Tumore del rene. Aumento della sopravvivenza con nivolumab in combinazione con cabozantinib

Farmaci

Tumore del rene. Aumento della sopravvivenza con nivolumab in combinazione con cabozantinib

di redazione

Nei pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato non precedentemente trattato, il trattamento con nivolumab in combinazione con cabozantinib riduce il rischio di morte del 40% rispetto a sunitinib- 

È il dato saliente dello studio pivotale di Fase 3 CheckMate -9ER presentato nel corso del  Congresso virtuale 2020 della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO). 

Lo studio ha inoltre osservato che nei pazienti trattati con nivolumab e cabozantinib, la sopravvivenza libera da progressione mediana è raddoppiata rispetto ai pazienti che hanno ricevuto il trattamento di confronto, passando da 8,3 mei a 16,6. Più che doppia è risultata anche la risposta obiettiva (56% vs. 27%). Più alti sono risultati la risposta completa (8% contro 5%) e la durata della risposta (20,2 mesi contro 11,5 mesi).

«Mentre assistiamo ad un progresso considerevole nel trattamento del carcinoma a cellule renali, dobbiamo continuare a ricercare nuove opzioni per aiutare sempre più i pazienti ad ottenere risultati positivi», ha dichiarato Toni Choueiri, del Dana-Farber Cancer Institute e professore alla Harvard Medical School. «I risultati dello studio CheckMate -9ER dimostrano benefici di efficacia significativi con nivolumab più cabozantinib, che hanno notevolmente migliorato la sopravvivenza globale e raddoppiato la sopravvivenza libera da progressione e il tasso di risposta obiettiva, con risultati coerenti nei sottogruppi prestabiliti. Questi risultati, unitamente al profilo favorevole di tollerabilità e alla migliore qualità di vita, sottolineano la potenziale importanza di questo regime tra le combinazioni di immunoterapia e inibitori di tirosin-chinasi».

«Questi dati costituiscono un altro esempio del potenziale delle combinazioni immunoterapiche nel prolungare in modo significativo la sopravvivenza dei pazienti con tumori avanzati, rafforzando la nostra presenza nel settore genitourinario», ha aggiunto Nick Botwood, vice president, interim head, Oncology Development di Bristol Myers Squibb. «Nivolumab è stato il primo inibitore di checkpoint immunitario approvato come trattamento di seconda linea del carcinoma a cellule renali, e successivamente, con l’aggiunta di ipilimumab, la prima duplice immunoterapia approvata per alcuni pazienti in prima linea. Con i risultati promettenti dello studio CheckMate -9ER, speriamo di offrire l’efficace combinazione di nivolumab e cabozantinib ai pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato per i quali è stato scelto il regime di immunoterapia più inibitore di tirosin-chinasi», ha concluso.