La povertà spalanca le porte alla demenza

Diseguaglianze

La povertà spalanca le porte alla demenza

La condizione economica incide sulle performance cerebrali più del livello di istruzione
redazione

elderly.jpg

Essere poveri aumenta del 50% le probabilità di andare incontro a grave declino cognitivo. È la conclusione a cui è giunto uno studio pubblicato su Jama Psychiatry

Essere poveri da anziani raddoppia il rischio di sviluppare la demenza senile. È la conclusione a cui è giunto uno studio pubblicato su Jama Psychiatry che per la prima volta dimostra che il benessere economico nella terza età incide sulla salute cerebrale più del livello di istruzione. 

I ricercatori hanno analizzato i dati di più di 6mila adulti nati tra il 1902 e il 1943 scoprendo che il 20 per cento della popolazione più svantaggiata aveva oltre il 50 per cento di probabilità in più di andare incontro al declino cognitivo rispetto al 20 per cento della fascia sociale più benestante. 

Il reddito accumulato nella vita, quindi, sembrerebbe un indicatore più affidabile del rischio di demenza rispetto al grado di istruzione raggiunto. 

La demenza senile è una delle condizioni di salute più temute dagli esperti di salute pubblica a livello globale, che lancia sfide impegnative ai sistemi sanitari di molti Paesi nel mondo. L’andamento della sua diffusione è tenuto sott’occhio dagli epidemiologi in cerca di fattori che facilitano o sfavoriscono il suo insorgere. Le ultime statistiche nei Paesi occidentali mostrano una riduzione del 20 per cento dei casi negli ultimi decenni soprattutto nelle persone con elevati livelli di istruzione. 

Generalmente l’istruzione è associata a migliori prospettive lavorative, a una più ricca vita sociale, a guadagni maggiori e a superiori abilità mentali. Ma, dato che l’istruzione termina molti anni prima che insorga la demenza, i ricercatori del Ucl Institute of Epidemiology & Health nel Regno Unito si sono chiesti se esistessero altre condizioni socio economiche più strettamente connesse al funzionamento del cervello nelle persone anziane. 

«Il nostro studio - ha dichiarato Andrew Steptoe dell’UCL Institute of Epidemiology & Health e autore senior dello studio - conferma che il rischio di demenza si riduce tra le persone benestanti in confronto a quelle con minori risorse economiche. Può dipendere da molti fattori. Le differenze nello stile di vita e i fattori di rischio medici sono rilevanti. Potrebbe anche essere che le persone più abbienti abbiano opportunità sociali e culturali maggiori che gli permettono di restare più a contatto con il mondo». 

L’indagine è stata condotta sui dati ricavati dall’English Longitudinal Study of Ageing, un ampio studio sull’invecchiamento nella popolazione inglese. I ricercatori hanno diviso i partecipanti allo studio in due gruppi in base alle date di nascita per scoprire se ci fossero differenze nel corso degli anni: il primo gruppo comprendeva le persone nate tra il 1902 e il 1925 e quelle nate tra il 1926 e il 1943.

Gli autori hanno osservato che le diseguaglianze economiche erano maggiori tra le persone nate in anni più recenti, dal 1926 in poi, rispetto a quelle nate prima. 

«La ricerca - conclude Dorina Cadar , autore principale dello studio -  dimostra l’importanza delle influenze socio-economiche sull’incidenza della demenza.  Speriamo che i nostri risultati siano di aiuto alle strategie per la prevenzione della demenza mettendo in evidenza perché i divari socioeconomici debbano essere presi di mira per ridurre le disparità di salute e aumentare il coinvolgimento delle attività socio-culturali che  contribuiscono a una maggiore performance mentale in tarda età».