Farmaci in carcere, Sifo e Conosci per promuovere qualità e appropriatezza

Accordi

Farmaci in carcere, Sifo e Conosci per promuovere qualità e appropriatezza

di redazione

Creare i presupposti per una corretta gestione della salute della popolazione carceraria attraverso un'organizzazione migliore. È questo, in sintesi l'obiettivo finale del progetto comune della Sifo (Società italiana di farmacia ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle aziende sanitarie) e Conosci (Coordinamento nazionale degli operatori per la salute nelle carceri italiana). Le due organizzazioni, in occasione di un workshop lo scorso 24 aprile a Roma, hanno firmato un accordo che prevede «l'identificazione congiunta di azioni di miglioramento dell'assistenza farmaceutica penitenziaria, la promozione di studi e ricerche nonché l'identificazione di azioni normative per la regolamentazione delle attività di farmaceutica penitenziaria, anche identificando ambiti di necessità e relative proposte regolatorie da sottoporre congiuntamente agli organismi istituzionali preposti».

Al congresso Sifo dello scorso novembre Conosci aveva presentato uno studio su un campione di 16 mila detenuti che ha fotografato una condizione patologica per il 67,5% del totale. Secondo quanto emerso dalla ricerca, i detenuti italiani sono affetti da disturbi psichici incluse le patologie da dipendenza, da malattie dell'apparato digerente e da malattie infettive; inoltre i reclusi che assumono almeno un farmaco sono 8.296 (oltre il 55% del campione), con una media di 2,8 farmaci per persona (tra i più diffusi ci sono gli ansiolitici, gli ant ipsicotici e gli antiepilettici). Il tutto in un ambito sociale e umano in cui le patologie spesso si intrecciano con le dipendenze da una o più sostanze stupefacenti.

La collaborazione tra le due Società scientifiche è iniziata nel 2018 in occasione di un Corso sull'assistenza penitenziaria, quando «abbiamo condiviso che il problema dell'assistenza farmaceutica penitenziaria era importante e probabilmente sottovalutato, concludendo quindi che si trattasse di un argomento che reclamava attenzione sia per le varie criticità incontrate da tutti gli operatori sanitari, sia per la carenza di normative di settore, di soluzioni organizzative e di best practice» ricorda la presidente Sifo, Simona Serao Creazzola.

Il settore della sanità penitenziaria «è indubbiamente un ambito negletto – osserva Sandro Libianchi presidente di Conosci e responsabile medico nel carcere romano di Rebibbia - in quanto sono solo dieci anni che la responsabilità dell'assistenza sanitaria è passata in carico alla sanità regionale, mentre prima era in capo al ministero di Grazie e giustizia».

Con l'accordo siglato a Roma, le due associazioni si impegnano ad avviare progetti di ricerca, di formazione e confronto e anche ad avviare «iniziative di informazione e documentazione utile all'aggiornamento e approfondimento dei temi sulla salute in ambito penitenziario, anche attraverso campagne di sensibilizzazione, divulgazione e di creazione di nuovi modelli gestionali da mettere a disposizione delle autorità sanitarie competenti».