Lea: Regioni adempienti con il “sei politico”

Sanità

Lea: Regioni adempienti con il “sei politico”

L'uniformità di erogazione delle prestazioni LEA sembra irraggiungibile
Anselmo Terminelli

L'erogazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) presenta forti criticità in tutte le Regioni. Lo dimostrano chiaramente i documenti Monitoraggio della Griglia Lea 2014 e Verifica e adempimenti Lea 2014, diffusi nei giorni scorsi dal ministero della Salute.

I Lea sono le prestazioni sanitarie necessarie – definite proprio per questo “essenziali” - che lo Stato deve garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, a tutti i cittadini, gratuitamente o con il pagamento di un ticket, in coerenza con il diritto di tutela della salute sancito dalla nostra Costituzione.

Nei dati del monitoraggio del 2014, come del resto anche in quelli degli anni precedenti, emerge invece che l'uniformità di erogazione è praticamente irraggiungibile.

Il monitoraggio adottato, definito “Griglia Lea”, fa pensare molto al famoso “sei politico” di scolastica memoria, quando veniva premiata “la buona intenzione” dello studente e non il profitto. Con lo stesso principio la “Griglia” premia proprio le “buone intenzioni”, ma non la completa erogazione di tutte le prestazioni come viene stabilito dalla programmazione sanitaria e dalla legge.

Un fatto gravissimo questo che non può essere giudicato con superficialità, in quanto per ogni punto in meno attribuito alla Regione, viene precluso il diritto di tutela della salute a un numero significativo di cittadini.

Monitorate solo 32 prestazioni

La “Griglia” 2014 si basa sul monitoraggio di appena 32 prestazioni, definite come “indicatori”. A ognuno di questi indicatori, in base a quanto dichiarato dalla stessa Regione, è stato attribuito un punteggio da -1 a 9. Il punteggio definito “normale” dal monitoraggio è 9. Quindi, se la matematica non è un'opinione, per risultare adempiente in maniera “normale” una Regione per dovrebbe totalizzare in tutti gli indicatori il punteggio definito “normale”, la cui somma è 288. Punteggio, questo, che nonostante il numero esiguo delle prestazioni monitorate, è sempre stato irraggiungibile. Nonostante che sia la stessa Regione a redigere il questionario del monitoraggio.

Per ovviare a questa difficoltà e permettere quindi alle Regioni che hanno dimostrato le “buone intenzioni” di percepire un premio in ulteriori risorse, è stato stabilito che la Regione per risultare “adempiente” debba totalizzare un punteggio uguale o superiore a 160. Un po' più della metà del punteggio “normale”, praticamente un “sei politico”. Così, nel 2014 le Regioni “adempienti” sono state la Toscana (con un punteggio di 217), Emilia Romagna (204), Piemonte (200), Liguria (194), Lombardia (193), Marche (192), Umbria (190), Veneto (189), Basilicata (177), Sicilia (170), Lazio (168), Abruzzo (163), Puglia (162). Mentre Molise (159), Campania (139), Calabria (137) sono state “adempienti con impegno su alcuni indicatori”. Praticamente sono state tutte “promosse” e solo le ultime tre “rimandate a settembre”. Dal monitoraggio sono state escluse la Valle d’Aosta, le due Provincie autonome di Bolzano e Trento, il Friuli Venezia Giulia e la Sardegna.

Le vaccinazioni a punteggio zero

Se entriamo nel merito degli indicatori, sono due le prestazioni, tra le 32 monitorate, che in tutte le Regioni hanno registrato nel 2014 un punteggio uguale a zero, ovvero uno “scostamento non accettabile”. Si tratta della copertura vaccinale nei bambini a 24 mesi contro morbillo, parotite e rosolia (Mpr) e della copertura vaccinale contro l'influenza negli anziani (>=65 anni). Per la Toscana, prima Regione “adempiente”, per esempio, si aggiungono anche i controlli sanitari svolti negli esercizi di commercializzazione e somministrazione degli alimenti (punteggio 3, “scostamento rilevante, ma in miglioramento”), la ricerca di residui fitosanitari negli alimenti di origine vegetale e la percentuale dei parti cesari primari (6 punti, “scostamento minimo).

Esclusi i cittadini

L'erogazione totale e uniforme dei Lea rappresenta quindi una delle più complesse criticità di difficile soluzione del Servizio sanitario nazionale. Anche perché nel corso degli anni i problemi emersi non sono mai stati affrontati in maniera risolutiva.

Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato nel XVIII Rapporto Pit Salute del 2015 non a caso ha proposto una revisione del sistema di valutazione, «in particolare – si legge - rispetto alla capacità di garantire l’effettività dei Lea affiancando agli attuali indicatori economici e quantitativi, indicatori più sostanziali in grado di registrare le effettive dinamiche tra cittadini e Servizi sanitari regionali. Per far questo è necessario che siano coinvolti rappresentanti di Organizzazioni di cittadini e pazienti nel Comitato di verifica dei Lea».

Questa proposta sembra non aver suscitato alcun interesse, tanto che cittadini e pazienti sono stati completamente esclusi fino a oggi anche dalla nuova Commissione Lea, istituita nei mesi scorsi dal ministero della Salute.