L'ictus cerebrale chiede risposte sul territorio

Call To Action

L'ictus cerebrale chiede risposte sul territorio

di redazione

Rispetto alle 300 Unità neurovascolari che sarebbero necessarie per assicurare una copertura assistenziale ottimale su tutto il territorio nazionale (secodo quanto previsto dal decreto ministeriale 70/2015), ne sono attualmente disponibili solo 190 e, di queste, ben l’80 per cento è concentrato al Nord, lasciando sguarnite ampie aree non in grado di erogare un’assistenza efficiente e in linea con la gravità della patologia.

Il dato è emerso in occasione dell'incontro di martedì 10 dicembre alla Camera dei deputati, promosso dall'Osservatorio Ictus Italia per presentare il proprio Manifesto sociale con l'obiettivo di richiamare l’attenzione delle Istituzioni sul molto che ancora resta da fare in questo campo in materia di politica sanitaria, scelte organizzative, informazione e prevenzione, oltre che riabilitazione.

«I dati Istat che mostrano in Sicilia tassi di mortalità per le malattie cerebrovascolari più che doppi rispetto a quelli del Trentino Alto Adige – sottolinea Nicoletta Reale, presidente dell’Osservatorio Ictus Italia – sono emblematici di questa situazione e va detto inoltre che questa disomogeneità di copertura da parte delle strutture sanitarie si registra anche all’interno dei diversi territori delle Regioni».

Il Manifesto sociale presentato a Roma mette anche in evidenza la necessità di azioni concrete: ecco perché l'Osservatorio ha deciso di lanciare una Call To Action in dieci punti: inserimento dell’ictus cerebrale nei Piani sanitari regionali; messa a punto di Percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali mirati; incentivazione verso l’uso di terapie e dispositivi medici di nuova generazione; implementazione di nuove Unità neurovascolari, ove assenti, e coerente incremento degli organici; predisposizione di idonei piani di riabilitazione; disponibilità sull’intero territorio nazionale della trombectomia meccanica.

Il Manifesto si ispira alla Risoluzione sulla prevenzione e la diagnosi dell’ictus cerebrale con cui, nel 2017, la Commissione Affari sociali della Camera impegnava il Governo a operare su attività concrete verso una delle patologie a maggior rischio di mortalità e disabilità.

L’Ictus cerebrale è infatti la terza causa di morte in Italia, la prima per invalidità e la seconda per stati di demenza con perdita di autosufficienza. Nel nostro Paese, si manifesta in circa 120 mila nuovi casi ogni anno, un terzo dei quali genera decessi entro un anno mentre, in un terzo dei casi, produce forme invalidanti di diversa gravità. In altre parole, è come se ogni anno una popolazione pari a quella di Ferrara o Salerno ne cadesse vittima.

La maggior incidenza di ictus si registra in persone con età superiore ai 65 anni (in Italia quasi il 20 per cento della popolazione) e, in particolare, nella popolazione con età superiore agli 85 anni oscilla tra il 20 e il 35 per cento.

Da sottolinea che ogni anno ben 10 mila casi di ictus interessano una popolazione di età inferiore ai 54 anni di età: persone in piena età lavorativa per i quali l’impatto della malattia, in termini di riduzione dell’autosufficienza e di incidenza sui bisogni assistenziali, è particolarmente gravoso.

«Dopo il primo documento di indirizzo rispetto alle reali possibilità di prevenzione e cura di una patologia che, con l'aumento delle aspettative di vita, è diventata sempre più preoccupante nel nostro Paese per le gravi ricadute socio-assistenziali e di spesa – commenta Rossana Boldi, vicepresidente della Commissione Affari sciali della Camera - oggi registriamo l'arrivo di un vero appello alle Istituzioni ad agire in fretta e con convinzione per colmare le disuguaglianze e assicurare il miglioramento della presa in carico dei pazienti».