Rischio amianto per 350 mila studenti italiani

STUDIO CENSIS

Rischio amianto per 350 mila studenti italiani

Tra impianti non a norma e lavori di manutenzione scadenti, ecco come le scuole sono diventate un posto pericoloso

di redazione

Ci sono 2 mila scuole in Italia che ancora non hanno smaltito a dovere le parti in amianto utilizzate per la loro costruzione. Esponendo così i loro 342 mila studenti agli accertati e noti rischi che le sue polveri comportano: dall'asbestosi ai tumori della pleura e del polmone.

È uno dei dati che si ricava dall'ultimo numero del Diario della transizione del Censis, che ha esplorato l'universo delle strutture scolastiche pubbliche italiane, in tutto oltre 41 mila edifici. Dove gli unici rischi non sono quelli dell'esposizione alle polveri d'amianto.

Intanto più del 15% degli edifici scolastici è stato costruito prima del 1945, altrettanti tra il '45 e il '60, il 44% risale all'epoca 1961-1980 e solo un quarto è stato costruito dopo il 1980.

Ebbene, almeno 3.600 scuole (frequentate da 580 mila ragazzi) avrebbero bisogno di interventi sulle strutture portanti, in 7.200 sarebbero da rifare tetti e coperture. E ben 24 mila, cioè ben più della metà, hanno impianti (elettrici, idraulici e termini) che non funzionano, sono insufficienti oppure non sono a norma.

Lavori di manutenzione, ordinaria e straordinaria, peraltro, se ne fanno pochi e quando si fanno sono fatti male. Secondo i dirigenti scolastici, che hanno valutato gli interventi in oltre 10 mila edifici scolastici pubblici negli ultimi tre anni, sono più di un quarto le strutture in cui sono stati effettuati lavori scadenti o inadeguati, tra cui il 20,5% delle scuole in cui gli interventi hanno riguardato l'abbattimento delle barriere architettoniche.

Per il Censis, a recente assegnazione del 95,7% dei 150 milioni di euro stanziati con il “Decreto del fare” per l'avvio immediato di 603 progetti di edilizia scolastica «rappresenta sicuramente un cambio di passo rispetto alle lunghe e farraginose procedure degli anni passati». Basti pensare che, sulla base delle risorse stanziate e dei ritardi di spesa accumulati, alla fine del 2013 il ministero delle Infrastrutture stimava in 110 anni il tempo necessario per mettere in sicurezza tutti gli edifici scolastici italiani. Per esempio, gli interventi straordinari che via via sono stati programmati dopo il tragico crollo della scuola di San Giuliano hanno mobilitato poco meno di 2 miliardi di euro rispetto a un fabbisogno stimato di 13 miliardi e dei 500 milioni di euro attivati con le delibere Cipe del 2004 e del 2006, a metà del 2013 ne erano stati utilizzati 143 milioni, relativi a 527 interventi sui 1.659 previsti. Va meglio l'impiego dei fondi strutturali. Il Programma operativo 2007-2013 gestito dal Miur e relativo al Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale), attivo nelle regioni Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, ha assegnato più di 220 milioni di euro a 541 scuole per interventi nell'ambito della sicurezza degli edifici, del risparmio energetico, per l'accessibilità delle strutture e le attività sportive. Nel frattempo è scattata l'«Operazione edilizia scolastica» del Governo, per censire le priorità d'intervento e le risorse necessarie, cui per ora hanno aderito 4.400 Comuni.