Tumore della prostata: mortalità ridotta del 30% con olaparib

Farmaci

Tumore della prostata: mortalità ridotta del 30% con olaparib

di redazione

Il trattamento con olaparib dà benefici ai pazienti affetti da tumore della prostata metastatico resistente alla castrazione (mCRPC) e con mutazione dei geni BRCA1/2 o ATM, geni di riparazione della ricombinazione omologa (HRRm), con la malattia in progressione dopo una precedente linea di trattamento. 

È quanto emerge dallo studio di fase III PROfound da cui è emerso in particolare che olaparib ha ridotto il rischio di morte del 31% rispetto ai farmaci enzalutamide o abiraterone. La sopravvivenza globale mediana è stata di 19,1 mesi per olaparib rispetto a 14,7 mesi per i farmaci concorrenti. 

«I dati dello studio di fase III PROfound, presentati nell’ambito del congresso virtuale ESMO, mostrano come olaparib riduca il rischio di morte del 31% rispetto a enzalutamide o abiraterone nel trattamento dei pazienti con tumore della prostata metastatico resistente alla castrazione, dopo progressione da un precedente trattamento con NHA, e con mutazione di BRCA o di altri geni coinvolti nei meccanismi di riparazione del DNA», ha commentato Giuseppe Procopio, coordinatore nazionale dello studio PROfound e responsabile dell’Oncologia Medica Genitourinaria Fondazione IRCCS – Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.  «PROfound è il primo studio di fase III a dimostrare una rilevante efficacia clinica dei PARP inibitori in questo setting e pone le basi per l’adozione di un approccio, noto come medicina di precisione, che auspichiamo permetterà, attraverso l’esecuzione di un test, di poter offrire un trattamento personalizzato anche ai pazienti affetti da tumore della prostata».

Oltre che al congresso ESMO, i risultati dello studio sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine.