Carceri. Simpse: vaccinazione Covid prioritaria per personale e detenuti “fragili”

L'appello

Carceri. Simpse: vaccinazione Covid prioritaria per personale e detenuti “fragili”

di redazione

I detenuti devono essere considerati «una popolazione “fragile” sotto il profilo sanitario, a rischio oggettivo, ma le cui implicazioni giuridiche, nel caso di una positività sintomatica al Sars-CoV-2, condizionerebbero una gestione in sicurezza complessa e in sé potenzialmente patogena». A dirlo è Luciano Lucanìa, presidente della Società italiana di medicina e sanità nei penitenziari (Simspe).

I servizi sanitari delle Aziende sanitarie territoriali hanno intercettato i positivi tra coloro che sono entrati in ambiente detentivo, i quali sono stati isolati secondo protocolli e ammessi in comunità solo dopo essersi definitivamente negativizzati.

Tuttavia, resta il problema di chi in carcere si trova già. A oggi, i detenuti in eccesso nelle nostre carceri sono poco più di 3 mila, e, secondo i dati del ministero della Giustizia aggiornati all’11 gennaio, quelli positivi al Covid-19 erano 624, con un trend in aumento. Gli agenti della polizia penitenziaria positivi al coronavirus, alla stessa data, erano 708.

«I detenuti sono una coorte di popolazione confinata con limitate possibilità di interscambio con l’esterno. Da questa considerazione – sostiene il presidente Simspe – appare prioritaria la vaccinazione del personale, inteso nella globalità e indipendentemente dall’amministrazione di provenienza, che accede all’interno degli istituti di pena e ha contatti diretti con i reclusi. Per questi, credo che vi sia una via razionale di proposizione della vaccinazione, cioè quella legata ai fattori clinici. Nell’insieme dei detenuti vi è una percentuale non indifferente di persone in età avanzata e pluripatologie. Questi, accuratamente identificati in ciascuna sede detentiva, dovrebbero essere sottoposti a vaccino, soprattutto se, sotto il profilo giuridico, sono detenuti in espiazione di pena detentiva e indipendentemente dalla durata della pena residua».