Tumore della prostata: darolutamide riduce il rischio di metastasi

Farmaci

Tumore della prostata: darolutamide riduce il rischio di metastasi

di redazione

Darolutamide, un nuovo antiandrogeno non steroideo, ha ridotto del 59% il rischio di metastasi o morte in pazienti colpiti da carcinoma prostatico resistente alla castrazione non metastatico. 

È quanto emerso dallo studio di fase III ARAMIS presentato all’American Society of Clinical Oncology Genitourinary Cancers Symposium che si è svolto recentemente a San Francisco e contemporaneamente sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine.

Il trial ha evidenziato un miglioramento della sopravvivenza libera da metastasi con darolutamide associato a terapia di deprivazione androgenica rispetto al placebo associato ad deprivazione androgenica. La sopravvivenza libera da metastasi mediana è stata di 40,4 mesi nel braccio darolutamide e di 18,4 mesi nel braccio placebo, con un miglioramento complessivo mediano di 22 mesi. 

I pazienti trattati con darolutamide hanno presentato inoltre una riduzione del 29% del rischio di morte.

«Oltre a un beneficio in termini di sopravvivenza libera da metastasi, nei pazienti affetti da carcinoma prostatico resistente alla castrazione non metastatico, che sono nella maggior parte asintomatici, è fondamentale avere a disposizione farmaci con un profilo di sicurezza favorevole, perché le decisioni terapeutiche possono influire sul loro benessere generale, sulla prognosi e sull’aderenza al trattamento, nonché sulle possibili interazioni con gli altri medicinali generalmente utilizzati in questa popolazione di pazienti», ha dichiarato il primo firmatario dello studio, Karim Fizazi, professore presso l'Institut Gustave Roussy. «Questi dati sono entusiasmanti per la comunità di pazienti affetti da carcinoma prostatico; non dimostrano soltanto la notevole efficacia di darolutamide nel prevenire la diffusione del carcinoma prostatico, ma anche il suo profilo di tollerabilità favorevole che, in seguito all'approvazione, potrebbe consentire ai pazienti di proseguire la propria vita quotidiana senza incorrere in alcun peggioramento della qualità di vita».