La corsa a ostacoli dei malati per avere i super-farmaci di nuova generazione

Indagine Cittadinanzattiva

La corsa a ostacoli dei malati per avere i super-farmaci di nuova generazione

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Le lacune del “sistema farmaci innovativi” nell’indagine civica realizzata da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
di redazione

Passaggi burocratici che rallentano l’arrivo dei medicinali ai pazienti; non rari casi di indisponibilità dei farmaci per difficoltà di approvvigionamento; centri specialistici abilitati a prescrivere i medicinali sottodimensionati per personale e competenze. 

Sono alcune delle lacune del sistema farmaci innovativi in Italia, vale a dire quei farmaci caratterizzati da un particolare valore aggiunto rispetto agli standard terapeutici e pertanto garantiti anche con risorse dedicate.

A rilevarle l’indagine civica sull’accesso ai farmaci innovativi realizzata da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato con il contributo non condizionato di MSD.

L’indagine ha coinvolto 286 professionisti sanitari (medici prescrittori di farmaci innovativi e i farmacisti del Servizio Sanitario Nazionale) valutando diversi aspetti in tema di accessibilità ai farmaci innovativi. 

«L’accesso alle terapie farmacologiche, anche innovative, è uno degli ambiti in cui più di frequente riscontriamo disparità regionali nell’organizzazione dei servizi e disuguaglianze fra i cittadini. Temiamo fortemente che le riforme attualmente in discussione per le autonomie differenziate possano peggiorare ulteriormente la situazione», dichiara Francesca Moccia, vice segretaria generale di Cittadinanzattiva. «Per questo stiamo lavorando affinché vada in porto la nostra proposta di riforma dell’art.117 della Costituzione, che mira a rafforzare e a restituire centralità alla tutela del diritto alla salute in modo tale che nessuna inerzia o vincolo istituzionale possa compromettere la garanzia di tale diritto in qualsiasi parte del territorio del nostro Paese».

Aspettando il nuovo farmaco

Il primo dato che emerge dall’indagine è un fenomeno noto da tempo: quello dei ritardi nella reale disponibilità dei farmaci innovativi per i pazienti. 

Ad incidere, in particolare, sono i tempi e i passaggi burocratici: dall’inserimento del farmaci nel prontuario terapeutico regionale o aziendale alla prescrizione occorrono mediamente da 1 a 3 mesi (per circa il 40% dei professionisti); dalla pubblicazione della delibera all’approvvigionamento, possono trascorrere dai 31 ai 120 giorni (per circa un terzo dei professionisti).

Quando il farmaco non c’è

Finita questa fase iniziale, i problemi però non finiscono. Sebbene si tratti di farmaci utilizzati il più delle volte per malattie gravi, non è raro che si verifichino fenomeni di indisponibilità del medicinale. 

Il 58% dei medici e il 35% dei farmacisti dichiarano che il farmaco innovativo è sempre disponibile e, in caso di indisponibilità, quasi la metà dei medici riferisce che il Centro contatta quello di prossimità per un “invio protetto” ed informa la persona sui centri alternativi presso cui rivolgersi.

Secondo il 31% dei farmacisti, il Centro provvede a richiedere l’invio del farmaco alla farmacia della struttura che ne è sprovvista ed informa la persona dell’impossibilità di erogare il farmaco; inoltre nel 23% dei casi si contatta la persona per rinviare l’appuntamento/visita.

Non stupisce, allora, che benché in in misura contenuta, esista un problema di liste di attesa per i pazienti eleggibili al trattamento. Lo conferma il 16% dei medici e il 25% dei farmacisti. La causa principale è il mancato approvvigionamento dei farmaci, seguono i criteri di priorità di carattere clinico o sociale, ad esempio il criterio della residenza, e di budget (perché insufficiente o non ancora individuato).

In caso di budget insufficiente, il 51% dei medici e il 33% dei farmacisti dichiarano di non sapere quali strategie la struttura metta in campo per rispondere ai bisogni di cura delle persone.

Maggiori criticità nell’accesso si evidenziano per i cittadini provenienti da altre Regioni: il 16% dei medici e il 45% dei farmacisti riferiscono che per questi paziente l’accesso non è mai o raramente garantito. Per gli stranieri l’accesso alle terapie innovative non è mai o è raramente garantito, come dichiara il 19% dei medici e il 29% dei farmacisti.

Emerge infine l’esigenza da parte dei professionisti di semplificare le attività di compilazione dei registri AIFA e degli ulteriori registri regionali e aziendali che rendono ulteriormente gravoso lo svolgimento della loro attività professionale e per questo chiedono una semplificazione delle schede, la messa a punto di software tra loro comunicanti e la possibilità di avere un ritorno dei dati.

Centro carente

Problematica anche la tenuta dei centri prescrittori. Seppur medici e farmacisti ritengono che il numero dei Centri sia adeguato ai bisogni di accesso ai farmaci innovativi (73,5% dei medici e 77% dei farmacisti), allo stesso tempo si segnala che il Centro è sottodimensionato per dotazioni tecnologiche e strumentali, di personale e di capacity della struttura (66% dei medici e 50% dei farmacisti).

La scelta dei criteri per individuare il Centro, a detta della gran parte dei professionisti, si basa principalmente sulla comprovata esperienza, sulla disponibilità e adeguatezza di strumentazioni e tecnologie nella gestione delle patologia. Altri criteri, come la raggiungibilità da parte del paziente, sono ancora poco considerati.

Tra Commissioni e Prontuari

Tra i dati emersi dall’indagine anche la distanza tra i professionisti che maneggiano i farmaci (medici e farmacisti) e le strutture di vertice che ne dovrebbero garantire un utilizzo appropriato.

Il 64% dei medici e l’85% dei farmacisti dichiarano che è presente nella Regione una Commissione terapeutica regionale (CTR), che ha come prima funzione quella di definire l’appropriatezza clinica. Tuttavia due terzi circa dei medici non conosco le tempistiche e la frequenza delle riunioni della Commissione, ma solo un medico su tre e più di un farmacista su due ritengono che le tempistiche siano coerenti ai bisogni di accesso alle terapie innovative.

Scarsa anche l’informazione da parte dei medici sui tempi di aggiornamento dei Prontuari Terapeutici regionali: il 62%, rispetto al 28% dei farmacisti, risponde di non sapere quali siano i tempi.

Va peggio per quanto concerne le Commissioni aziendali.

Solo il 16% dei medici e il 50% dei farmacisti è informato dell’esistenza della Commissione. Circa il 35% dei medici e il 7% dei farmacisti non conosce i tempi di aggiornamento del prontuario aziendale; circa un medico e un farmacista su tre riferisce che il prontuario viene aggiornato al bisogno. Ma mentre solo poco più di un medico su due ritiene che i tempi di aggiornamento siano aderenti ai bisogni dei pazienti, nel caso dei farmacisti la percentuale sale al 71%.

Le proposte

Visti i risultati dell’indagine, Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato ha chiesto di garantire, a livello regionale e aziendale, l’effettività delle disposizioni nazionali che già prevedono e promuovono la disponibilità automatica alle terapie innovative.

Gli strumenti per farlo non mancano: l’utilizzo corretto dei fondi a disposizione potrebbe già ampliare la platea dei pazienti che possono godere dei farmaci innovativi. Nel 2017, per esempio, «sembrerebbe che non siano stati spesi circa 264 milioni di euro del Fondo farmaci innovativi non oncologici e oltre 85 milioni di euro del Fondo farmaci innovativi oncologici, per un totale di risorse non utilizzate pari a circa 350 milioni di euro», afferma l’associazione. 

Sarebbero necessari, poi, aggiustamenti organizzativi: per esempio i Centri prescrittori non possono essere identificate solo sulla base delle competenze non basta, ma anche assicurando l’adeguamento in termini di personale e dotazioni, per far fronte alle esigenze dei cittadini. Occorre inoltre ridurre i tempi “morti” e “inutili” e semplificare l’attuale assetto burocratico, evitando duplicazioni di funzioni e di “passaggi” che non fanno altro che appesantire l’attività quotidiana dei professionisti sanitari ed incidere sull’accesso alle terapie da parte dei cittadini.