Tumore del seno: così cambia la lotta alla malattia


Il meeting

Tumore del seno: così cambia la lotta alla malattia


di redazione

Diagnosi di tumore della mammella più precise, decisioni sul trattamento di precisione basate su 20mila variabili nella pratica clinica, definizione esatta dei tempi di accesso alle cure e monitoraggio accurato della qualità di vita. Tutti obiettivi impossibili da raggiungere con gli strumenti tradizionali. Ma non con l’Intelligenza Artificiale. Basti sapere che grazie agli algoritmi di deep learning è possibile ottenere una riduzione assoluta del 5,7 per cento dei falsi positivi e del 9,4 per cento dei falsi negativi nella diagnosi. I risparmi per il sistema sanitario sono notevoli, perché vengono evitate biopsie nelle persone con tumori che si rivelano benigni. Alle nuove strategie nella cura del cancro della mammella è dedicata la settima edizione dell’International Meeting on New Drugs and New Insights in Breast Cancer, in corso a Roma al Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, con la partecipazione di circa 200 esperti da tutto il mondo.

«Grazie all’innovazione possiamo ulteriormente migliorare i risultati già raggiunti. Passi in avanti sono in corso nelle forme tumorali più difficili da trattare come quelle triplo negative, che rappresentano circa il 15 per cento di tutti i tumori della mammella. In questi casi, fino a oggi, la chemioterapia è stata l’unica arma utilizzabile. L’immunoterapia, in associazione alla chemioterapia, cambia il panorama terapeutico in questa popolazione di pazienti, anche nella malattia locale o localmente avanzata. Anche negli istotipi che già dispongono di numerose opzioni terapeutiche, come quelli con iperespressione della proteina HER2, oggi assistiamo allo sviluppo di ulteriori armi soprattutto nelle forme più avanzate e in presenza di metastasi cerebrali È possibile prolungare la sopravvivenza anche in queste pazienti più difficili da trattare. Ci sono poi le prospettive di utilizzo di una nuova classe di terapie a bersaglio molecolare, gli inibitori di CDK4/6, dopo la chirurgia, con migliori risultati rispetto all’ormonoterapia da sola. Nelle fasi più avanzate di malattia, nelle pazienti già trattate con l’associazione di ormonoterapia tradizionale con anti-cicline, possono essere utilizzati i nuovi SERD, cioè farmaci selettivi sui recettori per gli estrogeni, con ulteriori possibilità di riposta e controllo della malattia. E la chirurgia è sempre meno aggressiva anche in pazienti con metastasi linfonodali. Nella diagnosi e trattamento, l’Intelligenza Artificiale sta aprendo un nuovo mondo, ma servono Linee Guida e una struttura di governance a livello istituzionale per rendere operativi in tutto il territorio questi sistemi, che oggi sono una realtà in centri di riferimento come il ‘Gemelli’. L’Intelligenza Artificiale è lo strumento con cui possiamo studiare un’enorme massa di dati e trasferirla nella pratica clinica a beneficio dei pazienti», ha dichiarato Francesco Cognetti, residente di FOCE (Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi) e di Fondazione Insieme Contro il Cancro. 

 

Nel trattamento della patologia avanzata i progressi sono notevoli. «Nel nostro Paese vivono più di 37mila persone con carcinoma mammario metastatico, una cifra in costante aumento grazie ai nuovi trattamenti. Il 30 per cento di queste pazienti infatti è vivo a 5 anni dalla diagnosi. Nella malattia metastatica diffusa riusciamo a ottenere remissioni prolungate, per cui per molte donne si può parlare di cronicizzazione con una buona qualità di vita. Non è raro trovare pazienti vive anche a oltre 10 anni dalla diagnosi. Questi risultati possono essere migliorati, superando gli ostacoli ancora presenti nell’assistenza. È fondamentale che la valutazione della neoplasia metastatica avvenga da parte di gruppi multidisciplinari. Tutte le pazienti devono essere trattate nelle Breast Unit, cioè in Centri di Senologia, dove è più alta l’adesione alle linee guida, migliore l’esperienza degli specialisti ed è garantita l’adozione di un approccio multidisciplinare. A livello europeo, è stabilito che possano definirsi Breast Unit solo le strutture che trattano almeno 150 nuovi casi ogni anno. È dimostrato che, in questi centri, la sopravvivenza è migliore», ha dichiarato Giovanni Scambia, direttore scientifico Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS -.  

La terapia adiuvante, cioè successiva alla chirurgia, può essere considerata uno dei maggiori successi in oncologia negli ultimi trent’anni. «Nelle pazienti con malattia in stadio iniziale e iperespressione di HER2, il trattamento sistemico adiuvante con la chemioterapia, la terapia ormonale e un anno di terapia biologica con un anticorpo anti-HER2 rappresenta oggi lo standard di cura ed è in grado di ridurre il rischio di recidiva e di morte. Una percentuale di pazienti compresa fra il 15 e il 20% continua a recidivare con un picco di incidenza a 18-24 mesi dall’intervento chirurgico, anche se alcune pazienti presentano recidive tardive anche a 10 anni di follow-up. Nuove possibilità sono oggi disponibili perché studi recenti hanno dimostrato che farmaci innovativi, aggiunti alle terapie standard a quel 15-20% delle pazienti non ancora guarite, sono in grado di ridurre ulteriormente le recidive a distanza a 5 anni», ha spiegato Giampaolo Tortora, Ordinario di Oncologia medica all’Università Cattolica del Sacro Cuore, direttore del Comprehensive Cancer Center e della UOC di Oncologia medica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS. 

In fase neoadiuvante, cioè prima della chirurgia, nelle forme HER2 positive sono inoltre disponibili associazioni di diversi farmaci anti-HER2 e ormonoterapia, evitando così il ricorso alla chemioterapia e ottenendo gli stessi risultati in termini di efficacia. 

Tutti i progressi nella lotta alla malattia sono affrontati all’International Meeting on New Drugs and New Insights in Breast Cancer.