Coronavirus. Anmar: Serve un piano straordinario per la reumatologia italiana

L’appello dei pazienti

Coronavirus. Anmar: Serve un piano straordinario per la reumatologia italiana

di redazione

«C’è bisogno, al più presto, di un piano straordinario per la reumatologia italiana. Servono risposte e indicazioni precise e uniformi su tutto il territorio nazionale per gli oltre 5 milioni e mezzo di uomini e donne colpiti da patologie reumatologiche» anche «in questi mesi difficili contraddistinti dalla pandemia di COVID-19».

A chiederlo sono i rappresentanti dei pazienti durante una conferenza stampa on line organizzata venerdì 10 aprile dall’Anmar Onlus (Associazione nazionale malati reumatici). In questa direzione va il Registro Coronavirus e malattie reumatologiche, progetto recentemente attivato dalla Società italiana di reumatologia (Sir), illustrato all'inizio della conferenza stampa dal presidente Luigi Sinigaglia.

«Come prima cosa va garantita la continuità terapeutica. Riceviamo troppe segnalazioni di carenze di alcuni farmaci che sono entrati nei protocolli per il trattamento d’infezione da COVID-19», soprattutto nelle Regioni più colpite dalla pandemia come Lombardia o Veneto, avverte la presidente Anmar, Silvia Tonolo. «Si rischia così riacutizzazione di gravi patologie. Vanno poi trovate nuove modalità per la gestione delle cronicità e riviste le liste d’attesa per esami e cure» aggiunge.

L’emergenza Coronavirus «è destinata a durare ancora a lungo, forse fino a estate inoltrata» prevede Mauro Galeazzi, past president Sir. Perciò «vanno trovate nuove soluzioni per salvaguardare la salute e il benessere di uomini e donne colpiti da patologie che possono anche essere fatali. Diversi reparti di Reumatologia del nostro Paese non sono più attivi perché attualmente destinati alla medicina interna o alla terapia intensiva. Lo specialista reumatologo deve comunque cercare di rimanere in contatto con i pazienti e rispondere ai loro dubbi e richieste. Una possibile soluzione – suggerisce - è rappresentata dalla telemedicina di cui va implementato l’uso attraverso nuove collaborazioni tra specialisti, medici di medicina generale e associazioni di pazienti».

«In ambito EULAR abbiamo predisposto un’apposita Task Force – spiega Annamaria Iagnocco, presidente eletto dell’European League Against Rheumatism (EULAR) -per promuovere e coordinare una serie di iniziative internazionali in questo periodo di pandemia COVID-19. Per esempio, è stato creato un database europeo in cui si stanno raccogliendo dati su casi clinici di pazienti adulti e pediatrici con COVID-19 e con malattie reumatiche e muscoloscheletriche. Tale database – precisa - consentirà di descrivere gli aspetti peculiari di tali quadri e monitorarne l’evoluzione anche in base al trattamento».

Al momento «non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino un maggiore rischio di infezione da Coronovirus in caso di una malattia reumatologica» interviene Rosa Daniela Grembiale, docente di Reumatologia dell'Università Magna Graecia di Catanzaro. «Invitiamo quindi tutti i pazienti a seguire le indicazioni dei medici e non sottrarsi alle cure per paura di possibili contagi. L’indicazione generale è quella di non sospendere o ridurre autonomamente le cure, ma cercare di osservare le raccomandazioni di protezione individuale e di distanziamento sociale emanate a livello nazionale. La somministrazione di farmaci immunosoppressivi va sospesa solo se insorgono sintomi di tipo simil-influenzale come febbre o tosse. Si tratta di una normale prassi medica che va eseguita indipendentemente dal COVID-19. Per quanto riguarda invece l’avvio di nuove terapie immunosoppressive o con farmaci biologici, in questo periodo critico per il sistema sanitario, la scelta spetta solo al reumatologo. È preferibile iniziare questi trattamenti, che presentano un rischio infettivo, solo nei casi di alcune patologie che possono avere effetti fortemente negativi sulla salute o causare danni a organi vitali».