Gimbe: «Buio pesto per la sanità. Con la manovra cresce il debito pubblico ma alla salute neanche le briciole»

Gimbe: «Buio pesto per la sanità. Con la manovra cresce il debito pubblico ma alla salute neanche le briciole»

redazione

«La Nota di aggiornamento al DEF 2018 conferma tutti gli impegni più “popolari” presi in campagna elettorale da M5S e Lega. Tenendo conto dell’enorme indebitamento, dell’incertezza sulle coperture e della prima “bocciatura” da parte dell’UE, è evidente che per la sanità nella prima Legge di Bilancio giallo-verde il triennio 2019-2021 è buio pesto. Unica ragionevole certezza è che il miliardo aggiuntivo stanziato dal precedente Esecutivo rimarrà indenne, con un finanziamento pubblico per il 2019 di € 114,396 miliardi».

È quanto ha affermato in una nota la Fondazione Gimbe. 

«Dopo quasi un decennio di tagli e definanziamenti destinati al risanamento della finanza pubblica da un Governo che si definisce “del Cambiamento” ci si aspettava che la sanità pubblica fosse rimessa al centro dell’agenda politica, tenendo conto del programma contenuto nel “Contratto”. Invece, nonostante l'aumento del debito pubblico, tutela della salute, ricerca e sviluppo e innovazione non hanno diritto di cittadinanza nella manovra di fine anno», ha detto il presidente Gimbe Nino Cartabellotta.

La Fondazione, nelle settimane scorse, aveva anche realizzato un’analisi della nota di aggiornamento al DEF (a questo link il documento del Governo) da cui erano emerse numerose criticità. 

Le risorse, tanto per cominciare. Dalle stime del Governo si evince che la crescita della spesa sanitaria nel triennio 2019-2021 rimarrebbe al di sotto di quella stimata per il PIL nominale; «inoltre, considerato che l’indice dei prezzi del settore sanitario è superiore all’indice generale dei prezzi al consumo, la restrizione in termini di spesa reale è ancora più marcata», afferma Fondazione Gimbe. 

Allo stesso tempo, tuttavia, il Governo ipotizza un aumento della spesa sanitaria nei prossimi tre anni di circa 1 miliardo l’anno. Un’anomalia poi si riscontra nel 2018, per l’anno in corso è infatti previsto un aumento di 2,732 miliardi rispetto al 2017 (si passerebbe dai113,6 miliardi già certificati per il 2017 ai 116,331 stimati per il 2018). «Considerato che tutte le Regioni hanno raggiunto un sostanziale pareggio di bilancio, come interpretare gli oltre € 2,7 miliardi di spesa sanitaria previsti nel 2018? È un via libera a spendere in libertà in questi ultimi due mesi? Concretizza una (inverosimile) “iniezione” straordinaria di liquidità di fine anno? Oppure si tratta di una sofisticata mossa contabile, se non di una clamorosa svista?», si chiede Gimbe.

Ma non è solo questo a preoccupare: su molti punti il Governo si contraddice: «Si vuole “migliorare la garanzia dell’erogazione dei LEA in modo uniforme su tutto il territorio nazionale”, ma il Governo ha già confermato il via libera al regionalismo differenziato che aumenterà le diseguaglianze»; afferma la Fondazione. Si propone di aumentare l'attenzione per la promozione e la prevenzione della salute, senza prevedere azioni correlate né tantomeno risorse. 

«Infine è anacronistico affermare che bisogna “prepararsi ai cambiamenti derivanti dal progresso scientifico e dall’innovazione tecnologica”, ovvero si continua ad ignorare il ritardo decennale nell’adozione di tecnologie innovative per trasformare l’assistenza sanitaria», commenta Cartabellotta.

E ancora: da una parte il Governo conferma la volontà di “completare i processi di assunzione e stabilizzazione del personale” e l’aumento delle borse di studio per medicina generale e specializzazioni. Operazione che per la fondazione Gimbe dovrebbe costare intorno a 1,4 miliardi di euro.  Ma non c’è traccia di queste risorse. 

Non va meglio sul fronte LEA. Il Governo si impegna a definire standard per l’assistenza territoriale e l’avvio del nuovo Piano Nazionale per il Governo delle Liste di Attesa. Ma non c’è alcun cenno allo sblocco dei nomenclatori tariffari dei “nuovi” LEA «per i quali manca la copertura finanziaria (stima Ministero € 800 milioni, stima Regioni € 1.600 milioni), né di effettuare un consistente “sfoltimento” delle prestazioni incluse. Subordinata alla “garanzia degli equilibri economico-finanziari del SSN” la revisione della disciplina della compartecipazione alla spesa e delle esenzioni. Nessun cenno all’eliminazione del superticket».

Per non parlare degli investimenti nel patrimonio edilizio sanitario e dell’ammodernamento tecnologico delle attrezzature. Una cabina di regia definirà le priorità per gli interventi di edilizia sanitaria relative all’adeguamento antisismico (zone I e II), all’osservanza delle norme antincendio e all’adeguato ammodernamento tecnologico. Ma non esiste nessuna stima delle risorse necessarie, né alcun riferimento a quelle della Corte dei Conti che ha stimato in € 32 miliardi il costo per ristrutturazione edilizia e ammodernamento tecnologico.

«La prima cartina al tornasole – conclude Cartabellotta – con cui il “Governo del Cambiamento” poteva dimostrare che il rilancio del SSN è una priorità politica, è già andata in fumo: infatti, senza invertire la tendenza del rapporto spesa sanitaria/PIL è impossibile un consistente rilancio del finanziamento pubblico nel prossimo triennio. Manca un approccio di sistema per salvare il SSN, le azioni innovative e rilevanti previste per la sanità sono poche, e la copertura finanziaria è al momento molto incerta. Infine, il silenzio sul rinnovo dei contratti e sul via libera ai nuovi LEA, lascia ancora più perplessi sulla volontà dell’Esecutivo di rilanciare la sanità pubblica ed aumentare le tutele pubbliche».