La Soi: ai pazienti di oculistica si garantisca libero accesso ai tamponi

L'appello degli oftalmologi

La Soi: ai pazienti di oculistica si garantisca libero accesso ai tamponi

di redazione

I tamponi sono «necessari e insostituibili» e per questo bisogna «garantirne il libero accesso», altrimenti «si nega il diritto alla salute dei cittadini» e chi risulterà responsabile della perdita della vista di migliaia di persone «deve essere obbligato a prendersene la responsabilità»

Matteo Piovella, presidente della Società oftalmica italiana (Soi), intende rivolgersi alla Giustizia. La questione si trascina da mesi e a subire la situazione sono i tanti che soffrono di malattie degli occhi, i quali non hanno più avuto accesso alle visite e alle terapie salva vista, perché sospese per oltre tre mesi negli ospedali italiani durante il lockdown. Ora l’ostacolo sono le liste d’attesa, i conseguenti affollamenti e la paura di poter essere contagiati.  L’unica certezza di non essere potenzialmente contagiosi è l’esecuzione di un tampone, ancorchè limitata al tempo del prelievo, per evitare la commistione di pazienti potenzialmente positivi con pazienti sani.

In oculistica la maggioranza delle prestazioni sono effettuate fuori dal Ssn, ricorda la Soi, ma ai cittadini che si rivolgono all’oculistica extra ospedaliera «una burocrazia irresponsabile impedisce oggi di potersi sottoporre volontariamente anche a pagamento all’effettuazione del tampone».

Piovella parla di «inadeguata e inesperta gestione politica del Covid 19 che incredibilmente ha bloccato ogni assistenza extra Ssn per le terapie e la chirurgia salva vista» in Lombardia. Il presidente Soi chiede all’assessore al Welfare della Regione, Giulio Gallera, «risposte e fatti a fronte della grave situazione d’incertezza e di confusione». Da un lato, sostiene Piovella, la Regione ha fornito alcune indicazioni operative generali valide soltanto per la ripresa delle attività di ricovero. Ma nella stessa delibera si sancisce che per l’accesso alle aree sanitarie in generale debba essere considerata la possibilità “nei limiti del possibile di proporre l’esecuzione di tampone naso faringeo” soltanto in caso di temperatura superiore a 37,5°C. Inoltre la Regione non chiarisce se, tra le aree interessate, debbano essere compresi anche gli ambulatori privati.

«Siamo sotto di 4 milioni di visite oculistiche e 250 mila interventi chirurgici salva vista - sottolinea Piovella - e non vedo nessuna attività regionale significativa per migliorare il dramma e l’abbandono dei pazienti affetti da maculopatia, cataratta, glaucoma, da anni posteggiati nel limbo di quelli che non contano: sono i figli di un Dio minore». Il timore è che in Lombardia non possa accedere alla prestazione del tampone un paziente che non sia qualificabile come “caso sospetto” e che debba sottoporsi a un intervento, a una visita o a un esame che non comportino il ricovero ospedaliero. Nemmeno se volesse rivolgersi a strutture private e sostenere integralmente il costo della prestazione. «È evidente che qualora l’interpretazione del confuso quadro vigente in Regione dovesse essere questa – prosegue il presidente Soi - si sarebbe di fronte a macroscopici vizi negli atti regionali e di inspiegabile penalizzazione dell’attività sanitaria al servizio dei cittadini».