Malattie croniche: razionalizzare la spesa sanitaria con l’integrazione tra territorio e ospedale

La sfida

Malattie croniche: razionalizzare la spesa sanitaria con l’integrazione tra territorio e ospedale

di redazione

L’obiettivo non è la cura, ma il miglioramento della qualità di vita. Per favorire l’autonomia, ridurre il carico sulle famiglie e sulla società e contenere le spese sanitarie. Stiamo parlando delle malattie croniche che si stima nel 2020 rappresenteranno l’80 per cento di tutte le patologie nel mondo e che già adesso sono destinatarie del 70 per cento delle risorse sanitarie a livello mondiale. In Europa la cronicità costa circa 700 miliardi di euro. 

In Italia i malati cronici sono 24 milioni. Di tutti loro si sarebbe dovuto occupare il Piano Nazionale Cronicità che però a quasi tre anni dall’approvazione, è applicato a macchia di leopardo, con Regioni capaci di offrire servizi di prevenzione e assistenza di qualità garantendo equità di accesso a tutti i cittadini e Regioni ancora prive di una gestione efficace ed efficiente della cronicità. 

Le luci e le ombre dei programmi regionali per le patologie croniche sono emerse da una serie di incontri realizzati da Motore Sanità all’interno del progetto “Roadshow Cronicità”. Puglia e Campania tra le prime regioni coinvolte. Esperti, esponenti delle istituzioni e associazioni di pazienti si sono confrontati sui bisogni delle persone affette da tre delle malattie croniche più diffuse: fibrillazione atriale, broncopneumopatia cronico ostruttiva (Bpco) e diabete. 

Come rendere omogeneo l’accesso alle cure? Come garantire gli stessi livelli essenziali di assistenza, armonizzando a livello nazionale i servizi, compatibilmente con la disponibilità delle risorse economiche, umane e strutturali? Sono alcune delle questioni sollevate nelle discussioni. 

Si pensi alla fibrillazione atriale, per esempio, una patologia che richiede particolari attenzioni non solo per i suoi specifici sintomi, ma anche per le gravi conseguenze che può avere, ictus in primis. In questo caso, come per altre malattie croniche, la strategia vincente è un’efficace integrazione tra territorio e ospedale. 

«La fibrillazione atriale è una malattia ad elevata prevalenza, destinata ad aumentare data la stretta correlazione della patologia con età e progressivo allungamento della vita media della popolazione. In Campania i soggetti affetti da fibrillazione atriale sono circa 70mila. In molte province, quali Napoli, Salerno e Benevento, si stima che circa il 5 per cento della popolazione sia a rischio di sviluppare fibrillazione atriale. La fibrillazione atriale pone il problema della gestione di una importante cronicità, relativamente non solo alla patologia in sé, ma anche e soprattutto alla sua più frequente complicanza, ovvero l'ictus cerebrale. Una gestione integrata ospedale-territorio, con il supporto dei servizi a livello regionale e nazionale, è necessaria e condurrà ad una riduzione delle complicazioni e ad un più appropriato iter diagnostico-terapeutico per il paziente», ha detto Stefania Paolillo, Cardiologa Clinica Mediterranea Napoli e Rappresentante SIC. 

Vale lo stesso anche per la BPCO. «La gestione del paziente BPCO può essere ottimizzata solo con una efficace integrazione tra le istituzioni politico sanitarie, l'ospedale, il distretto, i medici di medicina generale, le società scientifiche e le aziende farmaceutiche allo scopo di migliorare l'appropriatezza diagnostico terapeutica della malattia e di conseguenza di ridurne i costi. I costi in Italia legati a questa patologia sono di circa 6 miliardi di euro con un costo pro-capite di circa 2.000 euro. Il mancato o improprio utilizzo della terapia inalatoria è responsabile dell'aumento di circa il 20 per cento delle riacutizzazioni anche gravi con conseguente raddoppio dei costi diretti e indiretti quali farmaceutica, ricoveri ospedalieri, perdita di giornate lavorative, impegno di caregiver, etc.», ha spiegato Maria Pia Foschino Barbaro, Direttore Medicina Specialistica Malattie Respiratorie Ospedali Riuniti AOU Foggia. 

Per verificare lo stato di attuazione del Piano Nazionale Cronicità il Ministero della Salute ha promosso un monitoraggio per mappare i progetti di integrazione tra assistenza ospedaliera e territoriale e l’attivazione di percorsi diagnostico-terapeutici. Ma l’impegno organizzativo dovrebbe essere responsabilità di ogni Regione e dovrebbe essere realizzati attraverso condivisi e monitorati Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (Pdta). Le iniziative come questa di Motore Sanità servono proprio per fare il punto su quanto fatto e quanto c’è ancora da fare nella gestione della cronicità.