Via libera della Conferenza Stato-Regioni al Piano per le liste d'attesa

Sanità

Via libera della Conferenza Stato-Regioni al Piano per le liste d'attesa

Stetoscopi.jpg

Le grandi apparecchiature di diagnostica per immagini dovranno essere utilizzate per almeno l’80% della loro capacità produttiva
di redazione

Le Regioni e le Province autonome avranno sessanta giorni di tempo per adottare propri Piani per le liste d'attesa e fare in modo che non siano solo dichiarazioni d'intenti o libri dei sogni, ma migliorino realmente l'accesso alle cure dei cittadini. Nei Piani dovranno essere indicati chiaramente i tempi massimi di attesa di tutte le prestazioni ambulatoriali e in regime di ricovero prevedendo, per esempio, l'utilizzo delle grandi apparecchiature di diagnostica per immagini per almeno l’80% della loro capacità produttiva.

Sono alcune tra le principali indicazioni contenute nel Piano nazionale del Governo per le liste d'attesa approvato dalla Conferenza Stato-Regioni.

Il Piano stabilisce tra l'altro che le prestazioni successive al primo accesso saranno prescritte direttamente dal medico che ha preso in carico il paziente, il quale non dovrà più tornare dal medico di famiglia per la prescrizione. È prevista anche l'accessibilità alle agende di prenotazione sia delle strutture pubbliche e private accreditate sia a quelle dell'attività istituzionale e della libera professione intramuraria, da parte dei sistemi informativi aziendali e regionali. I direttori generali delle Aziende sanitarie, poi, saranno valutati anche in base al raggiungimento degli obiettivi di salute connessi agli adempimenti dei Lea, la qual cosa significa che potranno essere rimossi dall'incarico se non le renderanno efficienti.

Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha già incaricato gli uffici del ministero affinché attivino al più presto l’Osservatorio nazionale sulle liste d'attesa che oltre ad affiancare Regioni e Province autonome nell'implementazione del Piano, dovrà monitorare gli interventi previsti, rilevare le criticità e fornire indicazioni «per uniformare comportamenti, superare le disuguaglianze e rispondere in modo puntuale ai bisogni dei cittadini» precisa Grillo.

«Sono certa - assicura il ministro - che tutti insieme potremo mettere a disposizione dei cittadini, a prescindere dalla loro residenza, la sanità che si meritano e che la Costituzione garantisce e tutela». Il Governo, ricorda Grillo, già nella legge di bilancio per il triennio 2019-21 ha messo a disposizione delle Regioni 350 milioni per potenziare i servizi di prenotazione implementando i Cup digitali e le misure per rendere più efficiente il sistema. «Sono fiduciosa – aggiunge - che ci sarà una grande collaborazione da parte di tutti gli attori coinvolti nel nuovo Piano già a partire dalla prossima settimana. Mercoledì prossimo, infatti, ripartiranno i lavori con le Regioni relativi alla stesura del prossimo Patto della salute per gli anni 2019-21».

L'Anaao Assomed: Il Piano è «un festival dell'ipocrisia». Durissimo il commento di Carlo Palermo, segretario nazionale dell'Anaao Assomed, il principale sindacato della dirigenza medica del Servizio sanitario nazionale.

Regioni e Governo, accusa, «si autoassolvono dalla responsabilità politica e gestionale del mantenimento e dell’allungamento delle attese, sempre più lunghe, per le prestazioni sanitarie indicando, di comune accordo, nei medici dipendenti il capro espiatorio ideale e nella loro attività libero professionale intramoenia la causa da rimuovere nel caso, non improbabile, che non si rispetti il piano delle illusioni che hanno stilato, pretendendo di definire il fabbisogno di prestazioni a prescindere dalle risorse disponibili».

«Si sa - prosegue sarcastico Palermo – che sono i medici pubblici a creare e mantenere le liste di attesa, per il proprio tornaconto. Non la carenza ormai strutturale di personale, che ha svuotato le corsie di 100.000 medici negli ultimi cinque anni, non il taglio lineare di posti letto, che tra i 70.000 evaporati ha fatto scomparire in primis quelli per i ricoveri in elezione, non il mancato acquisto di dispositivi medici per la attività chirurgica, fino alla chiusura programmata di interi reparti a fine anno, non la vetustà delle macchine diagnostiche che le tiene a lungo ferme per frequenti riparazioni».

In questo modo «le Regioni sottraggono alle loro asfittiche casse introiti pari a 1 miliardo e mezzo negli ultimi cinque anni – continua - e ammettono il proprio fallimento organizzativo, cattivo viatico per una crescita delle autonomie. Il Governo viola il suo contratto di nascita che al capitolo sanità indica la soluzione al problema in un piano assunzioni, di cui non c’è traccia in alcuno dei provvedimenti assunti. San contratto vale, evidentemente, per la Tav e le autonomie, non per le attese dei cittadini, cui si preferisce additare colpevoli piuttosto che soluzioni. Lo stesso finanziamento della legge di bilancio si rivelerà illusorio perchè destinato a soggetti che, notoriamente, non eseguono prestazioni».

In questo modo «si tradisce il senso e lo spirito del patto che i medici avevano siglato con lo stato attraverso la legge 229/99 – sostiene Palermo - spingendoli a uscire dagli ospedali per recuperare autonomia professionale e reddito. Dopo avere messo in naftalina il rinnovo del contratto di lavoro nazionale, Governo e Regioni sferrano un altro attacco a medici e dirigenti sanitari dipendenti. Un film già visto. Non c’era proprio bisogno del governo del cambiamento per riproiettarlo. Nessuno si illuda, però – conclude il segretario dell'Anaao Assomed - che noi rinunciamo a difendere un diritto dei medici e dei cittadini».

L'ospedalità privata: «Le proposte del Governo non convincono». Sulla questione delle liste d'attesa «è necessario intervenire – sostiene Barbara Cittadini, presidente dell'Associazione italiana ospedalità privata (Aiop) - ma la proposta di Piano resa nota oggi dal Governo non ci convince. Non servono complicate regole burocratiche o atteggiamenti coercitivi nei confronti dei medici pubblici o della componente di diritto privato del Ssn. Servono semplicemente maggiori risorse, collocate in modo corretto e con un monitoraggio rapido e snello dei risultati. Serve evitare l’illusione che una grave crisi di risorse e organizzazione si risolva con qualche editto».

Secondo la presidente Aiop «si deve mettere mano alla crescente insufficienza della formazione dei professionisti a partire dai medici specialisti, si deve sbloccare l’assunzione nel pubblico e si deve utilizzare la potenzialità della componente privata accreditata di rispondere con rapidità e efficienza alla domanda insoddisfatta di prestazioni. Purché, però, alcune Regioni evitino soluzioni di pura “facciata”, pensando di utilizzare i budget storici degli erogatori accreditati per gestire le criticità ingravescenti delle liste d’attesa e dei Pronto soccorsi pubblici, soluzione – conclude Cittadini - che determinerebbe un ulteriore allungamento delle liste d’attesa e una insopportabile violazione della libertà di scelta del cittadino».