Tumore della prostata: 9 pazienti su 10 vogliono partecipare alla scelta della terapia

Movember

Tumore della prostata: 9 pazienti su 10 vogliono partecipare alla scelta della terapia

redazione

L’87 per cento dei pazienti con carcinoma della prostata è convinto che sia indispensabile il coinvolgimento del malato in tutte le decisioni relative al percorso terapeutico. E il 93 per cento degli urologi la pensa allo stesso modo.

È uno dei dati emerso dalla prima indagine che ha valutato aspettative e necessità dei pazienti con tumore alla prostata metastatico e dei loro urologi, condotta dalla Società Italiana di Urologia (SIU) e presentata in occasione della campagna di sensibilizzazione internazionale Movember, che come ogni anno dedica il mese di novembre alla salute maschile e in particolare all’informazione ed educazione sul tumore prostatico.

La mortalità per questo carcinoma è in diminuzione grazie a diagnosi precoci e terapie sempre più innovative; i pazienti lo sanno e oggi hanno molta meno paura del tumore, ma emerge molto sentito il bisogno di ascolto e condivisione sia con i clinici sia con altri uomini che hanno vissuto o stanno vivendo la stessa esperienza.

«L’indagine ha coinvolto 22 centri urologici e un totale di 246 pazienti e 96 urologi», ha illustrato Cosimo De Nunzio, dirigente dell’Unità Operativa Complessa di Urologia all’Ospedale Sant’Andrea di Roma e membro del board di specialisti che ha condotto l’indagine. «I dati mostrano che la presenza di team multidisciplinari per un’assistenza a tutto tondo migliora moltissimo la percezione della qualità delle cure da parte dei pazienti: il 76% di loro ritiene adeguate le informazioni ricevute in merito al proprio stato di malattia, l’89% ne è soddisfatto. L’87% dei malati ritiene fondamentale essere coinvolto nella scelta della terapia e questo bisogno è soddisfatto proprio grazie a un cambio di atteggiamento degli urologi, che sempre di più collaborano con gli oncologi e gli altri specialisti per una gestione a 360 gradi di ciascun caso».

Diversi gli aspetti indagati nel corso dell’indagine: per esempio è emerso la maggiore soddisfazione e serenità dei pazienti quando sono curati in centri in cui si attua una reale gestione multidisciplinare della malattia. In tal caso, il 90% dei pazienti è soddisfatto del rapporto con i medici (87%), delle informazioni ricevute (75%), delle visite effettuate (86%), delle cure somministrate (87%). 

«Questi dati confermano che il miglior approccio per la gestione dei pazienti con tumore alla prostata deve prevedere l’accesso a team multidisciplinari di cura e il cosiddetto ‘patient empowerment’, ovvero la legittimazione e responsabilizzazione del paziente, vera chiave di volta del successo della terapia», ha commentato Vincenzo Mirone, coordinatore dello studio, responsabile Ufficio Risorse e Comunicazione della Società Italiana di Urologia e direttore del Dipartimento di Urologia all’Università Federico II di Napoli. «Il paziente oncologico deve essere al centro del percorso terapeutico, partecipare alle decisioni in maniera consapevole e non essere mai posto nella difficile situazione di dover scegliere tra due alternative terapeutiche diverse per opinioni contrastanti dei singoli specialisti. Un approccio clinico di questo tipo consente al paziente di conoscere e discutere tutte le opzioni terapeutiche con i diversi specialisti, partecipando in modo più attivo e consapevole alla cura».

La ricerca ha evidenziato anche che la condivisione di paure, speranze e pensieri con altri pazienti è un desiderio espresso dal 44% dei malati: «Gli uomini non devono mettere la testa sotto la sabbia, ma parlare senza timori del tumore alla prostata prima e dopo un’eventuale diagnosi», ha affermato Ettore Fumagalli, past president di Europa Uomo. «Informarsi, sottoporsi alle visite di controllo, prendersi cura della propria salute significa poter arrivare a una diagnosi precoce e quindi avere migliori speranze di guarigione; una volta diagnosticato il tumore è altrettanto importante non nascondersi perché dal confronto si trae forza e determinazione per combattere la malattia».

«Ci sono però dati non proprio confortanti riguardo la tendenza dei maschi italiani a seguire programmi di prevenzione corretti per il tumore prostatico», ha avvertito Paolo Verze, membro del Comitato scientifico della Fondazione PRO e Ricercatore di Urologia dell’Università Federico II di Napoli. «Una recente ricerca condotta dalla Fondazione e pubblicata in una prestigiosa rivista internazionale su circa 2.500 uomini provenienti da regioni dell’Italia Meridionale, ha dimostrato che la gran parte dei soggetti effettua semplicemente controlli periodici del PSA, senza però ricorrere ad una visita specialistica o ad approfondimenti diagnostici. Altro dato preoccupante è che circa l’80% del campione era venuto a conoscenza dell’importanza della prevenzione del tumore della prostata grazie a campagne di informazione via web o TV, mentre solo il 18% era stato sollecitato dal proprio medico di fiducia».

«Movember è un’importante iniziativa che Janssen sostiene già da cinque anni –ha concluso Massimo Scaccabarozzi, Presidente e Amministratore Delegato di Janssen Italia – perché consente di affrontare temi molto importanti per la salute dell’uomo, come il tumore della prostata, coinvolgendolo non solo nell’attività di prevenzione ma anche, quando colpito dalla malattia, in un percorso di corretto e informato rapporto con il proprio medico e condivisione delle scelte terapeutiche. Queste campagne dedicate nel mondo alla prevenzione e alla sensibilizzazione sui tumori, inoltre, sono fondamentali per rafforzare la collaborazione tra Società scientifiche, Associazioni pazienti e aziende farmaceutiche. In Janssen lavoriamo ogni giorno per migliorare l’efficacia e la tollerabilità dei farmaci, ma soprattutto per offrire ai malati e ai loro cari i migliori strumenti possibili per vincere la lotta al cancro, iniziando anche dalla buona informazione. Il nostro impegno su questa patologia è molto rilevante. Basti pensare che un quarto dei centri attivati e dei pazienti arruolati da Janssen in Italia per gli studi clinici in oncologia sono focalizzati sul tumore della prostata».