Un “gioco” per gestire la criticità nelle malattie rare

Il confronto

Un “gioco” per gestire la criticità nelle malattie rare

di redazione

Conflitti, incomprensioni, mancata aderenza alle terapie e, in ultima analisi, gestione non soddisfacente del paziente: spesso tutto ciò è conseguenza di una scarsa comunicazione tra medico, paziente e farmacista ospedaliero. A dare una mano a questa delicata situazione arriva il Play Decide, una innovativa modalità, utilizzata in vari settori da qualche anno, che aiuta nel far comunicare in maniera diretta gli stakeholder che si occupano di una stessa patologia in modo da poter risolvere eventuali problemi smorzando insieme le criticità.

Il Play Decide è un gioco-dibattito certificato dalla Commissione europea (www.playdecide.eu) che aiuta a conoscere e approfondire un tema per giungere a conclusioni condivise. Al Forum Sistema Salute della Leopolda che si è svolto a Firenze dal 10 al 12 Ottobre, questa metodologia è stata applicata alla discussione di casi clinici in ambito di malattie rare in tre sessioni organizzate da CSL Behring, azienda che opera nel settore delle biotecnologie.

I partecipanti - medici, farmacisti ospedalieri e rappresentanti delle associazioni di pazienti - sono stati suddivisi in tavoli di lavoro misti e a ogni gruppo è stata assegnata una criticità da risolvere. Alcune carte, come un vero e proprio gioco di ruolo, hanno guidato l’interazione tra i diversi partecipanti per aiutare a riflettere sui fatti in discussione e per conoscere meglio come l’altro percepisce e vive la medesima situazione.

Sono così emerse le difficoltà e i desideri di pazienti, caregiver, medici e farmacisti ospedalieri e, in modo particolare per i pazienti, il bisogno di essere maggiormente considerati e ascoltati, di avere garantita una migliore qualità di vita contando su un’assistenza sempre presente.

«La comunicazione tra farmacista, medico e paziente è molto importante per la cura di queste malattie – sostiene Marcello Pani, direttore della Farmacia del Policlinico Gemelli di Roma - perché può favorire una migliore pratica clinica, una rilevazione puntuale degli effetti collaterali che accompagnano molti trattamenti ma soprattutto può favorire la semplificazione della vita del paziente e delle famiglie che lo supportano».

In conclusione, come precisa Chiara Biasoli, responsabile del Centro emofilia, dell'Aou di Cesena, «ancora una volta sta emergendo questo concetto principale che il paziente rimarrà sempre al centro delle nostre attenzioni, ma la multidisciplinarietà deve comprendere anche figure come farmacisti, medici del Pronto soccorso e medici del territorio che devono fare fronte comune insieme a noi specialisti della patologia. Questo implica una conoscenza della malattia e una collaborazione nei percorsi anche dal punto di vista emotivo».