SIR: «Attivare subito le reti reumatologiche regionali»

L’appello

SIR: «Attivare subito le reti reumatologiche regionali»

di redazione

In Italia si registrano ancora troppi ritardi nella diagnosi delle malattie reumatologiche, soprattutto riguardo alle artropatie infiammatorie che sono le più gravi ed invalidanti. L’artrite reumatoide viene individuata con ritardo, a volte anche uno o due anni dopo l’esordio dei primi sintomi. Per la spondilite anchilosante il paziente può aspettare anche fino a cinque anni. 

Si tratta di un gruppo di patologie potenzialmente invalidanti che colpiscono in totale il 3% degli italiani. 

Quando non vengono riconosciute in tempo possono determinare danni irreversibili all’apparato locomotore. 

Inoltre in alcune Regioni l’assistenza reumatologica ambulatoriale e ospedaliera è insufficiente. Le liste di attesa risultano lunghe e i ritardi, sia nella diagnosi che negli interventi terapeutici, rischiano di prolungarsi ulteriormente con conseguenze serie per i malati. 

È questo l’allarme lanciato dalla Società Italiana di Reumatologia (SIR) in occasione del Congresso EULAR (European League Against Rheumatism) che si è aperto a Madrid. 

«Per garantire una migliore assistenza a tutti i pazienti chiediamo l’attivazione, su tutto il territorio nazionale, delle reti reumatologiche regionali», afferma Luigi Sinigaglia, presidente nazionale della SIR. «In Paesi come Germania, Francia o Spagna questi network territoriali sono attivi da diversi anni e hanno ottenuto risultati straordinari in termini di facilitazione dell’accesso alle cure e di razionalizzazione delle spese. In Italia esistono strutture sanitarie di assoluta eccellenza tuttavia manca un’uniformità nell’assistenza. Auspichiamo quindi che le Istituzioni nazionali adottino un modello vincente anche perché la nostra Penisola presenta un rapporto tra abitanti e presenza di reumatologi tra i più bassi a livello continentale».

«Anche per questo siamo al penultimo posto in Europa per utilizzo di nuovi farmaci biologici contro le malattie reumatologiche», aggiunge Mauro Galeazzi, past president SIR. «Oggi abbiamo a disposizione cure efficaci che possono ottenere la remissione completa della malattia. Sono farmaci estremamente complessi che devono essere prescritti e somministrati solo in strutture sanitarie adeguate e da personale specializzato ed è fondamentale che la strategia terapeutica venga istituita con estrema tempestività. Così è possibile garantire ad un numero sempre crescente di persone una buona qualità di vita nonché ridurre le sempre crescenti spese sanitarie e sociali che un intervento terapeutico precoce è in grado di contenere».

«Va infine creata una nuova e più forte alleanza con i medici di medicina generale», aggiunge Roberto Caporali, segretario del presidente SIR. «Di solito è lui il professionista che svolge il delicato compito di diagnosticare all’esordio la malattia. Il suo ruolo può essere fondamentale per identificare i primissimi sintomi delle patologie, segnalare una ricomparsa della patologia oppure identificare effetti avversi legati alle terapie. Come Società Scientifica chiediamo quindi che oltre alle reti siano attivati anche in tutte le Regioni i percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (PDTA) così come previsti dalle attuali leggi nazionali».

Le malattie reumatologiche colpiscono oltre 5 milioni di cittadini in Italia e 120 milioni in tutta Europa. Rappresentano la prima causa di disabilità del Vecchio Continente e i costi totali ammontano a 240 miliardi di euro l’anno. 

«Le più esposte risultano le donne in età lavorativa e riproduttiva e questo spiega il grande impatto socio-economico che determinano», sostiene Carlomaurizio Montecucco, presidente di FIRA ONLUS. «Una delle chiavi per sconfiggere le patologie reumatologiche è riuscire ad incrementare la ricerca clinica e di base per trovare nuove opzioni di trattamento e nuovi marcatori diagnostici. In questo settore la reumatologia italiana risulta all’avanguardia in Europa, nonostante alcune carenze strutturali e organizzative nella rete assistenziale. Al Congresso EULAR di Madrid il nostro Paese si colloca ai primissimi posti per numero di studi e lavori scientifici presentati. Per salvaguardare questo importante patrimonio servono però maggiori risorse e investimenti nonché maggiore coordinamento tra i vari centri. La sfida del futuro è riuscire ad approfondire le nostre attuali conoscenze sui meccanismi patogenetici che sono alla base di quasi tutte queste patologie».