Europa spaccata. Troppe diseguaglianze nell’assistenza ai malati di cancro

L’analisi

Europa spaccata. Troppe diseguaglianze nell’assistenza ai malati di cancro

La Germania spende 10 volte di più della Repubblica Ceca nei farmaci oncologici. E il Belgio ospita un numero di trial clinici 10 volte superiore a quello dell’Albania. Sono due esempi presentati al Congresso ESMO indicativi delle forti disparità nell’accesso agli antitumorali in Europa

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Immagine: Ahs856 / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)
di redazione

La cortina di ferro è oramai un ricordo lontano. Ma l’Europa è nuovamente spaccata in due, almeno per quanto riguarda l’accesso ai farmaci antitumorali. Alcuni studi presentati al Congresso ESMO 2020 hanno infatti dimostrato che ancora oggi esiste un’Europa dell’Ovest e una dell’Est, o volendo utilizzare una distinzione più attuale, un’Europa a reddito alto e una a reddito medio-basso. 

La prima Europa ospita un cospicuo numero di sperimentazioni sui nuovi farmaci oncologici e spende cifre sostanziose per l’acquisto di terapie antitumorali. La seconda resta indietro su entrambi i fronti, con pochi trial clinici all’attivo e un investimento esiguo nelle medicine già approvate. 

Tutto ciò si traduce in diseguaglianze di trattamento per i pazienti. 

«Il nostro studio ci ha fornito la prova di quel che sospettavamo, ovvero che esiste un'enorme asimmetria nel numero di studi clinici per i trattamenti contro il cancro nei diversi Paesi.  L'accesso alle sperimentazioni offre numerosi vantaggi ai malati di cancro. Significa che poter accedere a nuove terapie prima durante la fase di sperimentazione, invece di dover aspettare l’approvazione e il rimborso. Inoltre, tutti i partecipanti alla sperimentazione traggono vantaggio dal follow-up e dal monitoraggio regolare previsto dalla partecipazione a uno studio clinico», ha detto Teresa Amaral, dell'ospedale universitario di Tubinga, in Germania.

Le diseguaglianze tra i Paesi europei sono saltate agli occhi dei ricercatori dopo aver analizzato il database Clinicaltrials.gov cercando i trial clinici su terapie antitumorali per adulti condotti tra il 2009 e il 2019 in 34 nazioni. 

Così è emerso che nei Paesi occidentali o più ricchi si svolgono molte più sperimentazioni che nei Paesi dell’Europa dell’Est e del centro, meno abbienti. 

In Belgio, per esempio, si registrano 11,06 trial per 100mila abitanti, mentre in Albania se ne contano 0,14. 

«La differenza nel numero di sperimentazioni cliniche pro capite, con un maggior numero di studi nei paesi più ricchi, significa che l'accesso ai trial clinici e ai farmaci innovativi non è possibile per i malati di cancro che vivono in molti paesi meno ricchi», commenta Amaral. 

Tra il 2010 e il 2018 il numero dei trial clinici oncologici in tutta Europa è aumentato del 33 per cento. L’incremento ha interessato soprattutto le prime fasi della sperimentazione (il 61% fase I e II, 7% fase II e III). 

Va precisato che l’aumento delle sperimentazioni in fase I è indicativo dell’ interesse di un Paese a investire in ricerca ma anche della possibilità di farlo per la presenza di infrastrutture adatte. E anche in questo caso sono state osservate grandi disparità tra Paesi più ricchi e meno ricchi, con i primi in grado di ospitare il maggior numero di trial clinici in fase iniziale. 

Lo stesso scenario si ritrova analizzando le voci di spesa sanitarie. 

I Paesi più ricchi spendono 10 volte di più in farmaci oncologici rispetto ai Paesi più poveri. 

Austria, Germania e Svizzera sono ai primi posti con i maggiori investimenti nelle terapie antitumorali spendendo tra i 90 e i 108 euro pro capite. All’estremo opposto si trovano Repubblica Ceca, Lettonia e Polonia con una spesa ch varia dai 13 ai 16 euro per cittadino. 

La maggiore differenza sulla spesa si è osservata sui farmaci immuno-oncologici. 

Purtroppo le disparità riscontrate non possono venire attribuite a un diverso impatto del cancro tra Paesi, ma dipendono solo ed esclusivamente dalle diverse possibilità economiche.