Cancro. Il servizio sanitario fatica ma tiene: i pazienti spendono di tasca propria 100€ al mese

L'indagine

Cancro. Il servizio sanitario fatica ma tiene: i pazienti spendono di tasca propria 100€ al mese

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La malattia è un fattore di debolezza nel mondo del lavoro soprattutto per le categorie già fragili: per le donne, per i lavoratori con più di 55 anni, per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti
di redazione

Per molte famiglie, 100 euro in più o in meno al mese possono fare la differenza. Ma sono ancora tanti se si pensa che sono quelli usati per fronteggiare la malattia più temuta, cioè il cancro? E che più della metà di essi non sono prettamente spese mediche?

È tanto quel che spendono i malati di cancro italiani di tasca propria (126€ per l’esattezza) per coprire le spese a cui il servizio sanitario non fa fronte secondo l’11° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, promosso da FAVO e realizzato da Datamining, in collaborazione con Aimac, INT di Milano e Pascale di Napoli, presentato ieri in Senato in apertura dei lavori della 14ª Giornata nazionale del malato oncologico.

I malati di cancro in Italia sono circa 3.300.000, di cui quasi 700 mila in trattamento. Per loro il Ssn spende circa il 14% della spesa sanitaria complessiva, una quota pari a circa 16 miliardi di euro (dato stimato per il 2018) che comprende tutta la filiera dei servizi sanitari attraversati dal paziente oncologico (di prevenzione, diagnostici, specialistici, ospedalieri e chirurgici, farmaceutici, radioterapici, domiciliari e residenziali).

Mentre ammonta a circa quasi 5 miliardi di euro la spesa complessiva annua spesa sostenuta direttamente dai malati (2miliardi e 635 milioni per spese mediche e 2miliardi e 243milioni per spese non mediche). 

Circa 1.515 euro all’anno per ogni malato, quindi. Pur nascondendo questa cifra media un’inevitabile e ampia differenza tra malato e malato. 

Entrando nel merito delle spese sostenute dai malati (e sempre tenendo conto che si tratta di valori medi che nascondono un’ampia variabilità), per quel che concerne le spese mediche sono le visite specialistiche quelle per cui i malati spendono di più (1,182 miliardi di euro pari a 358 euro annui a malato); seguono i farmaci (808 milioni di euro, pari a 244 euro a malato), seguono gli interventi di chirurgia sostitutiva (425 milioni, 128 euro a malato). 

«Il nostro sistema sanitario consente a tutti i cittadini di accedere ai trattamenti necessari per la diagnosi e la cura dei tumori. Malgrado ciò, dall’indagine effettuata da FAVO-Aimac, esistono problematiche legate alla necessità, in alcuni casi, di effettuare accertamenti al di fuori del SSN a causa delle lunghe liste d’attesa, come documentato dalla serie di rilevanti spese sostenute dai malati», dice Giordano Beretta, presidente eletto dell’AIOM. 

Per quel riguarda le spese non mediche, ben il 70% è assorbito dai trasporti con 947 milioni di euro (286 euro a malato) e dalle spese alberghiere, per vitto/alloggio in caso di spostamento (621 milioni, cioè 188 euro a malato). Dato, questo, che svelano la triste necessità di una larga fetta di malati di ricorrere a cure lontano dal proprio luogo di residenza. 

Lavoro e reddito a rischio

Se il sistema sanitario regge, la sofferenza maggiore si registra sul fronte sociale, indagate dalla stessa indagine FAVO - Aimac. 

Il disagio si avverte soprattutto negli aspetti relativi a lavoro e reddito. Per quanto riguarda il lavoro, tra i pazienti attivi al momento dell’insorgere della malattia, il 36% segnala un calo del rendimento lavorativo e solo il 55% dichiara di aver potuto mantenere il proprio reddito ai livelli precedenti. 

Lo studio evidenzia come la malattia rappresenti un fattore di debolezza nel mondo del lavoro soprattutto per le categorie già fragili: per le donne, che hanno perso giornate di lavoro o studio nel doppio dei casi degli uomini; per i lavoratori in età tra 55 e 64 anni, che nel 45,8% dei casi hanno perso da 6 mesi ad un anno di lavoro nel corso dell’ultimo anno, e per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti.  

Per quanto riguarda i caregiver lavoratori, emerge che in un mese hanno perso circa 20 giorni di lavoro; circa un terzo ha subito una riduzione di reddito dal momento in cui ha iniziato ad occuparsi del paziente. La riduzione ammonta in media al 29% del reddito percepito, con punte di oltre il 70% (per il 18,5% degli intervistati).

Per ciò che attiene alla situazione economica delle famiglie coinvolte, il 64,3% dei malati intervistati afferma che il complesso delle spese sostenute nell’ultimo anno ha inciso molto o abbastanza sul bilancio familiare e che è stato necessario modificare le abitudini di spesa. 

Circa un quarto del campione ha dichiarato di aver dovuto rinunciare o ridurre l’acquisto e l’uso di ausili o cure a pagamento  e le rinunce hanno riguardato farmaci non coperti dal Servizio Sanitario (15,8%), spese di viaggio e trasporto (11,2%), visite e accertamenti (9,2%), trattamenti riabilitativi (7,8%), supporti assistenziali a pagamento (7,4%), dispositivi e protesi (5,3%) e interventi chirurgici (4,8%).

«La rappresentazione del costo reale del cancro si arricchisce così di nuovi elementi rilevanti e di fondamentale utilità per la programmazione delle politiche sanitarie e per l’allocazione corretta delle risorse da parte dei decisori politici. La considerazione dei costi sociali, infatti, obbliga prima di tutto ad ampliare lo spettro temporale delle decisioni e dei loro effetti», ha detto il presidente FAVO Francesco De Lorenzo.

«Urgente rivedere supporti economici sociali e socio-sanitari»

«I lavoratori malati di cancro non sono tutti uguali nonostante il dettato costituzionale (art. 38, co. 2) che impegna lo Stato a predisporre strumenti di previdenza per soccorrere alle esigenze di vita in caso di malattia e di invalidità di tutti i lavoratori, senza distinguere tra subordinati e autonomi o liberi professionisti! L’indennità di malattia, anche per lunghi periodi di astensione dal lavoro, è un diritto garantito solo ai lavoratori dipendenti, mentre molto poco è stato fatto finora per alcune categorie di lavoratori autonomi ed ancor meno per i liberi professionisti. Anche chi tra loro riesce a guarire dal cancro, rischia la morte sociale e lavorativa. È necessario e urgente un intervento legislativo che corregga discriminazioni e ineguaglianze di trattamento tra lavoratori subordinati ed autonomi che affrontano la malattia come anche per i caregiver oncologici», afferma Elisabetta Iannelli, Segretario di FAVO”.

«A distanza di 6 anni dalla precedente ricerca, la situazione sociale dei malati di cancro non sembra essere migliorata, ed anzi le difficoltà psicologiche, economiche e lavorative sembrano essersi accentuate ed aggravate», sottolinea Carla Collicelli del CNR-ITB, tra le autrici del capitolo del Rapporto FAVO dedicato ai costi sociali ed economici della malattia. «È urgente rivedere radicalmente il quadro dei supporti economici sociali e socio-sanitari che fanno da contorno alle cure cliniche e condizionano pesantemente il vissuto dei malati e dei loro caregiver».