Rendiamo gratuiti i contraccettivi

La proposta

Rendiamo gratuiti i contraccettivi

Una petizione on line per la rimborsabilità di pillole e preservativi ha raggiunto 60 mila firme
redazione

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Il Comitato per la contraccezione gratuita e consapevole si prepara a discutere i dettagli tecnici per la rimborsabilità dei contraccettivi

Contraccettivi gratuiti per tutti su tutto il territorio nazionale. È la proposta che il Comitato per la contraccezione gratuita e consapevole rivolge all’Agenzia del Farmaco e al Ministero della Salute. A differenza di quanto accade in altri Paesi europei, come Francia, Belgio e Germania, in Italia i sistemi di contraccezione sono, tranne per rare eccezioni, interamente a carico dei cittadini e, in tempi di crisi, le spese per pillole, spirali o preservativi stonano troppo con il diritto alla procreazione responsabile sancito dalla legge del 1975 che istituiva i consultori famigliari. 

«Oggi in Italia - ha dichiarato Marina Toschi, ginecologa consultoriale e portavoce, insieme a Pietro Puzzi, del Comitato per la contraccezione gratuita e consapevole -  il costo della contraccezione risulta troppo oneroso per tante donne, coppie e famiglie in condizioni di disagio economico, acuite dalla crisi. La concreta difficoltà di regolare la propria fertilità, programmando e distanziando adeguatamente le gravidanze, ma anche la scelta obbligata del contraccettivo meno adatto, hanno un evidente impatto negativo sulla salute fisica e psicologica di queste donne, accentuando ulteriormente i loro problemi economici e sociali».

Incoraggiati dalle 60 mila firme raccolte in un solo mese con una petizione online , i membri del Comitato per la contraccezione gratuita e consapevole sono pronti a discutere i dettagli tecnici della proposta per la rimborsabilità dei mezzi contraccettivi nella conferenza che si terrà a Roma il 14 febbraio prossimo alla presenza di rappresentanti istituzionali e delle società scientifiche di ginecologia e ostetricia ospedaliera e territoriale.

Quali contraccettivi rendere gratuiti? 

Sono 6 i sistemi sessuali precauzionali considerati più sicuri ed efficaci, per i quali viene chiesta la rimborsabilità: il dispositivo intra-uterino al rame (Iud), dispositivi intra-uterini con progestinico (almeno per casi di metroraggia), pillola progestinica, impianto sottocutaneo con progestinico, preservativi (almeno per minori e per partner di persone Hiv positive), estro-progestinici (pillole di seconda generazione, anello vaginale e cerotti). 

«È difficile - si legge in una nota stampa del Comitato -  non riconoscere i vantaggi di una proposta simile per la salute delle donne, per la sessualità e per il benessere psico-fisico delle persone, compresi uomini e prole». 

E la rimborsabilità dei contraccettivi potrebbe diventare vantaggiosa anche dal punto di vista economico,  innanzitutto per il numero di interruzioni di gravidanza evitate in regime di ricovero, ognuna delle quali costa al Ssn circa 2 mila euro. Ma il risparmio proviene anche da altre fonti: «Un bilancio economico - dice il Comitato -  dovrebbe tener conto degli aborti evitati, ma anche delle gravidanze indesiderate e male accettate, dei bambini mal seguiti o abbandonati, delle limitazioni al lavoro delle madri a causa di discriminazioni anche retributive». 

La gratuità dei contraccettivi è una strada percorribile come testimoniano alcune sporadiche esperienze regionali. Quella dell’ospedale di Alzano lombardo, per esempio, dove alle donne che affrontano un’interruzione di gravidanza viene proposta, in concomitanza con l’intervento, l’applicazione di un dispositivo intrauterino. L’iniziativa ha dimostrato che le gravidanze indesiderate e gli aborti ripetuti diminuiscono nelle donne che fanno questa scelta. Alcune categorie sono state esonerate dal pagamento dei dispositivi. 

In Emilia Romagna, inoltre, una recente delibera prevede la gratuità per tutti i contraccettivi per le donne fino ai 25 anni di età e per le donne dai 26 ai 45 anni che appartengono a categorie svantaggiate. 

Ma le iniziative di singole regioni non bastano: «Noi proponiamo - dicono i membri del Comitato - la gratuità generalizzata a tutta la popolazione, in tutto il territorio nazionale». 

Cosa accade in Europa

La Francia è il Paese numero uno per l'accesso alla contraccezione in Europa ed è anche il Paese con il più alto tasso di fecondità. Sembra quindi che procreazione consapevole non significhi fare meno figli. Anzi, è il contrario. È quanto emerge dall’Atlante europeo della Contraccezione edito dall'European Parliamentary Forum on Population & Development che verrà presentato per la prima volta in Italia nel corso della conferenza del 14 febbraio. Nella mappa europea sulla moderna contraccezione, l’Italia si classifica solamente al 26° posto.  I punteggi attribuiti ai 45 Paesi dell’Europa geografica sono basati sull'accesso ai contraccettivi, sulla diffusione dei servizi di counseling e sulla efficacia dell’informazione online. 

In generale nei Paesi dell’Europa occidentale l’accesso alla contraccezione è migliore di quello dei Paesi dell’Europa dell’Est. 

Fa eccezione la Moldavia che si classifica inaspettatamente al quarto posto.  I risultati peggiori sono quelli di Bulgaria, Grecia e Russia.

In sei Paesi dell’Atlante europeo della contraccezione, Albania, Armenia, Azerbaijan, Georgia, Grecia e Russia, non esistono siti web di nessun tipo, né privati né pubblici, dedicati ai metodi contraccettivi. In questi Paesi è stato riscontrato un uso scarso dei contraccettivi e un elevato numero di aborti. 

Per quanto riguarda i costi, 25 Paesi non prevedono alcun tipo di rimborso e in Slovacchia il divieto di rimborsabilità è stabilito addirittura per legge. La Turchia offre gratuitamente alcuni tipi di contraccettivi, ma solamente alle donne sposate. La contraccezione di emergenza (la pillola del giorno dopo) è legale in tutti e 45 i Paesi coinvolti nell’indagine, ma in Albania, Ungheria e Russia è ancora richiesta la prescrizione medica.