Stop alle terapie per far ‘guarire’ gay e lesbiche. L’appello dei parlamentari UE

La lettera

Stop alle terapie per far ‘guarire’ gay e lesbiche. L’appello dei parlamentari UE

In almeno 69 Paesi al mondo, anche europei, vengono adottate pratiche pseudoscientifiche finalizzate a ripristinare il presunto corretto orientamento sessuale nelle persone gay, lesbiche, bisessuali o trans.

B87F2462-E082-4241-BF8D-1F8C7AACC31A.jpeg

Immagine: © The European Parliament's LGBTI Intergroup
di redazione

Più di sessanta membri del Parlamento europeo hanno firmato una lettera aI commissari europei Věra Jourová, Helena Dalli  e Stella Kyriakides, chiedendo l’adozione di un divieto a livello europeo alle cosiddette pratiche di "terapia di conversione”, un’etichetta in cui sono ricomprese pratiche pseudoscientifiche finalizzate a ripristinare il presunto corretto orientamento sessuale o l’identità di genere nelle persone gay, lesbiche, bisessuali o trans. 

Un rapporto presentato a giugno al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha denunciato l’enorme diffusione del fenomeno alimentato dalle più disparate ragioni: dalla volontà di preservare l’onore della famiglia, alle ragioni  di carattere religioso, dalla semplice impreparazione di medici e psichiatri fino a un vero e proprio business delle terapie di conversione. 

Nella lettera , redatta dall'Intergruppo parlamentare sui diritti LGBTI, i deputati spiegano che non c'è altro modo di classificare la pratica della terapia di conversione se non come «un trattamento crudele, disumano e degradante che cerca di correggere qualcosa che non ha bisogno di essere aggiustato: l'orientamento sessuale di una persona, l’identità o la sua espressione di genere».

Le terapie di conversione «costituiscono una pratica altamente discriminatoria che viola i diritti umani delle persone LGBT e che causa gravi sofferenze fisiche e psicologiche alle sue vittime», continuano i deputati.

I deputati fanno notare che la pratica è utilizzata in oltre 69 paesi in tutto il mondo. Tra questi ci sono anche Stati membri dell’Unione Europea: è stato infatti segnalato l’uso di farmaci in Francia, della psicoterapia in Austria, Italia e Polonia, e persino rituali simili all’esorcismo in Francia e Spagna. Di recente, poi, la conferenza dei vescovi polacchi ha proposto l’attivazione di “campi di conversione” per le persone LGBT. 

«Questo documento è l’ultima di una serie di prese di posizione anti-LGBT che affliggono la Polonia dal 2019. Inoltre è in chiara violazione dei valori dell'UE, della Carta europea dei diritti fondamentali e del principio di non discriminazione», hanno aggiunto i deputati. 

Il Parlamento ha adottato lo scorso anno una relazione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’UE nel 2017 in cui, tra l'altro, ha condannato la promozione e la pratica delle “terapie di conversione” invitando gli Stati membri a vietarle esplicitamente. 

Tuttavia, attualmente, solo la Germania, Malta e alcune regioni della Spagna hanno vietato queste pratiche, mentre altri Stati membri hanno annunciato la voltano di farlo. Dal momento che molti Stati membri non stanno prendendo in considerazione l’adozione di queste iniziative legislative i parlamentari sollecitano dunque la Commissione Europea a legiferare in materia.