Usa: farsi prescrivere gli antidolorifici oppiacei è diventato impossibile? Non c’è problema: si comprano sul Web

Effetti indesiderati

Usa: farsi prescrivere gli antidolorifici oppiacei è diventato impossibile? Non c’è problema: si comprano sul Web

Da quando il Vicodin è diventato meno accessibile, le vendite on line sono raddoppiate
redazione

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Dopo le restrizioni alle prescrizioni di farmaci a base di oppiacei il mercato nero on line ha visto un raddoppio delle vendite. Così, non solo il consumo generale non è diminuito ma adesso sfugge a qualunque intervento di prevenzione

Calma il dolore, ma dà dipendenza. Lo sa bene il Doctor House che ad ogni puntata si fa fuori mezza confezione di pillole sfidando la disapprovazione dei colleghi. Parliamo dell’ idrocodone, conosciuto nel mercato Usa come Vicodin, un potente antidolorifico oppiaceo che da qualche anno viene prescritto con maggiori restrizioni. L’obiettivo era ottenere una riduzione del suo consumo in seguito all’allarmante aumento di morti per overdose da oppiacei negli Stati Uniti negli ultimi 20 anni. Ma le cose non sono andate nel modo sperato. Pare che ora sia cambiato solo il modo di procurarsi il prodotto desiderato. Prima si chiedeva al medico di prescriverlo, ora si acquista direttamente e illegalmente su Internet.  

La decisione della Drug Enforcement Administration (Dea) di modificare la classificazione dell’idrocodone spostandolo in Tabella II, quella dedicata alle sostanze da prescrivere con maggiore cautela, ha fatto la fortuna del mercato nero. 

Gli autori di uno studio appena pubblicato sul Bmj si sono tuffati nelle “rete oscura” (darknet) e hanno raccolto i dati del criptomercato scoprendo che la vendita on line di oppioidi è raddoppiata nel periodo successivo ai provvedimenti restrittivi della Dea che risalgono al 2014.  

Insomma il lato oscuro del Web con il suo fiuto per gli affari ha mandato in tilt i piani delle istituzioni: il ricorso legale agli oppiacei è diminuito, ma il consumo generale è rimasto invariato visto che le fonti alternative di rifornimento funzionano alla perfezione. 

Usando un software crawler, capace di scandagliare la rete in cerca dei dati richiesti, gli scienziati hanno messo a confronto le vendite di farmaci contenenti idrocodone in 31 siti illegali tra il 2013 e il 2016, prima e dopo la riclassificazione della Dea. 

Nella ricerca sono state raccolte tre informazioni principali: il tipo di farmaco in vendita, il Paese da cui viene spedito il prodotto, il numero di acquisti. 

È emerso che le vendite degli oppiacei nel mercato nero del Web sono aumentate dopo il 2014, mentre sono rimasti stabili gli acquisti di altri farmaci come sedativi o steroidi che non hanno subito riposizionamenti nelle tabelle farmacologiche.

A luglio del 2016 gli oppiacei rappresentavano il 13,7 per cento della quota totale di farmaci venduti on line al mercato nero rispetto al 6,7 per cento del periodo precedente alla nuova classificazione.  

Gli autori dello studio, in pieno accordo con i firmatari di un editoriale di accompagnamento, mettono in guardia dai rischi di questa deviazione dei consumatori verso il Web. Così diventa più difficile monitorare il consumo di sostanze che danno dipendenza e proporre percorsi di aiuto a chi ne fa uso. Non è questa la strada giusta, insomma, per ridurre il danno. Meglio, piuttosto, correre il rischio di sovra-prescrizioni alla luce del sole più facilmente individuabili e gestibili con corrette e capillari campagne di informazione rivolte ai consumatori. 

«La domanda di oppiacei negli Usa si ridurrà considerevolmente solo quando una prevenzione di qualità basata sull’evidenza e programmi di trattamento efficaci verranno implementati, ampiamente e resi accessibili a tutti», concludono gli autori dell’editoriale.