Diabete: migliora l’assistenza. Per 1 paziente su 2 cure al top

Annali AMD

Diabete: migliora l’assistenza. Per 1 paziente su 2 cure al top

Controlli regolari e terapia appropriata per un numero crescente di pazienti
redazione

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Gli Annali dell’Associazione Medici Diabetologi ha valutato l'assistenza ricevuta da 455.662 pazienti (il 6% con diabete tipo 1 e il 91% con tipo 2) visitati nel corso del 2016 in 222 centri di diabetologia

Eseguono regolarmente tutti i controlli necessari per monitorare l’andamento della malattia, riescono a raggiungere i target terapeutici e, in definitiva, a controllare la patologia in modo da prevenire l’insorgenza di complicanze. 

È questo il ritratto dell’assistenza che viene fornita a circa la metà dei pazienti diabetici italiani  e che emerge dagli Annali AMD, il report realizzato dall’Associazione Medici Diabetologi dedicato alla qualità dell’assistenza erogata ai pazienti diabetici. 

Il rapporto si riferisce a 455.662 pazienti (il 6% con diabete tipo 1 e il 91% con tipo 2) visitati nel corso del 2016 in 222 centri di diabetologia e prende atto di un graduale e costante miglioramento della qualità della gestione dei malati su diversi fronti: nel monitoraggio della malattia e dei fattori di rischio cardiovascolare, nel numero di pazienti con valori adeguati di emoglobina glicata, colesterolo e pressione, e nell’impiego più appropriato dei farmaci. 

«La valutazione dell’assistenza, con una raccolta dati sempre più precisa e accurata, è un’intuizione che negli anni ha permesso ad AMD di fornire un contribuito unico e insostituibile all’innalzamento del livello qualitativo del Servizio Sanitario Nazionale in ambito diabetologico», ha commentato Domenico Mannino, presidente AMD. «La sfida a cui siamo chiamati per garantire il mantenimento e il miglioramento di tale livello, a fronte di un costante aumento del bisogno, ci spinge a sfruttare tutte le armi a disposizione: competenze e strumenti tecnologici che ci consentono di fare la differenza per la qualità di vita delle persone con diabete». 

I controlli

Al fine di valutare la qualità dell’assistenza gli Annali AMD analizzano diversi indicatori. Il primo è la tipologia di esami a cui sono sottoposti regolarmente i pazienti. Dalla rilevazione è merso che ricevono almeno una misurazione annuale per: emoglobina glicata (97% dei pazienti, sia di tipo 1, sia di tipo 2), profilo lipidico (69% dei pazienti diabete di tipo 1 e 72% dei pazienti diabete di tipo 2), pressione arteriosa (89% dei pazienti diabete 1, rispetto al 76% del 2011, e 90% di quelli diabete 2, rispetto al 77% del 2011) e funzione renale (valutata con creatininemia nel 73% dei pazienti affetti da diabete di tipo 1 e nell’81% di quelli affetti da diabete di tipo 2). Solo il 22% dei pazienti diabete di tipo 1 e poco più del 20% di quelli di tipo 2, invece, sono stati sottoposti all’esame del piede diabetico (pur essendo una delle più gravi complicanze). E il fundus oculi viene esaminato nel 46% dei pazienti con diabete di tipo 1 e nel 36% dei pazienti con diabete di tipo 2.   

I target

Incoraggianti anche i dati sul raggiungimento degli obiettivi terapeutici. Sono “a target” per valori di emoglobina glicata (HbA1c ≤7%) il 28% dei pazienti tipo 1 e oltre il 50% di quelli tipo 2, mentre diminuiscono in entrambe le tipologie di pazienti le quote di coloro con emoglobina glicata >8%. 

Per il colesterolo LDL, il 49% dei pazienti diabete di tipo 1 e il 58% di quelli diabete di tipo 2 presentano valori di LDL-C inferiori a 100 mg/dl, come raccomandato dalle Linee Guida (Standard Italiani per la cura del diabete mellito, 2018). Il 72% dei pazienti con diabete di tipo 1 e il 52% di quelli con diabete di tipo 2 mostrano valori a target per la pressione arteriosa sia sistolica sia diastolica (<140/90 mmHg). Sono obesi il 40% dei pazienti con diabete di tipo 2 e il 12% di quelli diabete di tipo 1. Non riescono a smettere di fumare il 17% dei diabetici tipo 2 e il 26% dei diabetici tipo 1. Infine, riportano danno renale con ridotto filtrato glomerulare (<60 ml/min) il 7% dei pazienti diabete di tipo 1 e il 26% di quelli diabete di tipo 2 (in netta crescita rispetto all’8% del 2011). Ciò è dovuto all’invecchiamento progressivo della popolazione e alla maggiore diffusione di ipertensione.

Le terapie

Per quel che concerne i trattamenti, tra i pazienti affetti da diabete di tipo 1 quelli che utilizzano il microinfusore sono quasi il 13%, mentre quelli che ricorrono alle iniezioni multiple sono l’87%. Tra quelli con diabete di tipo 2, il 5% non assume farmaci, il 61% impiega solo ipoglicemizzanti orali o altri farmaci iniettabili diversi dall’insulina e oltre il 30% utilizza insulina, da sola o in associazione. In particolare, 6 su 10 pazienti utilizzano metformina, mentre circa un quarto assume un secretagogo. Seppur in calo, l’uso delle sulfaniluree e delle glinidi (che dovrebbe essere ridotto in favore di farmaci con meno effetti collaterali) è dunque ancora rilevante. 

Tra i nuovi farmaci, gli inibitori del DPPIV sono i più impiegati nel 2016 (18%). 

La quota di pazienti non trattati con insulina nonostante valori di HbA1c > 9% (un fondamentale indicatore di inerzia terapeutica) si è ridotta significativamente dal 40% del 2011 al 27% del 2016. Oltre ai trattamenti specifici per il diabete, il 30% dei pazienti con diabete di tipo 1 e il 56% di quelli con diabete di tipo 2 seguono una terapia ipolipemizzante (soprattutto statine). In più, un terzo dei primi e il 70% dei secondi assumono antipertensivi. 

La qualità complessiva dell’assistenza

Sulla base di questi dati gli Annali AMD valutano la qualità di cura complessiva erogata dai servizi diabetologici. Questa viene misurata attraverso l’utilizzo di un punteggio compreso tra 0 e 40 che valuta la capacità dell’assistenza di prevenire il verificarsi futuro di eventi cardiovascolari. L’edizione 2018 mostra come oltre il 50% dei pazienti (rispetto al 40% del 2011), in entrambi i tipi di diabete, si collochi nella migliore fascia di punteggio, raggiungendo un punteggio maggiore di  25 che equivale a livelli di cura complessiva adeguati. Per entrambi i tipi di diabete, solo una minima parte dei pazienti (5%) presenta un punteggio inferiore a 15. 

Infine, l’edizione attuale del rapporto ha misurato alcuni dati di esito finale che “impattano” più pesantemente sulla qualità di vita dei pazienti. In particolare, è emerso che il 39% dei pazienti con diabete di tipo 1 e il 22% di quelli con diabete di tipo 2 sono affetti da retinopatia. L’ulcera del piede interessa lo 0,9% dei pazienti di tipo 1 e 2; rispettivamente lo 0,7% e lo 0,6% necessitano di un’amputazione. 

Anche la prevalenza di pazienti in dialisi è molto bassa (0,3%, uguale per diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2). Infine, è stato colpito da infarto del miocardio lo 0,1% dei soggetti con diabete di tipo 1 e il 4% di quelli con diabete di tipo 2. 

«Sia nel diabete di tipo 1 che nel diabete di tipo 2 si evidenzia un miglioramento dell’assistenza, con attenzione non solo al compenso glicometabolico ma a tutti i fattori di rischio cardiovascolare, una crescita della percentuale di soggetti a target e un più intensivo utilizzo dei farmaci», ha sottolineato Valeria Manicardi, Coordinatore del Gruppo Annali AMD. «Permangono, tuttavia, alcuni gap, come nella registrazione dei dati sugli esiti finali, soprattutto cardiovascolari. È necessario un ulteriore sforzo per registrare in modo più efficace le informazioni cliniche: un’attenzione maggiore alle complicanze potrebbe contribuire a un bilancio ancora più positivo degli esiti di cura, a beneficio dei pazienti. Gli Annali, infatti, non sono una misurazione fine a sé stessa, ma uno strumento di miglioramento della qualità dell’assistenza, perché se non misuri non conosci e se non conosci non puoi migliorare». 

«Gli Annali AMD sono una pubblicazione periodica che, dal 2005 ad oggi, ha tracciato l’evoluzione dei profili assistenziali delle persone con diabete, seguite presso i servizi diabetologici italiani», ha spiegato Nicoletta Musacchio, presidente di Fondazione AMD. «Come un ‘cruscotto dinamico’, permettono il confronto fra i dati attuali e quelli passati e danno la possibilità a ogni singolo centro di auto-valutarsi e identificare le aree critiche per cui attivare processi di miglioramento, in un ciclo continuo di qualità. Oggi il mondo si sta organizzando per usufruire di database articolati, affidandosi alla tecnologia per agevolare importanti decisioni in ogni campo. Anche per curare malattie complesse come il diabete sarà imprescindibile poter contare su banche dati quanto più complete e affidabili, perché dalla qualità della raccolta del dato dipenderà sempre di più la qualità e l’efficacia dell’assistenza».