Epilessia: troppe differenze nell’assistenza tra le Regioni

L'indagine

Epilessia: troppe differenze nell’assistenza tra le Regioni

di redazione

È diventata ormai una costante: la modalità con cui si è curati per i malati italiani dipende soprattutto dal luogo di residenza. 

E l’epilessia, in ciò, non fa eccezione. 

Piemonte, Toscana e in Emilia Romagna, per esempio, sono le uniche Regioni ad avere un Piano Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) dedicato alla patologia, mentre nel Lazio e in Abruzzo il documento è in corso di elaborazione. In Emilia Romagna, Toscana e Lombardia esistono Linee Guida Terapeutiche regionali dedicate all’epilessia.

Ci sono poi Regioni (in Calabria, Liguria, Sardegna, Toscana ed Emilia Romagna) dove si segnala l’indisponibilità, a livello ospedaliero, di alcuni farmaci antiepilettici: la ragione è che questi farmaci non sono stati inseriti nel Prontuario Terapeutico Ospedaliero, lo strumento che mette a disposizione di tutti gli operatori sanitari della struttura ospedaliera l’elenco dei farmaci disponibili.

I dati arrivano da un’indagine (“Accesso, prescrizione e dispensazione dei farmaci antiepilettici: disuguaglianze ed uniformità nelle 20 Regioni italiane”) presentata nel corso del 42° Congresso Nazionale della Lega Italiana contro l’Epilessia (LICE) che si svolge in questi giorni a Roma.

«Questa indagine fa emergere quanto ancora ci sia da fare nell’assistenza alle persone con epilessia», dice il presidente LICE Oriano Mecarelli del Dipartimento di Neuroscienze Umane dell’Università La Sapienza (Roma). «L’accesso alle cure deve essere perseguito attraverso la definizione di percorsi integrati tra le strutture territoriali e ospedaliere. Non meno importanti, poi, iniziative di corretta informazione, sia tra i diversi settori e operatori interessati sia tra medico e paziente».

L’epilessia è una sindrome neurologica che colpisce circa 60 milioni di persone in tutto il mondo, di cui 6 milioni in Europa e circa 600.000 in Italia. In Italia si registrano 86 nuovi casi per 100.000 abitanti e 180 casi per 100.000 abitanti dopo i 75 anni. Nei Paesi a reddito elevato, inoltre, l’incidenza dell’epilessia presenta due picchi, rispettivamente nel primo anno di vita e dopo i 75 anni.  L’epilessia viene definita una patologia sociale perché, oltre alla frequenza delle crisi e alle complicanze associate alla malattia, ad influire sulla qualità di vita dei pazienti anche i pregiudizi.

La maggior parte delle persone con epilessia, infatti, continua a subire il disagio della malattia, nascondendo la propria condizione per timore di essere discriminato o emarginato.