Nel Lazio si taglia la riabilitazione dei pazienti neurologici più gravi

La denuncia

Nel Lazio si taglia la riabilitazione dei pazienti neurologici più gravi

redazione

La Fondazione Santa Lucia di Roma potrebbe dover tagliare a breve 148 dei sui 325 posti per l’attività di neuroriabilitazione di alta specialità accreditati presso il Servizio Sanitario Regionale. I posti dovranno essere declassati per percorsi di riabilitazione a minore complessità secondo l’ultimo Decreto varato da Nicola Zingaretti in qualità di Commissario Straordinario per la Sanità del Lazio, che concede all’IRCCS Santa Lucia 90 giorni a partire dallo scorso 4 luglio per attuare l’opera di riconversione. 

Il pasticciaccio del fabbisogno

Sul decreto e sulle misure a esso correlate è in corso da tempo un aspro dibattito: l’ultimo episodio della saga è stata un’audizione oggi in Commissione Sanità del Consiglio Regionale, convocata per fare chiarezza sulla situazione. Nel corso del dibattito è emersa una situazione d’incertezze normative che rende difficile qualsiasi programmazione da parte delle strutture in un ambito complesso come la sanità. Per questo l’Audizione si è conclusa con la presa d’atto della disponibilità dell’Assessore a valutare positivamente una richiesta di differimento dei termini di attuazione del Decreto del Commissario ad Acta, che dovesse essere presentata dalla Fondazione Santa Lucia IRCCS.

In realtà la riorganizzazione dei posti letto di neuroriabilitazione nel Lazio era stata in realtà già decisa da un altro Decreto del Commissario ad Acta del novembre 2016 che prendeva a riferimento il fabbisogno nazionale di neuroriabilitazione di alta specialità calcolato dal ministero della Salute in 1.216 posti letto in tutta Italia: da questo calcolo deriverebbe per la Regione Lazio un fabbisogno di 117 posti letto. 

Ma quel dato di 1.216 posti nazionali (e 117 regionali) è stato oggetto di un ricorso presentato dall’IRCCS Santa Lucia che è stato accolto dal TAR del Lazio e pertanto, limitatamente a questo punto, il Decreto Ministeriale risulta annullato. Si dovrà esprimere ora il Consiglio di Stato. 

Intanto, sul reale fabbisogno di neuroriabilitazione in Italia hanno preso posizione negli ultimi mesi anche diverse società scientifiche e associazioni di pazienti. 

Per la Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (SIRN), per esempio, solo per garantire livelli adeguati di neuroriabilitazione ai pazienti post-ictus, sarebbero necessari "4.800 posti letto oltre ai 1.365 posti letto necessari per la neuroriabilitazione dei pazienti colpiti da malattie e traumatismi del midollo spinale (paratetraplegie) per un totale di 6.165 posti letto. Ne deriva che i previsti 1.216 posti letto per la neuroriabilitazione a livello nazionale corrispondano solo al 20 percento dell’effettivo fabbisogno”.

Anche la Fondazione Santa Lucia IRCCS ribadisce che già oggi non riesce a far fronte alle domande di accesso da parte dei pazienti: nel 2017 ha ricevuto come singolo ospedale un totale di 3.707 domande di ricovero contro le 1.403 che ha potuto accogliere. 

Naturalmente, in questa situazione, una riduzione di posti letto di neuroriabilitazione aumenterebbe ulteriormente il rischio che pazienti con gravi cerebrolesioni possano accedere a un ricovero solo privatamente o siano indirizzati a strutture non organizzate per erogare percorsi di riabilitazione neurologica complessa. 

«In più c’è il fatto che le domande di ricovero vengono inviate dagli ospedali pubblici per acuti alle strutture di neuroriabilitazione di alta specialità. Se si riduce la capacità di ricovero di queste ultime, si riduce anche per gli ospedali per acuti la possibilità di far fronte al ricovero di pazienti provenienti dai Pronto Soccorso», afferma la Fondazione. 

Dal canto suo, la Regione Lazio obietta che anche nelle attuali condizioni di rimborso, l’IRCCS Santa Lucia non riesce a erogare un numero sufficiente di ricoveri che esaurisca il budget assegnatole per prestazioni sanitarie in convenzione con il Servizio Sanitario Regionale.

I cavilli che bloccano l’accesso

«La Regione ha stabilito negli anni una serie di restrizioni ai ricoveri di neuroriabilitazione di alta specialità oltre a quelli già fissati dal ministero della Salute a livello nazionale», si giustifica il direttore sanitario dell’IRCCS Santa Lucia  Antonino Salvia. «Questo permette alla Regione di disconoscere l’appropriatezza del ricovero, applicando tariffe più basse anche nel caso di pazienti gravi. È questo che impedisce di utilizzare interamente il budget assegnato. Uno dei tanti casi che posso citare: paziente ricoverato da noi con grave cerebrolesione per neuroriabilitazione di alta specialità. Dopo un paio di settimane viene trasferito in un ospedale per acuti della Capitale per una gastrostomia in day hospital necessaria a nutrilo. Rientra nel nostro ospedale per proseguire la riabilitazione e a questo punto proviene da un reparto di gastroenterologia anziché neurologia, neurochirurgia o terapia intensiva (uno dei criteri aggiunti dalla Regione Lazio a quelli nazionali). Così la Regione da quel giorno non lo riconosce più come ricovero di neuroriabilitazione di alta specialità».  

Un’altra restrizione all’accesso alle cure di neuroriabilitazione di alta specialità per pazienti con gravi cerebrolesioni riguarda tutto il territorio nazionale: è stabilito che possono accedere a questo tipo di cure solo pazienti che hanno registrato almeno un giorno di coma. «Anche questo un criterio non giustificato da evidenze scientifiche», dice ancora Antonino Salvia. «Ci sono pazienti con grave cerebrolesione che non hanno attraversato un periodo di coma e, viceversa, pazienti usciti dal coma che non hanno bisogno di cure di neuroriabilitazione di alta specialità». 

Tra i grandi esclusi dalla neuroriabilitazione di alta specialità a causa di questa restrizione imposta dal ministero della Salute ci sono i pazienti con gravi cerebrolesioni provocate da ictus, patologia che registra 150.000 nuovi casi all’anno nel nostro Paese, di cui un terzo gravi, e conta ormai quasi un milione di persone che convivono con disabilità conseguenti alla malattia.