Eccellenze e diseguaglianze. I paradossi dell'Italia della sanità

Rapporto Ocse

Eccellenze e diseguaglianze. I paradossi dell'Italia della sanità

Promosso, sì, il nostro sistema sanitario nazionale. E anche con buoni voti complessivi. Ma se in alcune aree possiamo vantare risultati di eccellenza, in altre abbiamo ancora molto da recuperare

di Michele Musso

Come si concilia la percezione, fin troppo diffusa, di un Servizio sanitario nazionale deficitario, pieno di inefficienze, investito da ricorrenti episodi di malasanità e corruzione, con indicatori di salute che, numeri alla mano, mostrano invece risultati di tutto rispetto, non di rado al top delle “classifiche” internazionali? Come si conciliano performance da “primi della classe” con risorse economiche da “fanalino di coda”, oltretutto in costante compressione da anni?

Eppure è così: ancora una volta l'Italia si conferma Paese di paradossi e contraddizioni. E ancora una volta la conferma viene dalla sanità. A certificarlo, da ultima, è l'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (o, se preferite, l'Oecd, Organisation for economic cooperation and development), della quale oggi fanno parte 34 Paesi nel mondo.

Giovedì 15 genaio è stato presentato a Roma il Rapporto sulla qualità dell'assistenza sanitaria italiana che l'Ocse ha realizzato con la collaborazione dell'Agenas, la nostra Agenzia per i servizi sanitari regionali.

A sottolineare gli interrogativi che suscita il nostro sistema sanitario è stata Francesca Colombo, responsabile della Health division del Directorate of employment, labour ad social affairs (Delsa) dell'Ocse, che, come lei stessa ha premesso nel presentare la sintesi del Rapporto al ministero della Salute, se li è sentiti porre anche dai suoi colleghi dell'Organizzazione.

La risposta, tutto sommato, è piuttosto semplice ed è sintetizzabile in un elemento che conosciamo benissimo: le differenze a livello regionale e territoriale. In altre parole, è vero che i dati sugli esiti di salute a livello “macro” sono complessivamente positivi e non di rado eccellenti, ma poi, una volta disaggregati per aree geografiche e assistenziali mostrano differenze anche molto evidenti tra loro. Talchè in alcune parti del Paese si raggiungono risultati di tutto rispetto, da fare invidia al resto del mondo, mentre in altre il terreno da recuperare (anche in relazione alle medie Ocse) è ancora parecchio.

Dove brilliamo. Qualche esempio, a cominciare da quelli di cui possiamo vantarci: l'aspettativa di vita di chi nasce oggi in Italia è di 82,3 anni, la quinta più alta fra i 34 Paesi Ocse. I tassi di ricovero ospedaliero per asma, diabete, malattie polmonari croniche (Bpco, broncopneumopatia cronica ostruttiva) sono tra i migliori dell’area Ocse e anche quelli di mortalità a seguito di ictus o infarto sono ben al di sotto della media dei 34 Paesi. A questi risultati arriviamo con una spesa assolutamente contenuta: poco più di 3 mila dollari a testa; molto meno di Paesi con i quali confiniamo, tipo la Francia (4.121 dollari), la Germania (4.650 dollari) e l'Austria (4.593 dollari). E il personale sanitario «offre, nel suo complesso, un'assistenza di alta qualità».

Ma non è tutto oro... Tuttavia, osservano gli esperti dell'Ocse, questi dati aggregati, sebbene rassicuranti, mascherano profonde differenze regionali. Per esempio, proprio i tassi di ricoveri ospedalieri per condizioni come l’asma e la Bpco variano significativamente. Per dire: il numero di bambini ricoverati in ospedale con un attacco d’asma in Sicilia è cinque volte superiore rispetto alla Toscana e i ricoveri per malattie polmonari croniche variano del doppio, con 1,5 ricoveri per 1.000 abitanti in Piemonte e 3,07 in Basilicata.Quanto ai parti cesarei è risaputo che siamo tra i peggiori: a livello nazionale sono circa il 25% del totale, ma l’incidenza è sensibilmente più alta nelle Regioni del sud; per esempio, in Campania si supera il 45%, mentre in Trentino Alto Adige i valori sono molto più bassi (Bolzano 13,6%; Trento 14,5%).

D'altra parte, osservano gli esperti Ocse, l'Italia è un Paese caratterizzato da una forte eterogeneità sociale ed economica. Basti questo esempio: la Provincia autonoma di Bolzano ha un Pil procapite di 39.170 dollari e un tasso di disoccupazione del 4,1%; in Campania il Pil procapite è di 17.120 dollari e il tasso di disoccupazione sfiora il 20%.

Questa eterogeneità si riflette anche nel sistema sanitario nonostante i tentativi di armonizzazione, che hanno peraltro subito un forte condizionamento dalla riforma costituzionale del 2001 che «ha contribuito a creare 21 sistemi sanitari regionali, con differenze notevoli sia per quanto riguarda l'assistenza che gli esiti».

E la difficile congiuntura che si protrae ormai da diversi anni non ha contribuito certo a migliorare la situazione. Anzi, la qualità delle prestazioni dei sistema e la sua riorganizzazione «hanno assunto un ruolo secondario quando la crisi economica ha iniziato a colpire».

Le raccomandazioni. Nell'articolato report gli esperti dell'Ocse elencano quindi quelle che a loro giudizio sono le criticità del nostro sistema assistenziale. Due, in sostanza, le sfide principali che si trova ad affrontare: la prima è garantire che gli sforzi per contenere la spesa sanitaria non incidano negativamente sulla qualità «quale principio fondamentale della governance»; la seconda è sostenere le Regioni e Province autonome che hanno infrastrutture più deboli in modo che possano erogare servizi di qualità pari a quelli delle Regioni migliori.

Secondo l'Ocse, pertanto, «la priorità dell'Italia deve essere passare da un sistema che assegna priorità al controllo di bilancio a uno che dà eguale priorità alla qualità». Senza entrare troppo nel dettaglio (chi fosse interessato può trovare il report completo in inglese a questo indirizzo http://www.oecd.org/els/oecd-reviews-of-health-care-quality-italy-2014-9789264225428-en.htm), per superare le criticità rilevate, l'Ocse ci raccomanda di: rafforzare la governance della qualità dell'assistenza sanitaria; migliorare la qualità dei servizi di cure primarie e assistenza territoriale; migliorare la formazione medica per rafforzare la qualità del personale sanitario; rafforzare la misura e il miglioramento della qualità nel sistema regionalizzato; rafforzare l'approccio regionale alla governance e alla erogazione dell'assistenza.