Aceti (Fnopi): «Le liste di attesa rischiano l’impasse»

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Aceti (Fnopi): «Le liste di attesa rischiano l’impasse»

di redazione

A distanza di oltre cinque mesi dall'approvazione del nuovo Piano nazionale liste d’attesa 2019-2021 e di tre mesi dalla prima scadenza prevista per il recepimento e l’adozione del Piano regionale, ci sono ancora quattro Regioni che non hanno adottato un proprio Piano: Provincia di Bolzano, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata e Sardegna. Friuli-Venezia Giulia e Provincia di Bolzano non hanno neanche recepito formalmente l’Intesa Stato-Regioni.

A segnalarlo è Tonino Aceti, portavoce della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), secondo il quale le liste d'attesa rischiano l'impasse se il ministero della Salute «non interverrà con il suo ruolo di reale garante per tutti dell’attuazione di un’innovazione reale delle politiche sanitarie regionali, in grado di essere percepita subito da parte dei cittadini».

La tempistica per il solo recepimento formale dell’Intesa da parte delle Regioni, ricorda il portavoce Fnopi, è stata molto differenziata: si passa per esempio dai 35 giorni della Puglia ai 70 della Campania agli 84 della Liguria agli 89 della Calabria ai 102 della Sardegna ai 137 della Lombardia.

Le Regioni che hanno rispettato il termine dei 60 giorni entro il quale recepire formalmente l’Intesa e adottare il proprio Piano regionale di Governo delle Liste di Attesa sono cinque: Valle D’Aosta (56 giorni), Emilia-Romagna (52 giorni), Marche (53 giorni), Puglia (55 giorni), Sicilia (49 giorni). Di poco fuori tempo massimo, il Molise con 66 giorni, l’Umbria e la Toscana con 73 giorni.

«Ciò che ora serve dal livello centrale – sottolinea Aceti - è l’esercizio di un ruolo forte nel controllo delle misure inserite nei Piani regionali, la verifica sul loro grado di congruità rispetto ai parametri nazionali e la loro effettiva implementazione nel più breve tempo possibile e in tutto il territorio nazionale. Devono arrivare però anche risposte concrete alle carenze del personale sanitario, a partire da quello infermieristico – evidenzia il portavoce Fnopi - che oggi si attesta, considerando l’ospedale e il territorio, insieme agli effetti di Quota 100, a 75 mila unità. Un problema che va affrontato subito».