Usa. Dopo l'epidemia di oppioidi, ora non ci sono più antidolorifici negli ospedali

Il caso

Usa. Dopo l'epidemia di oppioidi, ora non ci sono più antidolorifici negli ospedali

Un intoppo nel sistema produttivo ha provocato una grave carenza di farmaci
redazione

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Le operazioni meno urgenti vengono rimandate e in mancanza di altro si ricorre al paracetamolo. In molti ospedali mancano i farmaci per la gestione del dolore. Dipende da un intoppo nella produzione ma anche dalle politiche anti-droga del governo.

Manca la morfina, ma anche gli altri farmaci oppiacei come  idromorfone e fentanil. Mancano, insomma, i principali analgesici per calmare il dolore dei pazienti con malattie croniche o che hanno subito un intervento chirurgico. È quanto sta accadendo negli Stati Uniti dove due fatti concomitanti hanno ridotto agli sgoccioli le scorte di antidolorifici negli ospedali. Alcuni intoppi nella produzione si sono aggiunti alle strategie governative per porre un freno all’aumento di abuso di oppiacei tra la popolazione. Il risultato è che infermieri e medici di molte strutture sanitarie si sono ritrovati senza più armi per combattere il dolore dei loro pazienti. In mancanza di meglio si ricorre al paracetamolo o ai decontratturanti muscolari, meno efficaci e molto costosi. 

«Esiste un costo reale della carenza dei farmaci - ha dichiarato  Scott Knoer a capo della farmacia ospedaliera della Cleveland Clinic -  Questo mese sono gli oppiacei, il prossimo mese potrebbe essere qualcos’altro. C’è sempre qualcosa di cui potremmo restare a corto». 

L’American Society of Anesthesiologists ha ufficialmente dichiarato che molte operazioni chirurgiche non urgenti come rimozioni della cistifellea o di ernie sono state rimandate per risparmiare ai pazienti inutili sofferenze senza rimedio. 

Al Brigham and Women's Hospital di Boston tutte le mattine una task force di medici, infermieri e farmacisti si sta riunendo da qualche settimana a questa parte per trovare soluzioni alla crisi.

«Ogni carenza di queste medicine - ha dichiarato Charle Morris a capo del Brigham and Women’s - ha un impatto potenziale sulla possibilità di offrire una gestione del dolore adeguata per i pazienti ammessi in condizioni di dolore o che devono sottoporsi a interventi chirurgici».

A mancare negli scaffali delle farmacie ospedaliere sono le siringhe pre confezionate con il farmaco o le bottigliette da usare nelle flebo. Farmaci dal dosaggio standard che facilitano il compito dei medici che li devono somministrare. Quando mancano queste confezioni tradizionali, gli specialisti si trovano a dover calcolare la posologia di altri prodotti con il rischio di commettere errori pericolosi. Una dose sbagliata di morfina può anche essere letale. 

Il rischio è stato ben descritto alla Cnn dall’infermiera di Chicago Marti Smith, portavoce della National Nurses United Union: «Se il tuo farmaco arriva in una siringa preconfezionata nella dose di un milligrammo è tutto facile. Ma se lo devi estrarre da una fiala di 25 milligrammi non è che non lo sappiamo fare, ma si aggiunge un’altra possibilità di errore». 

Tutto è cominciato nel giugno dell’anno scorso quando Pfizer, l’azienda che controlla il 60 per cento del mercato degli oppiacei iniettabili negli Usa, ha iniziato ad avere problemi nel rifornimento delle siringhe. La farmaceutica, che dà la colpa a un fornitore di cui è stato taciuto il nome, ha dovuto interrompere la produzione di alcuni medicinali e non sarà in grado di ripristinarne la distribuzione fino ai primi mesi del 2019. 

Intanto gli hospice di Florida, Maryland e Hawaii hanno già dichiarato di avere esaurito le scorte di oppiacei. 

Per rimediare al problema la Drug Enforcement Administration che regolamenta la distribuzione di sostanze soggette a restrizioni dovrà alzare le quote di produzione di oppiacei iniettabili concesse ad aziende più piccole. La Dea si trova così tra l’incudine e il martello: da una parte deve tenere sotto controllo la produzione di oppiacei per far fronte al crescente abuso di queste droghe negli Usa, dall’altra deve aumentarne la produzione per far fronte alle richieste degli ospedali. 

«La Dea - si legge in una nota rilasciata lo scorso agosto - deve bilanciare la produzione di ciò che è necessario per un uso legittimo e contrastare la produzione di una quantità eccessiva di queste sostanze potenzialmente dannose». Come fare? La soluzione ancora non è stata trovata.