Vaccinazioni. L’allarme dei pediatri: «Troppa frammentazione regionale»

Vaccinazioni. L’allarme dei pediatri: «Troppa frammentazione regionale»

redazione

Non ci possono essere 21 strategie vaccinali diverse: una per ogni Regione.

È questo il monito lanciato dalla Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) al Governo in occasione della seconda giornata del suo XII congresso nazionale scientifico in corso a Riva del Garda. 

«Per assicurare a bambini e adolescenti italiani una migliore assistenza bisogna uniformare l’organizzazione sanitaria del nostro Paese ed è necessario ridimensionare fortemente le varie autonomie regionali. Solo così sarà possibile garantire a tutti i giovani gli stessi diritti», dice il presidente nazionale Fimp Paolo Biasci.

«Nel nostro Paese, esistono ancora differenze territoriali molto forti per quanto riguarda le opportunità di diagnosi, presa in carico e cura di bimbi e adolescenti. Per ottenere un’erogazione di prestazioni sanitarie che sia più omogenea bisogna puntare sul sistema sanitario nazionale equo e solidale così come proposto dal Governo nel suo Contratto. I livelli essenziali d’assistenza (Lea) devono essere applicati e applicabili, dalle Alpi alla Sicilia, anche attraverso un adeguato finanziamento», continua il pediatra. «Se questo non avverrà, i LEA saranno solo di competenza delle Regioni e quindi le differenze tra quelle virtuose e quelle commissariate aumenteranno. E allo stesso modo cresceranno le disparità tra i territori». 

Sempre secondo la FIMP la riorganizzazione della sanità italiana deve porre al centro la medicina del territorio, le cure primarie e quindi anche la pediatria di famiglia. 

«Durante l’età pediatrica - prosegue Biasci - i percorsi di assistenza iniziano e terminano favorevolmente nell’ambito dello studio del pediatra di famiglia nel 95% dei casi senza dover ricorrere a livelli specialistici di secondo o terzo livello. Rappresentiamo una figura professionale peculiare che contraddistingue il nostro sistema sanitario nazionale da quello degli altri Paesi Europei. Siamo una risorsa importante e la nostra categoria deve essere maggiormente valorizzata per poter così rispondere meglio alle sfide del futuro».

Non è però solo l’articolazione istituzionale a influenzare il successo delle campagne vaccinali. 

C’è la «ingiustificata diffidenza di un parte (seppur largamente minoritaria) della popolazione verso questi presidi sanitari», dice Giorgio Conforti, Referente Area Vaccini FIMP. «Esistono anche problemi organizzativi che ostacolano l’accesso delle famiglie e rendono più difficoltoso raggiungere i livelli di copertura consigliati dalle autorità sanitarie nazionali. Nello Stivale, persistono forti differenze non solo a livello regionale ma a volte addirittura in ogni singola Azienda Sanitaria Locale. La proposta vaccinale deve invece essere uniforme e unitaria così come chiediamo da diversi anni attraverso il Board del Calendario Vaccinale per la Vita, di cui facciamo parte insieme ad altre Società Scientifiche».