Costi e liste di attesa ci stanno togliendo il diritto alla salute

Rapporto PIT Salute

Costi e liste di attesa ci stanno togliendo il diritto alla salute

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La sanità italiana vista dai cittadini nel XXI Rapporto PIT Salute, dal titolo “Tra attese e costi, il futuro della salute in gioco”.
di redazione

Per una cataratta si aspettano 15 mesi, 13 mesi per una mammografia, 12 mesi per una risonanza magnetica, 10 per una Tac e per una protesi d’anca, 9 mesi per un ecodoppler e 7 per una protesi al ginocchio.  Intanto restano intatti i costi dei ticket per esami diagnostici e visite, mentre crescono quelli per i farmaci e per le prestazioni in intramoenia.

Così gli italiani stanno perdendo il diritto alla salute: tra attese infinite e crescenti esborsi tasca propria per accedere a visite, esami e terapie. 

A fare il quadro della sanità italiana vista dai cittadini è il XXI Rapporto PIT Salute, dal titolo “Tra attese e costi, il futuro della salute in gioco”, presentato oggi da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, con il sostegno di FNOPI, FNOMCeO e FOFI.

Le informazioni presentate in questo Rapporto fanno riferimento all’analisi di 20.163 contatti gestiti dal PiT Salute della sede nazionale, dalle sedi del Tribunale per i diritti del malato presenti sul territorio nazionale e dai servizi PiT Salute locali lo scorso anno.

« Le disuguaglianze che attraversano il SSN devono essere contrastate», dice Tonino Aceti Coordinatore Nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva.

«Chiediamo che Governo e Parlamento approvino con questa Legge di Bilancio l’abrogazione del Superticket, un balzello che ostacola l’accesso alle cure e che incide negativamente sui redditi delle famiglie e sulle casse del SSN. Contemporaneamente chiediamo l’immediata approvazione del nuovo Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa 2018-2020 trasmesso dal Ministero della Salute alla Conferenza delle Regioni. Inoltre è prioritario dare finalmente risposte alle fragilità attuando in tutte le Regioni il Piano Nazionale della Cronicità approvato ormai due anni fa ma recepito solo da sette Regioni».

Costi crescenti

Il rapporto fotografa diversi trend che ormai sembrano essersi definitivamente consolidati. Il primo è quello dei costi a carico dei cittadini. 

Il peso economico dei ticket resta la prima voce in questo ambito. Crescono quelle relative al costo dei farmaci e delle prestazioni in intramoenia (rispettivamente del +4,4% e del +1,6%).

L’accesso alle visite e agli esami e il costo dei farmaci restano dunque per molti cittadini ancora un problema di natura economica, soprattutto per chi non ha facilitazioni quali esenzioni per reddito (come nel caso degli inoccupati) o per patologia (perché non riconosciuta formalmente o durante il percorso di accertamento della diagnosi).

La lunga attesa

In aumento le segnalazioni di lunghi tempi di attesa: a denunciarle oltre la metà dei cittadini (56% nel 2017, era il 54% nel 2016). Si attende soprattutto per le visite specialistiche (39%) e per gli interventi di chirurgia (30%); seguono le liste di attesa per gli esami diagnostici (20,8%) e infine anche per la chemio e radioterapia che arrivano al 10% e fanno registrare un aumento del 100% rispetto all’anno precedente.

Sfiducia nell’assistenza territoriale

Circa il 15% dei cittadini segnala carenze nell’assistenza territoriale, in particolare incontrano difficoltà nell’assistenza primaria di base, ossia quella erogata da medici di famiglia, pediatri e guardie mediche: si segnala il rifiuto delle prescrizioni (30,6%), l’inadeguatezza degli orari (20,7%), la sottostima del problema segnalato dal paziente (15,6%).

Seconda voce è quella dell’assistenza residenziale, per la quale i cittadini lamentano i costi eccessivi (35%), la scarsa assistenza medico-infermieristica (28,9%), le lunghe liste di attesa (24,6%).

Scarsa qualità del servizio, carenza di strutture e di posti letto sono invece i problemi indicati come prioritari per la riabilitazione in ricovero (50,3%), domiciliare (26,9%) e ambulatoriale (23,7%). In particolare, per i servizi di riabilitazione a domicilio, le persone lamentano disagi nella erogazione del servizio (58,7%) e ore insufficienti (41,3%).

In tema di assistenza domiciliare, un terzo circa dei cittadini segnala problemi di informazione e di eccessiva burocrazia, mentre circa il 14% lamenta l’inesistenza del servizio sul proprio territorio.

Chi ne risente di più sono adulti con gravi disabilità (47.3%), anziani appena operati o dimessi (27,7%), malati cronici (18%) e bambini con disabilità (7%).

Invalidità e handicap

Pur in calo rispetto allo scorso anno, le segnalazioni inerenti l’invalidità civile (12,2%) evidenziano come sempre la lentezza dell’iter burocratico (50,5%), a seguire l’esito negativo degli accertamenti (26,7%) e i lunghi tempi per l’erogazione dei benefici e delle agevolazioni (16,6%). Per la convocazione a prima visita si può attendere fino a 7 mesi e mezzo, per la ricezione del verbale fino a 9 mesi e mezzo e per la erogazione dei benefici economici anche 12 mesi. In media per tutto l’iter il cittadino attende 12 mesi.

Presunta malpractice e sicurezza delle cure

Come già emerso negli anni precedenti, diminuiscono ancora le segnalazioni di presunti errori nella pratica medica ed assistenziale: nel 2017 si arriva al 9,8% rispetto al 13,3% del 2016. Per circa il 46% si tratta di presunti errori di diagnosi e terapie. Per la diagnosi le prime tre aree segnalate sono quelle dell’oncologia (20,5%), dell’ortopedia (15,8%) e della ginecologia ed ostetricia (11,7%). Per gli errori terapeutici invece le prime tre aree sono: ortopedia (21%), chirurgia generale (13,5%), ginecologia ed ostetricia (11,5%).

Preoccupa l’incremento di segnalazioni sulle cattive condizioni delle strutture che salgono dal 30,4% al 33,4%. In particolare, i cittadini denunciano macchinari obsoleti o rotti, ambienti fatiscenti, scarsa igiene nei bagni o negli spazi comuni. Un trend in aumento negli anni è quello relativo alle infezioni contratte in ambiente sanitario (4,9%).

Assistenza ospedaliera e mobilità

Le segnalazioni su assistenza ospedaliera e mobilità sanitaria rappresentano il 9% del totale. In particolare, in tema di assistenza ospedaliera che raccoglie l’86% delle lamentale, i cittadini denunciano le carenze della rete di emergenza-urgenza, per le lunghe attese al Pronto soccorso (44,4%), la scarsa trasparenza nell’assegnazione del triage (36,2%), e la richiesta di ticket (9,1%).

Seconda voce è quella della mobilità sanitaria (14%), per la quale le persone incontrano problemi relativi ai rimborsi spesa per le cure fuori regione o in altri paesi europei o anche la mancata autorizzazione da parte della ASL.

Farmaci

Si attestano al 3,4% i contatti relativi a problemi nell’accesso ai farmaci. In testa le difficoltà nell’accesso ai farmaci innovativi per l’epatite C (30,4% ma in netto calo rispetto al 44,4% del 2016); seguono, in aumento, le segnalazioni per i farmaci non disponibili (28,2%) e quelle riguardanti la spesa privata per i farmaci (20,4%), compresi quelli per i quali l’accesso è regolato da nota limitativa (6,4%). Difficoltà in aumento anche per i farmaci con piano terapeutico (5,4%) e off label (4,6%). Le aree cliniche più interessate dai problemi di accesso ai farmaci sono l’epatologia (28,2%), l’oncologia (10,7%), l’oculistica (10,6%) e la neurologia (9,8%).