L’INPS riconosce l’invalidità alle donne con mutazioni BRCA che sceglieranno la chirurgia preventiva

Diritti

L’INPS riconosce l’invalidità alle donne con mutazioni BRCA che sceglieranno la chirurgia preventiva

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La comunicazione tecnico-scientifica è stata inviata dall'INPS a tutte le commissioni medico-legali
di redazione

Le donne portatrici delle mutazioni BRCA1 e BRCA2 che sceglieranno di ricorrere alla chirurgia preventiva per ridurre il rischio di sviluppare il tumore avranno diritto a vedersi riconosciuta una percentuale d’invalidità anche se formalmente sane.

In una comunicazione tecnico-scientifica, indirizzata a tutte le commissioni medico-legali, l’INPS prende una decisione epocale per tutte le donne portatrice delle mutazioni salite alla ribalta delle cronache nel 2013, quando Angelina Jolie aveva annunciato sul New York Times la decisione di sottoporsi a un intervento di mastectomia preventiva dopo che i risultati dei test genetici l’avevano messa di fronte all’altissimo rischio di ammalarsi.

La comunicazione è il frutto anche del lavoro delle associazioni, in particolare aBRCAdaBRA, nata per rappresentare i bisogni delle persone portatrici della mutazione BRCA, e FAVO, la Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia. 

Sebbene non esistano dati certificati, si stima che ci siano tra 75 e 150 mila persone portatrici delle mutazioni BRCA in Italia. Le mutazioni a carico di questi geni le espongono al rischio di sviluppare in giovane età, anche sotto i 30 anni, i tumori al seno, all’ovaio, e all’endometrio, oltre ad altre neoplasie. 

Le linee guida nazionali e internazionali raccomandano alle donne ad alto rischio tre diversi percorsi: una sorveglianza “speciale” con periodicità e prestazioni diagnostiche specialistiche ravvicinate nel tempo e diverse rispetto a quelle delle altre donne; una chirurgia di riduzione del rischio oppure una chemio prevenzione.

Ora, alle donne sane che scelgono la chirurgia di riduzione del rischio, unica vera prevenzione possibile per il tumore alla mammella, all’ovaio e all’utero, verrà riconosciuta, se lo richiederanno, una determinata percentuale di invalidità civile per la menomazione permanente di tali organi e per lo stress psichico.

Le tabelle fissano fino al 40% la percentuale di invalidità riconosciuta alle donne che ricorrono a mastectomia; fino al 40% in caso di asportazione di utero, ovaio e tube; fino al 64% in caso sia di mastectomia sia asportazione di utero e annessi. A ciò può aggiungersi una percentuale derivante dalla sofferenza psichica correlata sia alla condizione di rischio sia agli effetti degli interventi chirurgici. 

Una percentuale di invalidità, da valutare caso per caso, potrà essere riconosciuta anche alle donne che sceglieranno la sorveglianza. 

Inoltre, queste novità, assoluta sulle donne sane, comporterà un innalzamento della percentuale d’invalidità anche per le donne malate e BRCA positive, che decideranno di affrontare la chirurgia preventiva per gli altri organi non affetti da neoplasia.

«La comunicazione INPS segna un’importante innovazione nel sistema di welfare che tiene il passo con le più recenti innovazioni in campo medico e, specialmente, genetico», ha affermato Elisabetta Iannelli, segretario generale Favo. «Ora che la via tracciata dal progresso scientifico ci porta nella direzione della medicina di precisione, i cui necessari presupposti risiedono nei test biomolecolari e genetici, le indicazioni date dall’INPS per una corretta valutazione della disabilità anche per le persone sane portatrici di un rischio genetico ma che affrontano interventi terapeutici preventivi di non poco rilievo, costituisce una vera e propria apertura di orizzonti che in futuro riguarderanno anche altri rischi di malattia diagnosticati prima dell’insorgenza della stessa».

«La stesura e la divulgazione di questo importante documento a tutte le commissioni medico legali del nostro paese testimonia quanto sia importante che le associazioni condividano progetti rilevanti d’interesse comune attraverso un approccio inclusivo e collaborativo con le istituzioni, progetti che siano frutto di un’attenta revisione della più recente letteratura scientifica e che rappresentino un bisogno di salute molto sentito», ha aggiunto la presidente di aBRCAdaBRA Ornella Campanella.