Coronavirus. Favo: un'amara delusione per i lavoratori malati di cancro

Cura Italia

Coronavirus. Favo: un'amara delusione per i lavoratori malati di cancro

di redazione

Qual è il medico che deve rilasciare la certificazione prevista dal decreto Cura Italia per giustificare l’assenza dal lavoro dei malati di tumore, coperta da indennità di malattia equiparata al ricovero ospedaliero?

Su questo punto la Favo aveva segnalato i gravi problemi applicativi che finora hanno impedito di esercitare il diritto per tutelare questa fascia di lavoratori che per le pregresse patologie sono considerati maggiormente a rischio di contagio da Covid-19 e più fragili anche per quanto riguarda le chance di cure e di guarigione dal virus.

Secondo Favo, infatti, bon era chiaro se le due certificazioni mediche fossero di competenza dei medici legali delle Asl, dei medici competenti in ambito aziendale o dei medici di medicina generale. La Federazione si era pertanto promotrice di un emendamento che è stato presentato in commissione Bilancio del Senato per semplificare la procedura, prevedendo una unica semplice certificazione del medico di famiglia e la specifica che il periodo di assenza dal lavoro non rientrasse nel periodo di comporto, al fine di tutelare il posto di lavoro messo a rischio dalle prolungate assenze già dovute alla patologia oncologica.

Purtroppo, però, l’art.26 contenuto nel maxiemendamento al Ddd di conversione del decreto approvato in Senato «non risolve affatto le difficoltà applicative segnalate in precedenza poiché prevede ancora una doppia prescrizione rilasciata “dalle competenti autorità sanitarie nonché dal medico di assistenza primaria che ha in carico il paziente”». E nulla è detto dell’esclusione del periodo di comporto dall’assenza dal lavoro.

La modifica dell’art. 26 come proposta nell’emendamento Favo «era, anzi è, particolarmente necessaria in considerazione dell’aumentato rischio di contagio da COVID-19 per i malati oncologici e per tutte le persone immunodepresse» (circa il 20% del totale dei decessi per Coronavirus si è registrato tra i malati di cancro. «È doveroso consentire, anzi incentivare, la permanenza a casa di queste persone e l’allontanamento dai luoghi di lavoro – prosegue Fvo - tutelando con misure aggiuntive il posto di lavoro già messo a rischio dalle ripetute assenze per visite, esami e terapie salvavita».

«In totale spregio di quanto segnalato dalla Favo e da altre organizzazioni di tutela delle persone malate e disabili – conclude la Federazione - il Senato ha approvato un testo di legge che dovrebbe tutelare i lavoratori più fragili e che invece promette qualcosa di irrealizzabile e che ricorda tanto il supplizio di Tantalo».