I Nobel contro Trump: chiudere le frontiere danneggia la scienza

La petizione

I Nobel contro Trump: chiudere le frontiere danneggia la scienza

Le limitazioni di Trump all’ingresso dei cittadini provenienti dai sette paesi della black list minaccia l’avanzamento delle scienze in America. Lo sostengono 40 premi Nobel e migliaia di ricercatori delle più prestigiose istituzioni del mondo, tra cui l'Mit e l’Università di Harvard
redazione

Il conteggio più recente supera le 7 mila firme, ma l’appello degli accademici americani contro il blocco dell’immigrazione firmato da Trump si allunga di ora in ora e finirà probabilmente per annoverare tutto il gotha della scienza made in Usa. Ci sono già 40 premi Nobel per la fisica, la chimica o la medicina, 37 vincitori di prestigiosi riconoscimenti, dalla medaglia Fields alla medaglia Poincaré, e 226 membri delle National Academies of Sciences, Engineering, Arts. Tutti scesi in campo in difesa non solo dei diritti umani, ma del progresso scientifico. 

Il  provvedimento del neoeletto presidente degli Usa che sospende per tre mesi l’accesso al territorio americano per i cittadini di sette paesi tra cui Iraq, Siria, Iran, Sudan, Libia, Somalia e Yemen, rischia di diventare un boomerang pronto, paradossalmente, a mandare in frantumi il piano dello stesso Trump: rendere l’America di nuovo grande. 

Gli scienziati americani infatti non hanno dubbi: l’ordine esecutivo è talmente deleterio per gli interessi della nazione da poter essere definito “anti-Americano”. 

La cosa è seria, tanto che due delle più prestigiose istituzioni scientifiche del mondo, il Massachussets Institute of Technology e l’Università di Harvard, hanno invitato tutti i ricercatori a rimandare i viaggi all’estero per il momento. 

Basta dare un’occhiata ai numeri per quantificare i danni che la chiusura delle frontiere potrebbe provocare: negli ultimi tre anni 3mila studenti iraniani hanno ricevuto un Phd dalle università statunitensi. E non si tratta di ospiti poco collaborativi. Tra loro ci sono cervelli che hanno contribuito alla ricerca in tutti i campi, dall’esplorazione di Marte, al vaccino per l’ebola, alle conquiste della matematica avanzata. Il 30 per cento dei premi Nobel

assegnati negli Usa vengono vinti da ricercatori nati all’estero. 

Il Sabeti Lab, tanto per fare un esempio, è un laboratorio d’avanguardia per la ricerca delle malattie infettive che fa capo all’Università di Harvard e collabora con il Mit. A fondarlo è stata Pardis Sabeti, nata a Teheran. 

«Il provvedimento esecutivo - si legge nella petizione degli accademici - limita le collaborazioni con i ricercatori di questi paesi e può portare alla partenza di molti individui di talento che sono attualmente o saranno in futuro ricercatori e imprenditori negli Usa. Noi crediamo fortemente che le conseguenze a breve e lungo termine di questo provvedimento non sono utili agli interessi nazionali».

Un caso per tutti: la scorso sabato (28 gennaio) Samira Asgari, una ricercatrice iraniana diretta da Francoforte a Boston per seguire un postdottorato in studi genetici sulla tubercolosi, viene fermata all’aeroporto di partenza perché il suo visto non è più valido. La vicenda della scienziata non è isolata. Il bando di Trump ha colpito centinaia di ricercatori provenienti dai paesi della black list. I giornalisti dell’Atlantic hanno raccolto molte altre testimonianze: tra queste c’è quella di Ali Abdi, iraniano anche lui, con un Phd in antropologia a Yale. Dopo aver partecipato alla protesta delle donne contro Trump a Washington lo scorso 21 gennaio parte per l’Afghanistan per condurre ricerche etnografiche. È ancora bloccato a Dubai aspettando un visto per tornare a casa. 

E mentre gli scienziati come Abdi e Asgari restano fermi, la Rete viaggia a grande velocità e fa rimbalzare da una parte all’altra del mondo gli appelli contro la scelta di Trump. L’ultima campagna a sostegno dei ricercatori fermi agli areoporti è veicolata dall’account Twitter @FreeSciNet

Non si tratta solo di una dimostrazione di solidarietà, ma di concrete offerte di aiuto, dal ritiro della macchina lasciata al parcheggio, all’accudimento del gatto che rischia di rimanere senza cibo perché l’assenza del suo padrone si sta prolungando oltre il previsto. 

Per ricevere gratuitamente notizie su questo argomento inserisci il tuo indirizzo email nel box e iscriviti: