ora di discutere questi risultati incoraggianti dello studio CheckMate -577 con le autorità sanitarie globali nei prossimi mesi».