La variante Omicron preoccupa. Ecco cosa sappiamo finora

Il punto

La variante Omicron preoccupa. Ecco cosa sappiamo finora

Un numero di mutazioni senza precedenti preoccupa gli scienziati: la variante Omicron potrebbe essere altamente trasmissibile ed eludere i vaccini. L’Oms parla di rischio molto alto. Giappone e Israele vietano l’ingresso a tutti gli stranieri. Ma ancora se ne sa poco

Omicron.jpg

Immagine: GISAID
di redazione

Tutto già visto. Come accaduto con le altre varianti, anche la B.1.1.529, subito dopo il battesimo ufficiale con il cambio di nome, che questa volta è Omicron, e l’ingresso nella lista delle “variant of concern”, è già ovunque.  

In Italia è stato confermato il primo caso, in Scozia se ne contano 6, altre segnalazioni arrivano da Olanda, Inghilterra, Danimarca, Australia, Germania, Hong Kong, Israele, Francia, Stati Uniti e Canada. 

Oggi, 29 novembre, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha diffuso un comunicato in cui giudica “molto alto” il rischio di una ripresa dei contagi nel mondo a causa della nuova variante individuata per la prima volta in Sudafrica e caratterizzata dal più alto numero di mutazioni mai osservato finora. Alcune di queste mutazioni sono presenti in altre varianti e sono indicative di una maggiore trasmissibilità (come la N501Y), altre sono completamente nuove e non se ne conoscono ancora le conseguenze sulla trasmissibilità, sui sintomi della malattia e sulla capacità di eludere i vaccini. 

Quel che è certo è che la variante Omicron, indicata dall’Oms come una variante di cui preoccuparsi lo scorso 26 novembre, è molto diversa da tutte le altre emerse finora. Che cosa significhi esattamente si saprà presto. Intanto però molti Paesi nel mondo, con l'Italia tra i primi a farlo, tutta l’Europa e il Regno Unito, hanno bloccato l’ingresso ai viaggiatori provenienti dagli 8 Stati africani dove si concentra la maggior parte dei casi (Lesotho, Botswana, Zimbabwe, Mozambico, Malawi, Namibia ed Eswatini). 

Giappone, Israele e Marocco sono andati oltre impedendo l’ingresso a tutti gli stranieri di qualunque provenienza 

Per l’Oms il rischio è molto elevato

Omicron spaventa. «La variante omicron ha un numero senza precedenti di mutazioni spike, alcune delle quali preoccupano per il loro potenziale impatto sulla traiettoria della pandemia. Il rischio globale complessivo relativo alla nuova variante ... è valutato come molto alto», si legge nella nota dell’Oms .

L’impennata dei contagi va scongiurata e per questo l’Oms spinge i 194 Stati membri ad accelerare la campagna vaccinale soprattutto nelle categorie più a rischio per evitare che la pandemia sfugga nuovamente di controllo e gli ospedali tornino ad affollarsi come all’inizio dell’emergenza sanitaria globale.  

Ancora si sa poco sulla gravità della malattia provocata dalla nuova variante, ma il timore di una sua elevata trasmissibilità basta e avanza per mettere in allerta l’Oms. 

«L’aumento dei casi, indipendentemente da un cambiamento nella gravità, può un sovraccarico di richieste per i sistemi sanitari e può portare a un aumento della morbilità e della mortalità. L'impatto sulle popolazioni vulnerabili sarebbe elevato, in particolare nei Paesi con bassa copertura vaccinale», fanno sapere dall’Oms. 

È giustificato l’allarme?

È ancora presto per fare previsioni. In passato alcune varianti che sulla carta sembravano particolarmente pericolose hanno alla fine fatto meno danni del previsto. La variante Beta per esempio considerata particolarmente abile a eludere i vaccini è stata presto soppiantata dalla Delta meno capace di sfuggire alle difese immunitarie ma molto più trasmissibile. Il problema è che, come dice Ravi Gupta, dell’Università di Cambridge, alla BBC la variante Omicron sembra avere entrambe le caratteristiche.

«Il virus si è diffuso in due settimane. È probabile che la variante sia già a New York. C’è sicuramente la possibilità che si sia già diffuso a livello globale, ma non lo sappiamo ancora», ha dichiarato al New York Times Andrew Pekosz, epidemiologo della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health.

Cosa sappiamo della variante Omicron: le 10 mutazioni più temute

La variante Omicron è sotto osservazione in molti laboratori del mondo. Gli studi coordinati dall’Oms attualmente in corso si occupano di valutare la trasmissibilità, la gravità dell'infezione (compresi i sintomi), l’efficacia dei vaccini, dei test diagnostici e delle terapie. Ancora l’identikit non è completo, ma le prime caratteristiche della variante sono già emerse e vengono descritte nell’ultimo aggiornamento dell’Oms che risale a ieri a 28 novembre. Ecco in sintesi cosa dicono gli esperti. 

La nuova variante è stata isolata per la prima volta il 24 novembre in Sudafrica dove da qualche tempo si registrava un considerevole aumento dei contagi il che lascia supporre che il virus mutato fosse in circolazione sin dai primi di novembre. 

Il 26 novembre l’Oms aveva già scelto il nuovo nome, attingendo come sempre dall’alfabeto greco, ma soprattutto aveva già inserito Omicron nella lista delle varianti che preoccupano, le cosiddette VOC (variant of concern) accanto alle già note Alfa e Delta. 

Sono bastati due giorni al Technical Advisory Group on Virus Evolution (TAG-VE), il comitato tecnico dell’Oms incaricato di monitorare le mutazioni del virus, per capire che la nuova variante presentava una serie di elementi preoccupanti. 

Il più evidente è l’elevato e inedito numero di mutazioni, un dato che non lascia ben sperare. Le mutazioni in totale, secondo le analisi condotte in Sudafrica, sono 50, di cui 30 sulla proteina spike e ben 10  sul dominio di legame al recettore, la parte che serve al virus per entrare nelle cellule (la variante Delta, per fare un confronto, ne ha solo 2).

Tulio de Oliveira, direttore del Centre for Epidemic Response and Innovation in Sudafrica, ha dichiarato alla BBC che la forma mutata del virus è molto diversa dalle altre varianti e presenta una costellazione insolita di mutazioni.   

«Questa variante ci ha sorpreso. Il virus fatto un grande salto avanti nella sua evoluzione e possiede molte più mutazioni di quante ce ne aspettassimo», ha detto Oliveira. 

Con Omicron si temono le reinfezioni

La nuova variante è stata identificata in tempi record. Dopo appena 36 ore dal sospetto di una mutazione nel virus in Sudafrica, i ricercatori hanno analizzato 100 pazienti infetti, raccolto i dati e avvisato il mondo intero della nuova minaccia. Alcuni dati preliminari suggeriscono che possa esserci un maggior rischio di reinfezione con la nuova variante rispetto alle precedenti varianti, ma questo aspetto dovrà essere approfondito. 

Ora i ricercatori dei centri specializzati di tutto il mondo stanno cercando di capire esattamente come le mutazioni incidano sulla trasmissibilità, la gravità dei sintomi e la capacità di eludere i vaccini.  Il sospetto di una maggiore trasmissibilità, oltre che dall’analisi biologica, proviene dai dati epidemiologici che descrivono un notevole aumento dei casi di infezione in Sud Africa nelle ultime settimane. Per quanto riguarda la gravità della malattia non si hanno ancora dati sufficienti per trarre una conclusione definitiva. È vero che in Sudafrica si è assistito a un aumento dei ricoveri, ma il fenomeno potrebbe essere una conseguenza dell’aumento dei casi piuttosto che della maggiore gravità dei sintomi. 

I vaccini funzioneranno?

È la domanda delle domande e la risposta arriverà non prima di due settimane. Già dopo un'ora dal primo allarme, gli scienziati in Sudafrica si erano precipitati a testare i vaccini Covid contro la nuova variante. Ora, decine di team in tutto il mondo, inclusi i ricercatori di Pfizer-BioNTech e Moderna, si sono messi all’opera per capire se tutte quelle mutazioni sulla proteina spike, che è il bersaglio prescelto dai vaccini, indeboliscano lo scudo protettivo. Le aziende farmaceutiche Pfixer/Biontech e Moderna hanno intanto fatto sapere di poter aggiornare i vaccini contro la nuova variante in circa 100 giorni. 

Cosa succede con test e le terapie 

L’Oms assicura che gli attuali test molecolari continuano a individuare il virus anche nella forma mutata della variante Omicron. Ancora non è chiaro però se il tampone rapido antigenico sia ugualmente efficace. Per quanto riguarda le terapie, i corticosteroidi e i bloccanti del recettore IL6 saranno ancora efficaci per la gestione dei pazienti con Covid-19 grave. Per gli altri trattamenti bisognerà aspettare i risultati delle nuove ricerche sull’efficacia contro il virus mutato.

Cosa è successo in Sudafrica e quanto c’entra il basso tasso di vaccinati 

I virus mutano, commettono errori nel replicarsi e se quell’errore si rivela vantaggioso per la sopravvivenza la nuova versione prende il sopravvento. Maggiori sono le possibilità per il virus di replicarsi, maggiore è la probabilità che sviluppi una mutazione. È probabile, dice l’Oms, che le mutazioni presenti nella variante Omicron siano emerse in un paziente immunodepresso malato di Aids incapace di liberarsi del virus. Da lì poi è partita l’epidemia. Per ora in Sudafrica si contano 77 casi confermati nella provincia di Guateng e quattro in Botswana, ma si stima che siano molti di più. Va ricordato che la nuova variante è emersa, non a caso, in una regione con un tasso di vaccinati del 24 per cento, uno dei più bassi al mondo, e con una campagna vaccinale che sta procedendo a rilento, non tanto per le resistenze dei “no vax”, ma per difficoltà logistiche. Potrebbe darsi che nei Paesi con una copertura ben più alta Omicron abbia vita meno facile.