Il diabete non è uguale per tutti. Se vivi nella Regione giusta hai più diritti

Indagine SID

Il diabete non è uguale per tutti. Se vivi nella Regione giusta hai più diritti

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L'indagine è stata svolta dalla Società Italiana di Diabetologia interpellando i presidenti regionali della società scientifica
di redazione

Un paziente con diabete di tipo 2 insulino-dipendente si sottopone quotidianamente a 3-4 iniezioni di insulina per controllare la malattia. In genere, ogni volta, prima dell’iniezione, misura i livelli di glicemia per essere sicuro del corretto dosaggio dell’ormone. Talvolta la misurazione può rendersi necessaria anche in altri momenti del giorno, per esempio in presenza di sintomi di ipoglicemia. 

Ciò fa sì che un paziente diabetico abbia bisogno di misurare la glicemia anche 150 volte al mese. 

Quasi sempre, l’occorrente per misurare la glicemia è offerto gratuitamente dalla servizio sanitario in quantità sufficiente ad assicurare un così alto numero di controlli. 

Ma se quel paziente vive in Sicilia, la sua Regione gli offrirà gratuitamente non più di 25 strisce reattive per la misurazione al mese. Il necessario per 5/6 giorni di gestione della malattia. Le rimanenti le dovrà comprare di tasca propria.

È uno dei mille esempi di disomogeneità nella fruizione del diritto alla salute dei pazienti diabetici in Italia. Un diritto che sempre più è condizionato dal luogo di residenza. 

Alcuni di questi sono stati rilevati dal un’indagine elaborata dalla Società Italiana di Diabetologia interpellando i presidenti delle sezioni regionali SID.

«Questo lavoro nasce dalla considerazione che, come noto da tempo, esiste in Italia una notevole variabilità interregionale nella gestione della malattia diabetica», dice il presidente della Società Italiana di Diabetologia Francesco Purrello. «Sino ad oggi, tuttavia, tali informazioni non erano state raccolte, analizzate e misurate in modo sistematico cosa che invece viene fatta nel presente documento». 

Diversi gli indicatori analizzati dall’indagine SID. 

Farmaci: Regioni sopra l’Aifa

I farmaci antidiabetici, per cominciare. Per quel che concerne quelli appartenenti alle classi più innovative (quali inibitori di DPP-IV, agonisti recettoriali del GLP-1, inibitori di SGLT2 o nuovi analoghi dell’insulina) la ricerca ha rilevato che non tutti i farmaci sono rimborsati in tutte le regioni. Inoltre, alcune regioni, nel tentativo di contenere la spesa, hanno adottato misure che impattano sulle modalità di prescrizione e dispensazione dei medicinali. 

Emilia Romagna e Veneto, in particolare, hanno promulgato delibere di indirizzo volte a porre limitazioni quantitative all’uso dei farmaci innovativi in aggiunta ai criteri clinici di restrizione della rimborsabilità già definiti da AIFA. In Emilia Romagna, inoltre, la distribuzione di questi farmaci viene effettuata esclusivamente dalle farmacie degli ospedali o delle ASP, e non dalle farmacie territoriali. 

Presidi: risparmi VS scelta

Altro ambito di grande variabilità è quello dei presidi, fondamentali per la gestione della malattia (reflettometri, strisce reattive, pungidito, aghi da  penna di insulina).

Se per le strisce reattive (la cui disponibilità gratuita passa dalle 25 al mese della Sicilia alle 150-250 delle altre Regioni) il problema è il numero di prodotti offerti; in altri casi entrano in gioco problemi di accessibilità al presidio sanitario. 

Molte Regioni hanno infatti provveduto all’assegnazione dei presidi tramite gara e con distribuzione diretta (ad esempio Emilia-Romagna, Liguria e Piemonte): se ciò da un lato ha consentito forti risparmi dall’altro ha imposto una limitazione degli strumenti utilizzabili. Questa restrizione della libera scelta è stata molto criticata dai pazienti e dalle loro associazioni. 

A questo proposito, la SID ha confrontato anche il prezzo di acquisto a carico delle Regioni  di strisce reattive, pungidito e aghi da  penna di insulina rilevando differenze fino al 600% tra una Regione e l’altra. Per quello che concerne le strisce, il prezzo più basso (0,20 euro/striscia) è stato riscontrato in Emilia-Romagna, Liguria e Piemonte, mentre quello più alto (0,59 euro/striscia) nel Lazio; per quel che concerne le lancette pungidito, il più basso (0,028 euro/lancetta) è stato rilevato in Liguria, il più alto (0,170 euro/lancetta); infine, i costi degli aghi: il più basso (0,040) in Liguria, il più alto (0,165) nel Lazio.

Microinfusori non per tutti

Variegata è anche la situazione dell’offerta dei microinfusori insulinici, che sono rimborsati dal Ssn in tutte le Regioni nel caso del diabete tipo 1 e donne diabetiche in gravidanza, ma solo in alcuni casi (o affatto nel caso di Trentino-Alto Adige, Emilia Romagna e Umbria) se i pazienti hanno il diabete di tipo 2. 

Nè va meglio per quel che riguarda la diffusione centri per la cura del piede diabetico. 

Piede diabetico dimenticato

Dai dati raccolti è emerso che solo in Friuli Venezia Giulia e Liguria il 100% dei centri diabetologici effettua un ambulatorio podologico; nelle regioni Marche, Piemonte, Valle D’Aosta, Toscana e Umbria il 75% dei centri; in Emilia Romagna il 50%; le restanti regioni infine hanno un ambulatorio podologico dedicato solo nel 25% dei centri diabetologici.

Infine, carente risulta legislazione regionale sul diabete, in molte Regioni non sono ancora attivati i comitati diabetologici, che dovrebbero riunire a livello regionale le rappresentanze di pazienti, professionisti e società scientifiche. Per non parlare della rete informatica, che permetterebbe una gestione ottimale e realmente integrata con i medici di medicina generale, che è ancora praticamente assente, se si escludono due Regioni.

Diritti a rischio

«La importante disomogeneità tra le diverse regioni nella regolamentazione dell’accesso a farmaci e presidi per il diabete pone un serio problema di “disuguaglianza” tra i cittadini», dice Agostino Consoli, presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia. «Su questo  occorre che si faccia un ragionamento sereno, che deve andare nell’ottica di ridurre il più possibile queste disparità. Emergono  anche, dall’analisi fatta dalla SID, differenze organizzative tra le varie Regioni che possono avere un impatto importante sulla spesa e  sulla sua razionalizzazione».