La ricchezza non salva gli americani. Anche i più abbienti stanno peggio dei cugini inglesi

L'importanza di un sistema sanitario pubblico

La ricchezza non salva gli americani. Anche i più abbienti stanno peggio dei cugini inglesi

Un confronto tra Usa e Regno Unito mette in luce le criticità del sistema sanitario privato che produce un divario maggiore tra la salute dei ricchi e dei poveri, lasciando questi ultimi più esposti a complicanze e morte in caso di Covid

di redazione

Gli americani e gli inglesi si somigliano per alcuni aspetti, lingua in primis, ma sono diversi per altri. Uno di questi è la salute. Gli abitanti degli Stati Uniti sono in generale meno sani dei loro parenti europei e le differenze sono piuttosto eclatanti anche a parità di reddito. I risultati del confronto, pubblicati su JAMA Internal Medicine, dimostrano infatti che i ricchi americani sono maggiormente colpiti da diabete, ipertensione, artrite e problemi di salute mentale rispetto ai ricchi inglesi, nonostante le loro entrate siano, al netto delle tasse, quasi doppie rispetto a quelle del Regno Unito. 

I ricercatori hanno raccolto i valori di alcuni parametri di salute tra più di 18mila adulti tra i 55 e i 64 anni di età (13mila americani e 5mila inglesi) tra il 2008 e il 2016. Tra i dati raccolti, c’era la pressione sanguigna, la glicemia, e i livelli di proteina C reattiva indicativi di stati infiammatori. Alle tre misurazioni dirette sono stati aggiunti i risultati dei questionari sull’autovalutazione della salute e le diagnosi di patologie riportate dai partecipanti. In tutto sono stati analizzati 16 parametri.

Dall’analisi è emerso che gli uomini e le donne inglesi di mezza età appartenenti alle due fasce estreme della popolazione inglese, i più ricchi e i più poveri, hanno condizioni di salute migliori della controparte americana in tutti e 16 i parametri.  In particolare gli americani con basso reddito hanno tassi di diabete, ipertensione, ictus, malattie cardiache, patologie respiratorie e disturbi mentali di gran lunga superiori a quelli riscontrati tra i coetanei inglesi con redditi analoghi. 

Inoltre il divario tra ricchi e poveri per quanto riguarda la salute è molto più ampio negli Usa che nel Regno Unito dove le condizioni cliniche degli abitanti sembrano essere più omogenee e meno legate al conto in banca. Non si può fare a meno di attribuire, almeno in parte, le  differenze riscontrate nella società ai diversi sistemi sanitari di Usa e Regno Unito, privato il primo fino ai 65 anni di età (con poche eccezioni) e pubblico il secondo. 

«Gli Stati Uniti e l'Inghilterra hanno una cultura, una lingua e un sistema economico relativamente simili, ma hanno sistemi sanitari e di assistenza sociale sostanzialmente diversi. Gli Stati Uniti forniscono limitata assicurazione pubblica alle persone più giovani di 65 anni, mentre l’Inghilterra assicura assistenza gratuita a tutte le persone che rientrano nel  National Health Service. Circa il 17 per cento degli adulti statunitensi di età compresa tra 55 e 64 anni aveva solamente la copertura assicurativa sanitaria pubblica e il 13 per cento non aveva copertura assicurativa sanitaria nel periodo 2012-2013», scrivono i ricercatori. 

Lo studio dimostra in sostanza che il servizio sanitario americano, basato sulle assicurazioni private, produce grandi disparità nella salute, permettendo solo ai ricchi di ricevere un’assistenza di qualità e lasciando i poveri maggiormente esposti al rischio di sviluppare malattie croniche e di conseguenza maggiormente a rischio anche di complicanze e morte in caso di infezione da Covid. 

Probabilmente, ipotizzano i ricercatori, il divario negli Usa sarebbe meno ampio se l’analisi venisse condotta tra la popolazione over 65 che gode della copertura assicurativa sanitaria grazie al Medicare. 

Indubbiamente il sistema inglese, pubblico, gratuito e universalistico, è più equo pur non riuscendo a eliminare del tutto le differenze di cura tra persone più o meno abbienti. 

«Anche in Inghilterra, dove l'assistenza è gratuita per tutti, ci sono ancora notevoli differenze nella salute legate al reddito», commenta  Andrew Steptoe a capo del dipartimento di ricerca in scienze comportamentali e salute presso l'University College London e coautore dello studio.